Amnesia: A Machine for Pigs - review

Le stanze cinesi fanno un po' meno paura.

Ambientato sessant'anni dopo gli orrori di The Dark Descent, A Machine for Pigs narra una storia completamente diversa, ma il cui scopo è lo stesso: spaventarvi a morte.

Lo so che non si dovrebbero inserire dettagli personali in una recensione, perché in fondo voi volete sapere com'è Amnesia: A Machine for Pigs e non la storia della mia vita, ma ci tengo a dirvi che sono la persona più facile da spaventare del mondo. Non ho alcuna fobia e riuscirei tranquillamente a farmi camminare un ragno addosso ma datemi qualche suono spaventoso, un ambiente lugubre con qualcosa che voglia uccidermi e io non capisco più niente.

Non mi sono ancora ripreso dal corridoio del primo Resident Evil, quello in cui entrano i cani dalla finestra e guardarmi giocare a titoli come Amnesia non è neppure divertente: è come vedere un cucciolo di cane sotto anfetamine spaventato dai fulmini.

Vi dico questo perché secondo alcuni Amnesia: A Machine for Pigs è poco spaventoso. Questo in parte è vero per motivi che scopriremo poi ma il mio parere è che resti comunque un titolo che difficilmente si possa giocare per più di una ventina di minuti senza sentire il bisogno di una pausa, di abbracciare i propri cari o di vedere la luce del sole, e che non dovrebbe essere giocato con le cuffie se c'è la probabilità che qualcuno richiami la vostra attenzione toccandovi una spalla.

Tutto inizia con un classico dell'horror: voci di bambini, bambini che si scoprono essere del protagonista, Oswald Mandus, un uomo (ovviamente) colpito da amnesia il cui ultimo ricordo è uno strano macchinario. Subito dopo, Oswald si sveglia nella sua scarsamente illuminata dimora durante la notte di capodanno che sancirà l'inizio del ventesimo secolo, con in testa le voci dei suoi figli che gli chiedono di trovarli e qualcosa nelle viscere della terra che aspetta pazientemente il suo arrivo per risvegliarsi. E lui cosa fa? Ovviamente si mette a esplorare corridoi bui, abitati da chissà che cosa, armato solo di una lanterna e qualche visione: che sarà mai!

2

Leve, pulsanti e simpatici sbuffi di vapore saranno gli unici spettatori di ciò che succederà quando vi addentrerete nei meandri della macchina.

Come il suo predecessore, A Machine for Pigs si basa sull'esplorazione di ambienti oscuri in cui risolvere piccoli enigmi, senza che vi sia alcuna possibilità di combattere i mostri, i quali sono particolarmente attratti dalla lanterna che avrete sempre con voi. Tutto ciò che potete fare è fuggire il più lontano possibile, alla cieca, mentre cercate di non farvi venire un infarto.

"A Machine for Pigs si basa sull'esplorazione di ambienti oscuri in cui risolvere piccoli enigmi, senza che vi sia alcuna possibilità di combattere i mostri"

La principale differenza sta in una sorta di, passatemi il termine, "casualizzazione" del gameplay operata dai Chinese Room, che hanno eliminato alcuni dei tratti distintivi che avevano fatto la fortuna di Amnesia.

Il primo a farne le spese è stato il sanity meter. Mandus può tranquillamente guardare in faccia gli orrori che gli si parano di fronte senza battere ciglio e passeggia nelle tenebre come se stesse andando a funghi. Questo, senza svelarvi niente, è in parte è giustificato dal suo background e dalla storia, basata maggiormente sul concetto di disumanizzazione dell'individuo nell'era della rivoluzione industriale che sul classico orrore senza nome che cerca di banchettare con la vostra carcassa, ma inevitabilmente finisce per togliere al gioco una delle caratteristiche più interessanti.

Spariscono anche l'indicatore della salute, l'inventario e la possibilità di raccogliere e combinare oggetti, ma rimane il collezionare una serie di note che fanno da commento alla storia, che permettono a Mandus di recuperare la propria memoria e a noi di capire cosa gli sta passando per la testa.

3

L'orrore a volte sta nei dettagli, se così vogliamo chiamare un piede che spunta da una pentola.

Questi cambiamenti hanno come risultato l'inevitabile impoverimento dei puzzle e, più in generale, dell'esplorazione. Tutto si risolve quasi sempre tirando una leva o posizionando al proprio posto un oggetto in giro per la stanza. Raramente il gioco vi porterà a dover esplorare l'ambiente intorno a voi, che difficilmente sarà qualcosa di più di un corridoio abilmente mascherato.

"Giocare a A Machine for Pigs è un'esperienza molto più lineare rispetto al suo predecessore"

Giocare a A Machine for Pigs è un'esperienza molto più lineare rispetto al suo predecessore, terrificante, angosciante e ben scritta, ma lineare. Anche sugli spaventi ci sarebbe qualcosa da dire. Nonostante la mia già citata ipersensibilità e un'atmosfera realmente fastidiosa costruita su urla, grugniti e sfarfallamenti della luce perfettamente posizionati, la sensazione di pericolo è stata decisamente inferiore rispetto al passato.

Ciò in parte è da imputare all'aspetto dei mostri, che per quanto brutti e aggressivi non sono certo spaventosi e determinati come i Gatherer di The Dark Descent. Non vi seguiranno con la stessa cieca determinazione, non sarete costretti a fuggire lontanissimi, bloccando ogni porta alle vostre spalle, e potrete tranquillamente guardare dove si trovano per evitarli. Anche se dover spegnere la luce per non farsi vedere vi porterà a passare molto tempo al buio, con solo i loro grugniti a farvi compagnia.

Attenzione però, questo non vuol dire che A Machine For Pigs sia una passeggiata di salute, è comunque un titolo in cui lo spavento e la tensione sono abbondantemente sopra la media, e che pur avendo sacrificato qualche componente importante sul piano del gioco, ha guadagnato dal punto di vista della narrazione.

Scendiamo nel mondo di Amnesia: A Machine For Pigs.

L'unico vero motivo che mi ha spinto farmi una passeggiata a braccetto con le mie paure è stato infatti il voler scoprire la storia di Mandus, cosa si nascondeva dietro le sue visioni, che fine avevano fatto i suoi figli e, soprattutto, capire cosa sarebbe successo attivando il macchinario.

Un'altra pecca è il motore grafico un po' vecchiotto. Ovvio che nessuno si aspettava il CryEngine e si può tranquillamente spaventare anche con la grafica a otto bit, però in alcuni frangenti la messa in scena e abbastanza misera e smorza un po' l'atmosfera.

In conclusione, Amnesia: A Machine for Pigs sa come spaventarvi ma la voglia di spingere più sul lato narrativo e dell'esperienza fine a sé stessa ha portato i Chinese Room a disfarsi di componenti che davano quel tocco in più. Il risultato è un gioco con una buona storia ma impoverito nel gameplay e nella componente esplorativa, più un tunnel degli orrori del luna park che una vera esperienza terrificante.

7 / 10

Leggi la nostra guida al punteggio Amnesia: A Machine for Pigs - review Lorenzo Fantoni Le stanze cinesi fanno un po' meno paura. 2013-10-03T16:30:00+02:00 7 10

Commenti (5)

I commenti ora sono chiusi. Grazie per avere partecipato!

  • Caricamento...