Broken Age: Act 1 - review

Tim Schafer torna con un'avventura vecchio stile... ma non troppo.

Tim Schafer torna sulla scena delle avventure grafiche dopo 16 anni con Broken Age. Quali frutti saranno maturati da questa lunga attesa?

"Sono passati sedici anni dall'ultima avventura che ho realizzato". Basterebbe questa dichiarazione di Tim Schafer, rilasciata in occasione del lancio della prima parte di Broken Age ai backers, per mandare in fibrillazione gli amanti delle avventure punta-e-clicca.

Il titolo nato come Double Fine Adventure porta però sulle spalle molto altro, principalmente un successo su Kickstarter che ha fatto girare molte teste verso la piattaforma di crowdunding, soprattutto quelle di sviluppatori pieni di idee improponibili a un publisher. Anche se altri titoli finanziati nello stesso modo sono già arrivati sul mercato, come Shadowrun Returns o The Banner Saga in tempi più recenti, Broken Age è considerato da molti una cartina di tornasole della bontà effettiva del crowdfunding.

Come accade sempre più spesso, e il trend lascia pensare che questa possa diventare la norma, anche Double Fine ha faticato a prendere le misure di un sistema di lavoro tutto sommato nuovo e scevro da input e pressioni dei publisher. Schafer ha infatti candidamente ammesso di essersi fatto prendere la mano e aver realizzato qualcosa di più ambizioso della visione iniziale, trovandosi a corto di fondi e decidendo di rilasciare il gioco in due atti, divisi comunque con criterio e non semplicemente troncati.

Broken Age narra le avventure di due ragazzi di età simile, Vella Tartine e Shay Volta, appartenenti a mondi all'apparenza diversi e privi di connessione: Vella vive in un mondo privo di particolari tecnologie, Shay ha come casa nientemeno che un'astronave. Spendere anche solo poche parole sulla breve parte introduttiva dell'avventura di uno dei due rovinerebbe l'ottimo lavoro fatto per introdurre il giocatore nel mondo dei due ragazzi senza forzature o spiegazioni infilate a forza in bocca ai personaggi, quindi ci limiteremo allo stretto necessario.

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L'avventura di Vella è più vivace e colorata fin da subito rispetto a quella di Shay.

È sufficiente accennare che le cose non sono come sembrano per nessuno dei due ragazzi, che nel giorno del proprio compleanno si accingono a vivere una grande festa nel caso di Vella e a scegliere tra alcune pericolose missioni nello spazio per quanto riguarda Shay. Sul resto è meglio tacere, perché scoprire man mano la verità tramite l'ottima scrittura di Schafer e compagni dà una bella sensazione che vi lasciamo intatta.

"La narrazione è uno degli elementi migliori: garbata, mai esagerata né eccessivamente articolata"

È ovvio fin da subito, però, che i due protagonisti sono in qualche modo legati, ma i punti di contatto restano oscuri fino al termine di questo primo atto. Lungo l'avventura ci sono degli accenni che però non sono mai chiarissimi, e i contorni della questione sono destinati a essere tratteggiati in maniera più precisa nella seconda parte, che sarà disponibile nei prossimi mesi.

Diverso anche lo svolgimento delle relative avventure. Vella ha dinnanzi a sé un percorso più classico, costellato di molti personaggi con cui parlare e di scoperte. Shay è isolato nello spazio, e ha più a che fare con puzzle e logica. In qualsiasi momento è possibile passare dall'uno all'altro, funzione utile sia per variare che per svuotare un po' la mente in caso ci si ritrovi bloccati in particolare in una delle due quest.

La narrazione è uno degli elementi migliori dell'avventura. Garbata, mai esagerata o eccessivamente articolata, la sceneggiatura di Broken Age inizia e continua a raccontarsi naturalmente, calando il giocatore nei suoi due mondi assurdi ma comunque plausibili, pur nella loro natura surreale.

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Shay è praticamente l'unico essere vivente sulla sua astronave, e ha meno occasione di dialogare rispetto a Vella.

È facile intuire molti significati nascosti in quello che sembra un rito di passaggio per Vella e Shay e nel loro ruolo nel mondo, ma ciò che viene proposto sullo schermo scorre molto bene e in maniera talmente leggera da non risultare mai pretenzioso. Si ha insomma la sensazione di giocare una vera avventura e non una facciata per un messaggio che Schafer vuole propinare a tutti i costi.

"Molto, molto piacevole ma mai dirompente"

Broken Age si propone per dichiarazione stessa di Double Fine come un'avventura "vecchio stile", ma l'interfaccia è molto più semplice rispetto ai classici del genere. Tutti i verbi e le varie forme di interazione sono ridotti al semplice click sinistro del mouse. Cliccando su un oggetto nell'inventario si richiama la descrizione per bocca del personaggio, mentre per usare gli oggetti è sufficiente trascinarli verso l'elemento con cui si vuole interagire.

