Marvel vs. Capcom 3: Fate of Two Worlds

Davvero splendido, ma...

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A più di dieci anni di distanza da Marvel Vs Capcom 2, è finalmente possibile assistere al ritorno di una delle alleanze più pirotecniche e spettacolari del mondo, in cui personaggi provenienti dai videogiochi si alleano (o si scontrano) con i paladini dei fumetti americani, con risultati a dir poco spettacolari.

Di Marvel Vs Capcom 3 abbiamo già parlato in diverse occasioni, ora concentrandoci sui personaggi annunciati, ora sul sistema di combattimento, ma fino a questo momento non avevamo avuto la possibilità di esprimerci su una serie di elementi fondamentali per la riuscita di un gioco di combattimento.

Vista l'esperienza di Capcom in questo genere di titoli, era scontato pensare che in questa nuova fatica, caratterizzata oltretutto da un valore di produzione incredibilmente elevato, la casa di Osaka avrebbe inserito tutti gli elementi necessari a trasformare un picchiaduro in un successo planetario, ma inspiegabilmente le cose non sono andate proprio come ci saremmo aspettati.

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Tecnicamente parlando Marvel Vs Capcom 3 è una bomba atomica. Nonostante i protagonisti non siano più disegnati a mano, grazie alle capacità tecniche dell'MT Framework i programmatori sono stati in grado di arricchire i modelli poligonali con shader di primissima qualità, perfetti per simulare un effetto fumettistico davvero impeccabile.

Certo, tra i personaggi e le ambientazioni c'è un po' di stacco, ma comunque l'impatto generale è meraviglioso.

A questo si aggiunge una quantità imbarazzante di effetti speciali di ogni genere, capaci di friggere le pupille dei giocatori e, soprattutto, di rappresentare alla perfezione la spettacolarità delle tecniche speciali di ogni lottatore. Considerando poi che le animazioni di ogni singolo membro del cast si distinguono per una cura maniacale, visivamente parlando non ci possiamo certo lamentare.

A non convincere pienamente in questo nuovo Marvel è però il gameplay, che nel tentativo di soddisfare il maggior numero di categorie di giocatori, inevitabilmente finisce col presentare più di un problema.

Esattamente come accadeva in Tatsunoko vs Capcom, anche in questo nuovo crossover il sistema di combattimento è stato pensato per permettere sia ai giocatori alle prime armi sia ai veterani del quarto di giro + pugno di trovare la propria dimensione all'interno del gioco.

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Utilizzando a dovere l'X-Factor e parando al momento giusto, lo scontro finale con Galactus si rivela un gioco da ragazzi.

Non a caso, a prescindere dal grado di abilità dell'utente, le prime partite a Marvel Vs Capcom 3 si rivelano a dir poco incredibili, pompando fiumi di adrenalina nel sistema circolatorio e facendo brillare gli occhi di gioia genuina.

Dopo essersi abituati allo spettacolo grafico e aver preso dimestichezza con tutte le possibilità offerte dal titolo, tuttavia, l'emozione tende a scemare rapidamente, permettendo così di rendersi conto di alcuni problemi che limitano principalmente l'esperienza dei giocatori più esperti.

In qualsiasi picchiaduro la chiave per migliorare il proprio stile di gioco è la pratica, che spesso viene portata avanti attraverso apposite modalità di training inserite dai programmatori per permettere di sperimentare nuove strategie e, soprattutto, di perfezionare il tempismo con cui eseguire le combo con cui vincere le partite.

Nel corso degli anni Capcom ha raffinato moltissimo il Training Mode, inserendo elementi particolarmente apprezzati dai fan come la capacità di registrare una serie di comandi da far replicare al dummy controllato dalla CPU. Questa utile opzione non è presente in Marvel Vs Capcom 3, limitando di fatto le possibilità di sperimentazione dei giocatori più arditi.

L'intro di Marvel vs. Capcom 3.

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