Alice Madness Returns

Il Manicomio delle Meraviglie.

Sono sempre stato un discreto fan di Alice nel Paese delle Meraviglie. Ho sempre pensato che fosse una delle favole più intriganti e meno consuete che si potessero raccontare a un bambino. In un certo senso ha dei risvolti horror, che sono stati evidenziati ancora di più dalla versione cinematografica di Tim Burton (comunque deludente per il sottoscritto) e ancora prima da un certo American McGee, che ne realizzò una versione videoludica per PC all'incirca 10 anni fa.

Il buon McGee ebbe la geniale intuizione di prendere tutto quello che si era visto nell'omonimo film Disney, dandogli una connotazione estremamente dark. La protagonista non aveva più un viso angelico e i capelli biondi ma sembrava uscita da un concerto dei Cure, con tanto di pallore in viso e corpo a dir poco filiforme.

Il Paese delle Meraviglie, in quel caso, non era più visto come un luogo di fiaba ma come un mondo pieno di pericoli, trabocchetti e creature insidiose. La trappola più grande era però rappresentata dalla psiche stessa di Alice, diventata una sorta di paziente da manicomio in libera uscita.

In questo sequel la piccola è cresciuta ma sembra ancora più inguaiata di prima. I suoi demoni personali sono tutt'altro che spariti e le allucinazioni sono addirittura peggiorate. La poverina non deve aver avuto un'infanzia troppo felice, come s'intuisce dalla prima ora di gioco, e a quanto pare anche la sua maturità non sembra destinata ad essere più "leggera".

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Nel mondo di Alice neanche i combattimenti sono normali. A un canonico coltellaccio può essere alternato un macina-pepe.

Dopo un prologo che spiega qualche antefatto e funge da ponte di collegamento tra i due giochi, Madness Returns ci precipita subito nel Paese delle Meraviglie per un primo livello che consiste in una specie di tutorial. Se avete giocato almeno un action-platform degli ultimi 10 anni, vi accorgerete che dal punto di vista dei controlli e delle meccaniche non ci saranno grandi sorprese.

Nel corso dell'avventura la povera Alice andrà più di una volta avanti e indietro dalla realtà (ambientata in una lugubre Londra dell'epoca vittoriana che nasconde pezzi del suo passato da rimettere insieme come in un puzzle), al sogno (ovvero il luogo dove deve cercare di risolvere i suoi problemi). Con il procedere del tempo però, vi sarà sempre più difficile capire quale delle due situazioni sia più triste e folle.

Oltre alla follia insita nella protagonista, il ritorno a Wonderland di Alice è causato dall'arrivo di una nuova minaccia, un treno infernale che promette di spazzare via sia il Paese delle Meraviglie sia la mente stessa della giovane. Ma si tratta di un altro sogno o c'è qualcosa in più?

Atmosfere dark e fantasie malate a parte, per certi versi Alice Madness Returns soffre di problemi simili a quelli che ho evidenziato nella recensione di Duke Nukem Forever. Il suo gameplay, infatti, non si è evoluto quasi per niente dal precedente capitolo. Ecco quindi che si incontrano meccaniche ben conosciute (per non dire abusate) come la necessità di eliminare tutti i nemici prima di proseguire, piattaforme che spariscono in sequenza, muri invisibili e via dicendo.

Il trailer di lancio.

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