Medal of Honor

Un ritorno in grande stile.

La stagione 2010-2011 degli FPS bellici viene ufficialmente aperta da Electronic Arts con il ritorno di una saga storica, quel Medal of Honor che per tanti anni è stato uno dei maggiori esponenti del genere, e che finalmente torna sul campo di battaglia dopo un'assenza durata davvero troppo tempo.

Rilanciare una serie tanto famosa dopo un buon numero di delusioni più o meno cocenti non è certo facile, soprattutto considerando la leadership indiscussa ottenuta con anni di successi da Activision attraverso i vari episodi di Call of Duty. A questo si va ad aggiungere la concorrenza diretta della saga di Battlefield, prodotto dalla stessa Electronic Arts a realizzato dai ragazzi di DICE, impegnati anche su questo Medal of Honor.

In un panorama tanto sovraffollato, anche un grande nome del passato deve necessariamente mostrare i muscoli per spingere i giocatori a dargli fiducia, e fortunatamente Medal of Honor ha saputo rivelarsi all'altezza delle aspettative sotto quasi ogni punto di vista.

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Presentato seguendo una linea di marketing fortemente incentrata sul realismo e sulla qualità dell'esperienza single player, il lavoro di squadra di DICE e di Danger Close si rivela davvero interessante sotto diversi aspetti. Come molti di voi ormai sapranno, ci troviamo di fronte a un titolo caratterizzato da due elementi ben distinti, realizzati da team dedicati che hanno potuto, in questo modo, concentrarsi unicamente su una parte ben definita del lavoro.

A differenza di quanto accade con molti altri giochi, quindi, in Medal of Honor il single player e il multiplayer non si pestano i piedi a vicenda, e l'uno non ha tolto tempo allo sviluppo dell'altro.

Ma andiamo con ordine iniziando a parlare della modalità campagna, che pur rivelandosi un po' breve (all'incirca otto ore a livello di difficoltà più elevato), è in grado di offrire alcuni momenti davvero eccezionali, facendo sentire il giocatore veramente parte di un gruppo di militari impegnato in missioni cruciali.

Anche se nessuna delle situazioni proposte dai ragazzi di Danger Close riesce a raggiungere l'intensità dell'indimenticabile missione dei cecchini del primo Moder Warfare (il mio personalissimo termine di paragone, quando si tratta di esaminare il single player degli FPS bellici), il lavoro d'insieme fatto con la campagna di Medal of Honor è di altissimo livello.

Le scene che arricchiscono la bella trama sono perfettamente unite fra loro, tanto che passare da un personaggio all'altro, attraverso le singole missioni, appare naturale come potrebbe accadere in un film d'azione particolarmente riuscito. La qualità delle scelte di regia è sempre altissima, così come la stesura dei dialoghi e la caratterizzazione dei vari militari coinvolti nelle vicende narrate.

A differenza di quanto accade con gli altri FPS in circolazione, giocando la campagna di Medal of Honor capita spesso di sentirsi parte di una vera squadra, piuttosto che l'eroe solitario capace di sbaragliare da solo ogni resistenza nemica. Probabilmente è proprio l'efficienza dei compagni di squadra ad abbassare il livello di difficoltà, ma se la sfida è stata sacrificata in favore di un'esperienza più coinvolgente e realistica, posso dire di apprezzare la scelta dei programmatori.

Il trailer di lancio di Medal of Honor.

Con questo discorso non voglio certo dire che Medal of Honor sia un gioco semplice (a livello difficile è comunque necessario un po' di impegno, in particolar modo per superare determinate sequenze), ma di certo non dovete aspettarvi la follia di alcune scene di Call of Duty a difficoltà veterano.

L'efficacia dei compagni di squadra si rivela stupefacente in più di un'occasione, e spesso vi capiterà di muovervi da una copertura all'altra senza essere colpiti, proprio grazie a un massiccio fuoco di soppressione alleato.

A proposito del fuoco di soppressione, per la prima volta in un gioco di guerra vi troverete a vestire i panni di un ranger armato di mitragliatrice pesante a cui, giustamente, verrà richiesta una copertura massiccia da parte del resto del team, impegnato in una difficile manovra di aggiramento.

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