Il cursore è contestuale e cambia forma in pochi modi per indicare la possibilità di interazione e spostamento: quest'ultimo è facilitato dal fatto che un doppio click verso un'uscita permette di saltare l'animazione e ritrovarsi direttamente nella schermata successiva. Le aree di interazione sono decisamente grandi e subito individuabili, fattore che elimina l'antipatica caccia al pixel che caratterizza a tutt'oggi alcuni titoli del genere. Non si sente la mancanza di una funzione di aiuto che permetta di evidenziare i punti di interazione, compromesso non troppo esaltante a cui fanno purtroppo ricorso altri titoli.

I disegni e le animazioni realizzati a mano hanno un sapore unico, molto difficile da rendere tramite le immagini statiche ma indubbiamente efficace. Protagonisti e cast di contorno sono ben caratterizzati e appaiono naturali (almeno nel loro contesto) grazie all'ottimo doppiaggio che si avvale di nomi come Elijah Wood, Jennifer Hale e Jack Black, solo per citarne alcuni.

Broken Age: un trailer dedicato a Shay

Le linee di dialogo sono molte di più di quanto si possa pensare in apparenza: le reazioni di Vella e Shay variano spesso a seconda dell'interazione che si vuole provare, e non si limitano al generico "non funzionerebbe" che gli amanti del genere sono stati costretti a leggere fino alla nausea in anni di avventure.

"I disegni e le animazioni realizzati a mano hanno un sapore unico"

Tutti questi elementi sono amalgamati in una ricetta che ha un gusto molto, molto piacevole ma mai dirompente come quei classici con cui viene spontaneo confrontare l'ultima fatica di Double Fine. Broken Age è sicuramente riuscito come opera che racconta un'avventura, meno per quanto riguarda il farla vivere al giocatore.

Produzione artistica e narrazione sono di ottimo livello, ma a tratti si ha la sensazione che il gioco scorra via da sé senza impegnare più di tanto la materia grigia: personalmente mi sono trovato, negli ultimi mesi, di fronte a molte avventure che ho reputato facili, ma Broken Age batte tutti da questo punto di vista.

Gli enigmi sono talmente lineari da non richiedere la minima quantità di pensiero parallelo o creativo, e la soluzione mai troppo lontana da richiedere lunghissimi viaggi a ritroso. La possibilità di cambiare personaggio in qualsiasi momento è un'ottima sicura per impedire che la frustrazione prenda il sopravvento, ma non ci sono veramente enigmi che obblighino a lambiccarsi il cervello più di tanto.

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Lo stile grafico è particolare e molto apprezzabile. Il cursore contestuale e l'inventario richiamabile non risultano mai ingombranti su schermo.

Il risultato, è bene specificarlo, è un gioco che a tratti sembra un cartone interattivo con tutte le conseguenze del caso, nel bene e nel male. Sicuramente la caccia al pixel minuscolo e gli enigmi innaturalmente astrusi al solo scopo di prolungare l'avventura sono un retaggio del passato di cui le avventure hanno faticato più del dovuto a liberarsi, di contro il giusto equilibrio non sembra ancora essere stato trovato e la maggiore enfasi che Broken Age su dialoghi e spostamenti rischia invece di trasformare il giocatore troppo spesso in spettatore.

Il ritorno di Tim Schafer sulla scena è quindi incoraggiante, ma anche abbastanza lontano dai canoni dell'avventura a cui viene naturale associare il game designer. Il secondo atto e le future produzioni che speriamo di vedere da Double Fine hanno il potenziale per essere ulteriori passi su un sentiero che sembra valere la pena di esplorare.

Per quanto riguarda il presente, come detto il primo atto di Broken Age non risulta troncato innaturalmente: Schafer ha sapientemente fatto chiudere l'avventura in un crescendo valido che riesce contemporaneamente a dare risposte, aggiungere domande, spiazzare e alimentare il desiderio di vedere cosa accadrà.

Allo stesso tempo, ciò non toglie che Broken Age sia eccessivamente facile e spoglio di enigmi impegnativi, due fattori che contribuiscono anche a rendere corto questo primo atto. Fate bene i conti con il vostro desiderio di cimentarvi in un'avventura così particolare prima dell'acquisto, perché per 22,99 euro (fino al 28 potrete godere del 10% di sconto per il preordine) avrete tra le mani 3 o 4 ore di gioco che, per quanto piacevole e destinato a essere ampliato senza costi aggiuntivi dal secondo atto, potrebbe mancare per ora di soddisfarvi in pieno.

7 / 10

Leggi la nostra guida al punteggio Broken Age: Act 1 - review Emiliano Baglioni Tim Schafer torna con un'avventura vecchio stile... ma non troppo. 2014-01-16T10:12:00+01:00 7 10

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