Shogun 2: Total War

Clan, diplomazia e assedi alla corte dello shogun.

L'onore è un concetto che mal si adatta al contesto odierno: quelli che una volta erano gli accordi sulla parola ora sono semplice carta straccia e l'infierire su un nemico in difficoltà è la prassi per chi vuole sopravvivere.

Per fortuna, in un contesto così disarmante capita che siano i tanto bistrattati videogiochi a proporci epoche e stili di vita alternativi, portandoci in epoche dove l'onore era più importante anche della vita stessa e dove forse l'avversario era qualcuno da rispettare più che da denigrare.

Tralasciando queste considerazioni che trovano purtroppo fondamento anche nell'attuale contesto nazionale, credo sia giusto dare il meritato spazio al vero protagonista di questa recensione, relegando eventuali riflessioni ad altre sedi.

Ambientato nell'epoca Sengoku a partire dall'anno 1545 , il ritorno alle atmosfere nipponiche per la storica serie di Total War è in realtà, per la gioia dei fan di lungo corso, un vero e proprio viaggio alle origini, sia sul fronte bellico che di gameplay.

Bellico perché finalmente viene abbandonata (o perlomeno notevolmente ridotta) l'importanza della polvere da sparo nell'economia dei conflitti, lasciando un maggior spazio ai combattimenti corpo a corpo.

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Il colpo d'occhio nel campo di battaglia è qualcosa capace di togliere il fiato.

Di gameplay perché alcune semplificazioni che avevano trovato posto negli ultimi capitoli hanno lasciato spazio a una maggior cura della fase diplomatica e militare così come in quella della gestione delle risorse economiche, permettendo ai futuri shogun di poter concentrare la loro attenzione su aspetti più "centrali".

Insomma, se cercavate un motivo qualsiasi per non allungare la vostra mano tremante sul portafoglio e procedere all'acquisto di Shogun II, temo che dovrete ricredervi con buona pace di vita sociale e risparmi in banca.

Come oramai prassi, il gioco si divide in due grandi aree, quella dedicata al singolo giocatore e quella legata al multiplayer e, dopo diverse ore di prova, la prima buona notizia è che ancora più del passato entrambe propongono con forza la loro ragion d'essere, grazie a tutta una serie di piccoli, grandi accorgimenti capaci di rendere ogni aspetto del gioco particolarmente godibile.

Partiamo quindi dal fronte del single player, realtà dove credo la maggior parte dei samurai virtuali incrocerà le proprie lame, per poi descrivere in seconda battuta ciò che la rete può offrire.

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Rompere le linee nemiche con la cavalleria può girare le sorti di uno scontro.

Il giapponese solitario avrà dalla sua due grandi opzioni, trascurando il tutorial già oggetto dell'anteprima: la campagna principale e la riproposizione di alcune battaglie storiche, oltre che la possibilità di generarne di causali impostando la solita sequela di parametri.

La campagna principale prevede, al di là del livello di difficoltà liberamente modificabile, di poter scegliere la lunghezza dello scenario: per intenderci, se sarà sufficiente conquistare 25 province nella campagna breve, dovrete arrivare a 40 in quella lunga e a 60 in quella denominata "Dominio del mondo".

Ovviamente a fronte di un aumento della durata della campagna, aumenteranno proporzionalmente anche le variabili in campo, fermo restando che la chiusura dei giochi dovrà forzatamente avvenire entro il 1600, lasciando così al giocatore esattamente 55 anni per raggiungere il proprio obiettivo (salvo la campagna breve che si interromperò nel 1575).

Lo scopo ultimo della vostra epopea bellica sarà quindi, com'è facile immaginare, prendere possesso dello shogunato, titolo che veniva dato al signore dei clan del Giappone, reggente di uno stato dove l'imperatore era ridotto più a figura di controno che a vera guida politica.

Il filmato di apertura di Shogun 2: Total War.

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