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Resident Evil: The Mercenaries 3D

Il male ha cambiato residenza.

Il primo Resident Evil è stato il motivo per cui ho acquistato una PlayStation. Da allora tutti quelli che mi conoscono sanno quanto io abbia amato questa serie.

Sono arrivato al punto di giocarmi praticamente tutti i capitoli usciti finora (il primo addirittura 11 volte), compresi i Gun Survivor. Gli unici che ho tralasciato, per devastanti attacchi di nervi dovuti ai caricamenti, sono stati i due Outbreak, ma ho recuperato ri-acquistando un Game Boy Color solo per finire RE Gaiden.

Detto questo arriviamo al punto di oggi, ovvero lo sbarco di Biohazard su 3DS. Giuro sulla barba di Barry Burton che ho iniziato a giocare The Mercenaries 3D senza alcun preconcetto, infischiandomene di chi, fin dall’inizio, lo marchiava come una pura operazione commerciale fatta da Capcom per sfruttarne il marchio.

Purtroppo, dopo due giorni passati davanti al mio 3DS (ricaricato per ben 4 volte), mi devo arrendere all’evidenza: siamo di fronte a quello che in Resident Evil 4 era considerato un mini-gioco bonus, ma che qui rappresenta la modalità principale.

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In alcuni stage si devono affrontare dei boss, presi dagli ultimi due capitoli della saga.

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L'arco di Krauser è una delle armi più letali dell'intero gioco e ha munizioni infinite.

Per chi non avesse mai avuto a che fare con The Mercenaries faccio un breve re-cap: trattasi di un prodotto in cui non esiste una storia o un obiettivo finale, l’unica cosa che si deve fare è eliminare il maggior numero di nemici (in questo caso i letali Majini più alcune guest star dal quarto capitolo) entro un tempo limite, che può essere incrementato con appositi bonus, cercando ovviamente di rimanere vivi.

Fortunatamente alla scarna formula di gioco principale, Capcom ha aggiunto un minimo di polpa, senza la quale il gioco non avrebbe meritato neanche la luce degli scaffali. Tale polpa è rappresentata da una nutrita schiera di nuove mappe, personaggi e abilità che riescono in qualche modo ad allungare il brodo.

Detto in parole povere, questa modalità è la versione Arcade di Resident Evil, uno sparatutto puro e semplice nel quale alla fine si viene premiati con un semplice punteggio. I 20 stage sono ambientati nelle più famose “location” di RE4 e RE5 e inizialmente è possibile scegliere tra soli tre personaggi: Jill Valentine, Chris Redfield e Hunk (ve lo ricordate? Indossa ancora la sua maschera anti-gas), ognuno corredato di un personale inventario composto da tre armi e vari equipaggiamenti.

Nel corso dei livelli è ovviamente possibile recuperare altre armi sul campo, così come granate di vario genere e le famose piantine verdi. In questo caso però non c’è tempo per combinazioni tipo “rosso+verde”, dovrete accontentarvi di quello che passa la casa.

Il cast del gioco, dicevo, è destinato con il tempo ad allungarsi. Sono infatti parecchi i personaggi bonus (e i costumi) sbloccabili. Giocare nei panni di Claire, Barry, Krauser, Wesker o Rebecca cambia leggermente l’approccio che si deve avere nei vari stage, ma non abbastanza da considerarli del tutto diversi dai loro compagni precedenti. Forse solo i due “cattivoni” della lista meritano una menzione speciale per via della loro forza disumana e sproporzionata: l’arco di Krauser, ad esempio, ha munizioni infinite ed è devastante dal punto di vista dei danni.

Il trailer del gioco.

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