Spec Ops: The Line - review

Operazione a Dubai.

Troppo spesso l'immaturità del medium videoludico è confusa con la mancanza di coraggio da parte degli sviluppatori di portare a schermo scene adulte, tematiche scottanti o un certo tipo di violenza. In realtà la storia dei videogiochi è piena di "scene adulte", quello che ancora manca è forse la capacità di raccontare queste cose in maniera naturale, matura e consapevole.

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L'atmosfera di Spec Ops: The Line è sicuramente uno degli aspetti meglio riusciti del gioco.

Basti pensare alle goffe scene di sesso firmate Bioware, una delle software house maggiormente impegnate nel cercare di spingere oltre la narrazione, o i buchi di trama di Heavy Rain, uno degli ibridi più riusciti tra cinema e videogioco. In questo modo la guerra diventa semplicemente una carneficina nella quale il giocatore, implacabile macchina dispensa morte, procede in maniera spedita verso il nemico di turno, spazzando via qualsiasi cosa gli si pari davanti, umana, meccanica o aliena.

La necessità di sparare a tutto quello che si muove è imprescindibile per tenere incollati gli spettatori al pad, ma talvolta alcuni sviluppatori hanno provato a offrire un punto di vista differente di una delle "attività" umane più terribili, crude e malvagie: la guerra.

Il controverso Medal of Honor aveva provato, con alti e bassi, a metterci nei panni di soldati che non stanno esportando la democrazia in Medio Oriente, ma che stanno prendendo calci nei denti e cercano in ogni modo di portare a casa la pellaccia. Con Spec Ops: The Line, Yager prova a interpretare un possibile conflitto in Medio Oriente in maniera differente, cercando di mostrare le nefandezze della battaglia, che non fa sconti a soldati e civili.

Una tempesta di sabbia di straordinarie dimensioni ha improvvisamente sconvolto Dubai, la capitale di uno degli Emirati più ricchi di tutto il Medio Oriente. Il 33° Battaglione, di ritorno da Kabul, si offre di aiutare la popolazione a evacuare la città, ma dopo pochi giorni fa perdere completamente le sue tracce. La città di Dubai sembra dunque perduta, spazzata via da un'implacabile marea di sabbia e i soldati americani con essa, fino a quando qualche settimana dopo un misterioso messaggio di Konrad, l'ufficiale a capo del 33°, viene diffuso attraverso l'etere.

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Spesso vi troverete a prendere decisioni difficili, le cui conseguenze si ripercuoteranno sulla storia.

Walker, Lugo e Adams sono la piccola squadra di recupero che gli Stati Uniti hanno mandato sul luogo per scoprire quello che è successo e provare a salvare gli eventuali sopravvissuti. Ovviamente scopriremo che nulla è realmente come pensavamo e un continuo capovolgimento di fronte ci condurrà a portare a galla la verità, non sempre piacevole.

"Yager prova a interpretare un possibile conflitto in Medio Oriente in maniera differente, cercando di mostrare le nefandezze della battaglia, che non fa sconti a soldati e civili."

Durante la partita ci verrà, infatti, chiesto di prendere delle decisioni, ma spesso vedremo come nessuna di queste preveda un happy ending. Walker e la sua squadra saranno gettati nel mezzo di una follia che per certi versi potrebbe ricordare Apocalypse Now, ma in questo caso il nostro terzetto di soldati non fa nulla per evitare di contribuire fortemente a deteriorare ulteriormente la situazione.

La tensione dell'ambientazione, davvero riuscita ed evocativa, la durezza di alcune scelte, piuttosto crude e un ottimo utilizzo di alcune musiche per dare epicità alle battaglie si scontrano con un intreccio superficialmente godibile, ma che porterà i soldati a essere attaccati e ad attaccare apparentemente senza grandi motivazioni, a seguire e fidarsi di persone "solo perché non ci hanno sparato contro".

Non fosse per queste scelte piuttosto goffe e superficiali, il titolo 2K avrebbe potuto ritagliarsi uno spazio più rilevante all'interno del panorama attuale. Degne di nota la longevità in media con gli altri esponenti del genere, il gradevole comparto grafico che si fa forza su di un'ottima gestione delle luci, utilizzate per far sembrare bruciata dal sole qualsiasi ambientazione, e una meccanica di shooting piuttosto soddisfacente, con un buon feedback delle armi da fuoco e una discreta differenziazione tra i vari ferri.

Diamo un'occhiata al multiplayer di Spec Ops: The Line.

La possibilità di dare due diversi comandi ai propri compagni, attaccare o stordire, poteva dare anche un pizzico di tatticismo in più all'azione, nonostante spesso si senta la mancanza di un sistema di controllo più puntuale dei due comprimari.

La sensazione di avere tra le mani un prodotto "incompiuto" si ha un po' perché conosciamo il travagliato sviluppo del gioco, un po' perché ci sono alcuni elementi non particolarmente raffinati che danno l'idea di essere stati pensati in ottica più ambiziosa.

Per esempio lo sfruttamento della sabbia di Dubai come elemento cardine del gameplay è tanto spettacolare quanto limitato a pochi momenti scriptati, nei quali colpendo una specifica superficie creeremo delle gigantesche valanghe.

