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NEOLUDICA – Art is a Game

La Biennale di Venezia diventa una sala giochi.

Secondo Duchamp, “L'arte è un gioco tra tutti gli uomini di tutte le epoche”, eppure il gioco, anzi il videogioco, fatica a trovare il suo spazio nella danza delle muse, soprattutto in Italia.

Ha quindi del miracoloso il fatto che il nostro passatempo preferito sia sbarcato addirittura alla Biennale di Venezia (no dico, la Biennale), con una mostra iniziata il primo di giugno che proseguirà fino al 27 Novembre di quest’anno.

Certo, il dibattito sul videogame come forma d'arte non è una novità, ma è la prima volta che i giochi sbarcano in laguna, di fronte al grande pubblico, a una manifestazione così importante che per certi versi anticipa la mostra che lo Smitshonian sta preparando per il prossimo anno.

NEOLUDICA – Art is a Game è un evento organizzato da E-Ludo Lab, Musea, Fabbrica Arte e Centro Candiani, ed è totalmente dedicato alla "game art", intesa non solo come semplice raccolta di screenshot particolarmente evocativi o di immagini ispirate ai titoli più famosi, ma come collezione di opere (il cui elenco è disponibile qui) che interpretano e rielaborano il gioco come arte vera e propria, staccandosi dai percorsi normalmente conosciuti.

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Un'opera dedicata ai 'mali' del videogiocare.

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Chi ha aperto una panetteria dentro Minecraft?

Scopo principale di questo evento è esplorare le possibili interazioni tra i videogame e le forme d'arte "propriamente riconosciute" e, sopratutto, capire come mai il mondo culturale sia così restio nel riconoscere ai videogiochi uno status artistico, e più in generale una sorta di "dignità" che li faccia uscire dall'immaginario collettivo che li vuole solo come passatempi per bambini o adulti poco cresciuti.

Per capire meglio le motivazioni, le difficoltà e le possibilità di un'iniziativa del genere, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Ambra Bonaiuto, presidente di E-Ludo Lab, e Debora Ferrari, critica d'arte e curatrice della mostra. Ovviamente, se avete avuto la possibilità di visitare la mostra ci farebbe molto piacere sapete cosa ne pensate…

Eurogamer: Cosa vi ha spinto a proporre questa mostra in un paese che non riesce a concepire i videogiochi in maniera "adulta"?

Ambra Bonaiuto: È proprio la situazione italiana che ci ha spinto a intraprendere questo cammino, con l’intento di innovare una visione che da troppo tempo si attiene sulla mediocrità. Sappiamo tutti in che condizione sia l’industria videoludica italiana rispetto a quella europea e mondiale, ma crediamo che il nostro progetto possa rappresentare l’inizio di un cambiamento. Siamo tra i primi ad affermare che il videogioco sia Arte, e quale vetrina migliore se non la Biennale di Venezia per promuovere e iniziare a diffondere questo concetto al resto del mondo?

Debora Ferrari: La passione per l'arte in un paese che è tra i più ricchi di arte al mondo e spesso fonte di ispirazione per gli scenari e i gameplay dei videogiochi, la voglia di far comprendere che videogiocando si fruisce arte contemporanea anche in forme classiche o particolari, la voglia di affermare la ricerca italiana di molti artisti partiti negli anni ‘90 e che oggi si stanno facendo conoscere molto bene all'estero, il desiderio di parlare al mondo dalla Biennale di Venezia, tuttora la manifestazione d'arte più famosa al mondo, anche per la presenza di tutti gli stati globali.

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