LEGO Pirati dei Caraibi

La maledizione del mattoncino fantasma.

Sinceramente non ricordo se sia mai passato un periodo così breve tra l'uscita di due giochi della serie LEGO. Comunque sia, a distanza di circa un mese e mezzo dalla recensione di Star Wars III: The Clone War, eccomi proiettato dalle profondità dello spazio a quelle dell'oceano, a bordo di una nave pirata, quella di Jack Sparrow... pardon, Capitan Jack Sparrow.

Il gioco in questione ripercorre l'intera saga cinematografica, che prosegue dunque con il quarto capitolo, i Pirati dei Caraibi: Oltre i Confini del Mare. Come al solito per tutta la durata del gioco non si trova traccia di dialoghi parlati e sottotitoli, ma le espressioni dei protagonisti e alcune trovate narrative decisamente buffe non ne fanno sentire assolutamente la mancanza... e poi, in fondo, chi vorrebbe dei LEGO parlanti?

Il gameplay rimane per il 95% quello solito, ma vanno fatte notare (con sommo piacere) alcune differenze che lo rendono ancora più divertente. Per prima cosa la necessità di utilizzare determinati personaggi in particolari fasi del gioco è ancora più marcata rispetto al passato, il che però non contrasta la consueta immediatezza a cui questa serie ci ha abituati.

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Anche in un Jack Sparrow fatto di mattoncini, gli sviluppatori sono riusciti a ricreare le mosse tipiche di Johnny Depp.

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Gli elementi di contorno tipici della serie sono rimasti intatti ma questo capitolo è graficamente superiore ai precedenti.

Il numero di protagonisti realmente diversi tra loro è naturalmente molto inferiore a quello della loro totalità. Siamo intorno alla dozzina rispetto alle decine di "pupazzetti" tra cui è possibile scegliere, molti dei quali sono semplici cloni degli archetipi principali.

In seconda battuta va fatto notare un incremento nella difficoltà di alcuni enigmi, che per quanto riguarda il sottoscritto (in un solo caso) ha addirittura messo sfiorato la frustrazione. Mediamente siamo comunque ben distanti da situazioni "spacca-cervella" e quasi sempre i puzzle richiedono unicamente la manipolazione di oggetti, ma rispetto alle banalità a cui ci siamo trovati di fronte nei giochi precedenti la differenza è abbastanza sensibile.

La longevità è garantita sia dal numero di livelli disponibili che dalla possibilità di ripercorrerli nuovamente con personaggi a piacere che consentono di raggiungere zone precedentemente inaccessibili, spesso depositarie di segreti e oggetti collezionabili... ma queste sono caratteristiche ormai ben note a chi ha giocato almeno uno dei titoli precedenti di questa lunga serie.

Graficamente parlando i progressi fatti con l'ultimo LEGO Star Wars sono ancora più evidenti in questo capitolo. In alcune fasi del gioco la necessità di proporre atmosfere più lugubri e tetre ha costretto gli sviluppatori a virare un po' di più verso il "realistico" (e sottolineo il "virgolettato"), ma in generale lo stile è sempre il solito anche se si nota un deciso progresso per quanto riguarda la qualità degli effetti, soprattutto quelli del fuoco e dell'acqua.

Il trailer di lancio.

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