"Elemento poco riuscito è la gestione delle coperture, dinamiche ma non troppo, che non consentono di muoversi agilmente da un riparo al successivo"

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L'alternanza tra fasi appiedate ed altre su binari è piuttosto classica, ma nondimeno efficace per mantenere alto il ritmo.

Altro elemento poco riuscito è la gestione delle coperture, dinamiche ma non troppo, che non consentono di muoversi agilmente da un riparo al successivo, cosa ormai consolidata nei migliori sparatutto in terza persona di questa generazione di console.

Spiazza la rinuncia a una campagna in cooperativa, capace, senza dubbio, di elevare incredibilmente la qualità generale dell'esperienza. Questo per concentrarsi su un multiplayer competitivo piuttosto ben realizzato, grazie ad un discreto numero di mappe, sette, e a un buon sistema di crescita del proprio soldato virtuale. Impossibili da valutare, in quanto arriveranno sottoforma di DLC gratuito le missioni cooperative, ma il numero limitato di mappe, quattro, temiamo non sia sufficiente a stravolgere la valutazione del comparto multiplayer.

Sfortunatamente lo shooter Yager, da questo punto di vista, non riesce a offrire niente di nuovo rispetto alla concorrenza, proponendosi dunque come un titolo ben realizzato, ma che sul piano delle modalità, del ritmo e dell'esperienza globale non riesce a scalfire la scorza di un giocatore ormai abituato ai vari Gears of War o Uncharted, tanto per nominare i più famosi per ogni "fazione".

Venuti a patti con i limiti del gioco, Spec Ops: The Line riesce comunque a divertire, soprattutto coloro alla ricerca di un buon TPS con il quale passare questi mesi di calura estiva. La sfida offerta dal titolo Yager è, infatti, piuttosto buona e i compagni si muovono in maniera efficace sul campo di battaglia.

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Personaggi folli e deviati ricordano talvolta quelli di Apocalypse Now.

Anche i nemici sono aggressivi e provano costantemente ad aggirarvi. Peccato che qualche volta si blocchino, diventando facili prede per il nostro fucile. Il ritmo, oltretutto, non accenna mai a diminuire, alternando sparatorie a piedi, su binari o su postazione fissa: per essere un prodotto che cerca di leggere in maniera introspettiva le nefandezze della guerra dobbiamo dire come in Spec Ops: The Line non si passi molto tempo a chiacchierare.

Dal punto di vista tecnico possiamo sottolineare come l'Unreal Engine sia stato sfruttato per ottenere una buona fluidità e gestire un ispirato sistema d'illuminazione, ma porta in dote alcuni difetti, come il caricamento a rilento di diverse texture e una dimensione delle mappe piuttosto ridotta.

"L'Unreal Engine è stato sfruttato per ottenere una buona fluidità e gestire un ispirato sistema d'illuminazione, ma porta in dote alcuni difetti come il caricamento a rilento delle texture"

Ciononostante gli sviluppatori hanno cercato di spezzare questa linearità attraverso un discreto level design, che alterna fasi di scontri a corta distanza con altre a maggior respiro, con nemici posti sopra la nostra linea di tiro o nascosti sotto di noi.

Da sottolineare la completa localizzazione in italiano del gioco, sebbene quest'ultima a volte pecchi in sincronizzazione col labiale o manifesti alcuni errori nel livellamento delle varie tracce. L'unico vero difetto è rappresentato da un urlo stridulo di morte che si ripete troppo spesso per non essere notato e generare un indesiderato effetto comico a delle sparatorie che di divertente dovrebbero avere ben poco.

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Dubai è sorprendentemente uno dei setting più affascinanti e riusciti degli ultimi anni.

Per il resto, il prodotto gode di una buona colonna sonora, fatta di alcuni celebri pezzi utilizzati come sottofondo delle sparatorie più spettacolari. Immancabile il momento nel quale un elicottero, con tanto di musica classica a tutto volume, bersaglia di proiettili i protagonisti. Per la serie: "mi piace l'odore del napalm al mattino".

Il tentativo di Yager di interpretare un gioco di guerra in maniera meno superficiale è in parte riuscito, soprattutto grazie all'ottima fotografia e al coraggio di far fare al giocatore azioni piuttosto crude e di metterlo di fronte alle inevitabili conseguenze.

L'aver provato a ispirarsi a uno dei più carismatici e riusciti film di tutti i tempi, ovvero Apocalypse Now, da un lato premia gli sviluppatori con una trama affascinante che sborda sovente nelle psichedelia, dall'altra mette a nudo i limiti narrativi del videogioco, che costringe ad abbandonare atmosfere grevi e riflessive per mettere in mano al giocatore un mitra virtuale col quale falcidiare tutto ciò che gli si para di fronte.

Alcune imperfezioni del gameplay, una longevità alquanto limitata e un comparto multigiocatore piuttosto standardizzato non consentono a Spec Ops: The Line di emergere dalla massa ed essere consigliato non solo agli amanti degli sparatutto in terza persona.

7 / 10

Leggi la nostra guida al punteggio Spec Ops: The Line - review Luca Forte Operazione a Dubai. 2012-06-26T15:00:00+02:00 7 10

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