Hotline Miami - review

Sangue che scorre a pixel.

Eurogamer.it vi presenta Hotline Miami, uno dei titoli indipendenti più sanguinolenti, cattivi e pixellosi per PC! Che ne dite di una gita nella Miami degli anni '90 ?

I giochi a visuale top-down e il sottoscritto hanno da secoli una relazione complicata. Per carità, anche io come molti ho sprecato interi pomeriggi su Frogger, i primi due GTA o su altre piccole perle risalenti all'era NES, quali Zelda o Sensible Soccer. Tuttavia devo ammettere che la rigida visuale aerea non mi ha mai emozionato troppo e, nonostante le trentun primavere sul groppone, della sua progressiva scomparsa dal circuito mainstream non me ne è mai importato così tanto. Non fino ad oggi, almeno.

Dopo anni di telecamere isometriche, in prima o in terza persona, sono finalmente pronto a ricredermi e tutto questo per merito di un giochino indipendente di nemmeno 200 mega apparso soltanto da pochi giorni su Steam ma già capace di far breccia nel cuore di numerosi giocatori. Ognuno ha la propria chance di redimersi e la mia risponde al nome di Hotline Miami.

L'IP di casa Dennaton è il classico shooter tutto pixel a visuale aerea, una sorta di GTA pedestre con un insano e sadico gusto per l'omicidio e la brutalità. Mai come in questa occasione la frase "c'era una volta un tale" casca a fagiolo: che Hotline Miami sia un gioco atipico lo si capisce da subito, e la scelta di non fornire la minima informazione sul proprio eroe, dal background al nome, non è affatto casuale.

Sappiamo solo che un giovanotto dal passato turbolento una mattina si risveglia per trovare il proprio salotto occupato da tre loschi individui. Se il buon giorno si vede dal mattino, vi lascio immaginare cosa possa significare trovarsi casa occupata da dei ceffi con inquietanti maschere animalesche che parlano di cose apparentemente incomprensibili.

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'Sei morto, R per ricominciare': un messaggio a cui finirete per abituarvi in fretta.

Nemmeno il tempo di capire cosa stia succedendo ed ecco che, con un tocco da maestro, ci ritroviamo nel lontano 1989, giovani e spensierati con tanto di una DeLorean parcheggiata nel garage. I risvegli bruschi a quanto pare sono la norma in quel di Miami, e a guastare il nostro riposo questa volta ci pensa una simpatica segreteria telefonica, il non plus ultra tecnologico degli indomiti anni '90.

Preparatevi ad un platonico rapporto d'amore/odio con tale gingillo, visto che fungerà da hub per le missioni successive. Missioni che, ufficialmente, obbediscono a un pattern lessicale del tipo "va da qualche parte e fa qualcosa", ma che all'atto pratico si traducono in un più schietto "alza le chiappe, ammazza tutti e tornatene a casa il più discretamente possibile". Sì, perché il taciturno protagonista ad 8 bit è un cattivissimo sicario.

"Hotline Miami è una sorta di GTA pedestre con un insano e sadico gusto per l'omicidio e la brutalità"

Stupiti? L'effetto sorpresa è uno degli aspetti più riusciti di una sceneggiatura che fa dell'ermetico il proprio punto di forza. Tanto di cappello alla giovane Dennaton, dunque, che svela ogni retroscena a piccoli passi gettando nuove ombre per ogni mistero risolto. Si inizia e si procede per una manciata di livelli completamente all'oscuro di tutto, consci del solo fatto che, per tornare a riposare nell'appartamento, qualche individuo dovrà assaggiare la polvere.

I dettagli però arrivano, centellinati quasi con avarizia in un climax che, nelle ultime fasi di gioco, fa magicamente combaciare i pezzi e spiega il legame tra il nostro alter ego e la banda dell'allegra fattoria. Ma la strada per la conoscenza è lunga e sicuramente non lastricata di buone intenzioni, e lungi da noi rovinarvi la sorpresa finale.

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Nei primi livelli, i nemici saranno armati prevalentemente di mazze e coltelli e pattuglieranno zone più circoscritte. Non abbiate fretta, il peggio non tarderà ad arrivare.

La narrazione non è comunque l'unico pregio e rischia di passare in secondo piano se paragonata all'eccellente gameplay di Hotline Miami. Le meccaniche ludiche sono quanto di più semplice ed immediato si possa pensare: si entra in un edificio, si fa piazza pulita di qualsiasi essere senziente vi si trovi all'interno e si torna a casa a bordo della DeLorean, imbrattati di sangue come dei macellai sociopatici ma pienamente soddisfatti. C'è solo un aspetto da tenere bene a mente per svolgere al meglio il nostro lavoro: le armi bianche sono particolarmente "silenziose", e nessuno avrà da ridire nel caso in cui decidiate di usarle.

"La narrazione non è comunque l'unico pregio e rischia di passare in secondo piano se paragonata all'eccellente gameplay"

Pistole, fucili e mitragliatori d'altro canto sono più efficaci ma sfortunatamente hanno quel brutto vizio di generare un fracasso infernale. Ogniqualvolta finirete per sistemare qualcuno con un poco accomodante fucile a pallettoni, dunque, sappiate che gli amici del defunto verranno a cercarvi personalmente. E non certo per chiedere delucidazioni.

Vale la pena sottolineare che nell'universo di Hotline Miami vige una sola semplicissima regola, quel "one shot, one kill" che per i meno anglofoni significa "un solo colpo e di voi resterà a malapena il ricordo". Muoversi nelle varie stanze con oculatezza e un minimo di tatticismo è a dir poco essenziale, anche se nessuno vieterà mai di affidarsi all'improvvisazione: un'opzione che alle volte funziona ma che aumenta sensibilmente le possibilità di una prematura visita all'obitorio.

Parliamo di qualcosa come entrare in una stanza come dei razzi, fracassando la pesante porta sul grugno della guardia per poi stendere con una rapida combo di cazzotti gli altri due nemici. Se sarete abbastanza skillati, questo basterà ad eliminare l'incombenza avversaria; in caso contrario, fareste bene a sbrigarvi giustiziandoli uno per uno mentre si trovano ancora storditi al suolo.

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Questo il nostro risveglio in una soleggiata mattina di Miami: un salotto e tre misteriosi sconosciuti con maschere da animale in testa.

La condotta di gara viene valutata al termine del livello, coronato da una breve sequenza narrativa ambientata in un bar, pizzeria o videoteca del 1989 o, occasionalmente, nel nostro salotto popolato dagli amici in maschera. La valutazione ottenuta viene calcolata attraverso una serie parametri differenti, precisamente audacia, combo (uccisioni in serie garantiscono punteggi maggiori), tempo impiegato, flessibilità e mobilità.

"Prima di ciascun livello potremo decidere quale maschera indossare, sfruttando i vantaggi che da essa ne derivano"

Seppur questo insolito sistema di punteggio non venga minimamente spiegato nel corso dell'intero gioco, fareste meglio a metabolizzarlo rapidamente e a comportarvi al meglio nei vari scenari, visto che maggiore sarà il punteggio portato a casa, maggiore sarà la disponibilità di nuove armi.

Così come la potenza bellica, anche le maschere giocano un ruolo primario. Prima di ciascun livello potremo decidere quale mostruosità indossare, sfruttando i vantaggi che da essa ne derivano: la testa di cavallo, ad esempio, permette di uccidere quasi chiunque con una semplice sportellata, mentre quella di maiale rende visibili oggetti difficilmente scovabili. Più si procede nell'avventura, ottenendo punteggi significativi, più saranno le varianti in nostro possesso.

La curva di difficoltà non è molto gentile, dimostrandosi accondiscendente nei livelli iniziali per poi impennarsi velocemente. Le dimensioni di ogni scenario e il numero di avversari che lo pattugliano crescono dunque rapidamente, così come il numero di tentativi necessari per terminare la missione. Il restart dall'ultimo checkpoint è però al limite dell'istantaneo, e preserva una continuità di gioco invidiabile.

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Terminato ogni livello, verranno presentate delle brevi sezioni narrative, grazie alle quali apprendere ulteriori dettagli su questa criptica sceneggiatura.

Riconosciamo a Dennaton il merito di aver creato un gioco all'apparenza insormontabile ma che se affrontato col giusto tatticismo e un pizzico d'istinto si dimostra abbordabile ed avvincente senza mai frustrare il giocatore. Al contrario, rende ogni missione un'esperienza così eccitante ed avvincente da levare il fiato.

"Nonostante la compatibilità col pad Xbox 360, ci sentiamo di consigliare la classica accoppiata mouse/tastiera"

Dal lato dei controlli, nonostante la compatibilità col pad Xbox 360 ci sentiamo di consigliare la classica accoppiata mouse/tastiera, affidata come da tradizione al WASD per gli spostamenti e al mouse per le operazioni di mira.

La pressione di Shift unita al movimento di quest'ultimo permette di osservare zone al di fuori del campo visivo standard, una mossa utile per cogliere il piazzamento nemico ma allo stesso tempo estremamente rischiosa visto che ci trasforma in dei bersagli statici. Premendo la rotellina del mouse si effettua un lock su uno specifico obiettivo, facilitandoci nelle uccisioni a distanza; i tasti sinistro e destro, infine, ci permetteranno rispettivamente di sferrare l'attacco e di raccogliere/lanciare l'arma equipaggiata al momento.

Un comparto grafico che sprigiona 8 sanguinolenti bit da ogni pixel e che più vecchia scuola di così non si può, unito ad una colonna sonora techno-elettronica firmata nientemeno che da Jasper Byrne (creatore, come molti di voi sapranno, dell'eccelso Lone Survivor), capace di esaltare ogni maledettissimo passo della nostra opera di distruzione, rappresentano il biglietto da visita perfetto di un prodotto che, nella sua totale immediatezza e semplicità, si candida tra i migliori acquisti low-cost su PC.

Il trailer di lancio di Hotline Miami.

Hotline Miami è un titolo che ricorderete per molto tempo, nonostante un sistema di salvataggio che saltuariamente scorda i propri doveri (un paio di volte è capitato di uscire dal gioco per poi rientrare e scoprire tristemente di dover riaffrontare l'ultimo livello) e un'intelligenza artificiale alle volta un po' imprevedibile.

"Hotline Miami è un gioco avvincente come pochi, violento oltre ogni misura nella sua pixel-art"

Non posso nascondere che, nelle sei ore necessarie a raggiungere i credits, mi sono chiesto per quale motivo i miei avversari avessero un udito canino ogniqualvolta usassi un'arma da fuoco anche a distanze abissali ma non si accorgessero minimamente della fucilata di un "collega" lì a pochi passi. La cosa può tornar comoda nei livelli più complessi, qualora riusciate a schivare miracolosamente l'altrui attacco ma tranquilli, non capiterà spesso.

A parte tutto, stiamo parlando di un gioco avvincente come pochi, violento oltre ogni misura nella sua pixel-art, che richiede una volontà di ferro e una pazienza leggendaria quando si tratta di ripetere un medesimo livello decine di volte per colpa di un dannatissimo dobermann che sbuca come Usain Bolt da un corridoio, ma che allo stesso tempo regala enormi soddisfazioni nell'osservare i cadaveri sanguinanti dei nostri avventati nemici.

Aggiungeteci una narrazione così maledettamente intrigante da togliervi il sonno, un'accoppiata grafica/sonoro che celebra nel migliore dei modi l'epopea delle console 8 bit e, non ultimo, qualche sano ettolitro di sangue, e capirete da soli per quale motivo, al vostro posto, mi fionderei su Steam alla velocità di una DeLorean.

9 / 10

Leggi la nostra guida al punteggio Hotline Miami - review Alberto Destro Sangue che scorre a pixel. 2012-10-26T12:00:00+02:00 9 10

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