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Shovel Knight e i bei tempi che furono - review

Un viaggio nel tempo armati di vanga.

Un gioco nuovo realizzato come si faceva vent'anni fa. Paradosso, provocazione o più semplicemente una buona idea?

Chiunque abbia un PC e un account di Steam (cioè praticamente chiunque giochi con un PC) si sarà ben accorto che il retrogaming e l'estetica retro in generale ormai sono ampiamente entrati nel linguaggio usato dai giochi contemporanei.

Ormai non passa settimana senza che appaia un nuovo titolo che rimandi amorevolmente ai "bei vecchi tempi" (che erano belli per davvero, beninteso) sfoggiando una grafica particolarmente pixellosa e un po' di chiptune per la maggior parte innestati su un gioco moderno. Questo però nega un po' la filosofia stessa del retrogaming: non recuperiamo giochi vecchi di vent'anni semplicemente per indulgere nella nostalgia ma anche perché alcuni di loro erano effettivamente molto belli (e lo sono ancora oggi).

Insomma, l'approccio che va per la maggiore è una specie di recupero retro un po' superficiale. Allora, perché non realizzare un "nuovo gioco vecchio" per intero? Questa è la domanda che si dev'essere posto il team di Yacht Club Games, che nel 2013 ha lanciato una campagna Kickstarter di grande successo per dare vita a Shovel Knight, un platform game realizzato proprio come se fosse un titolo della prima metà degli anni '90.

Lo scenario contrappone lo Shovel Knight del titolo, un cavaliere armato di vanga, al malefico Order of No Quarter, un gruppo di cavalieri malvagi al servizio di una ancor più malvagia strega. I cattivi stanno imperversando in tutto il reame (non chiedete quale, è un reame!) e la compagna di sempre di Shovel Knight, Shield Knight, è caduta in battaglia e non se ne sa più nulla.

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Un bel colpo di vanga piazzato tra capo e collo risolve tutti i problemi! A meno che il collo non sia il vostro.

Per la maggior parte del gioco rimane assente, limitandosi ad apparire in alcune bellissime sequenze oniriche in cui il nostro eroe è costantemente impegnato a salvarla. Così Shovel Knight, dopo aver passato settimane a rodersi e a mugugnare, decide di impugnare la sua fida vanga e di passare all'azione.

"Shovel Knight segue da vicino lo schema dei vecchi Mega Man"

Giusto per dare un punto di riferimento, Shovel Knight segue da vicino lo schema dei vecchi Mega Man. Il gioco è grossomodo un platform in cui dobbiamo affrontare livelli a scorrimento talvolta orizzontale e altre volte verticali che rappresentano in maniera deliziosamente classica tutti gli stereotipi del genere: la foresta, il livello con la lava, quello ghiacciato, la nave volante e via dicendo.

A guardia di ognuno di questi troveremo un cavaliere rigorosamente "a tema": evidentemente l'Order of No Quarter ha il gusto della messinscena, per cui ciascuno di loro prende tecniche e aspetto dallo scenario che presiede.

Per eliminare i membri dell'ordine e anche per poterli raggiungere potremo fare affidamento principalmente su due strumenti: la vanga di Shovel Knight e soprattutto la nostra destrezza.

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La mappa di Shovel Knight cita apertamente quella vista in Super Mario Bros 3.

La prima potremo sapientemente darla in faccia ai nemici che ci si pareranno davanti in due modi diversi, sferrando un colpo orizzontale a brevissimo raggio o piombando dal cielo, oppure piantandola in testa a chi se lo merita.

"Il gioco di per sé è abbastanza impegnativo ma può essere reso ancora più difficile dal giocatore stesso"

Occasionalmente la vanga può essere usata anche per aprire passaggi segreti, distruggere blocchi d'argilla, rompere le serrature di alcuni scrigni o spalare mucchietti di terra, sotto ai quali troveremo dei soldi.

La destrezza invece sarà necessaria perché oltre ai nemici piccoli e grandi avremo a che fare col repertorio completo degli ostacoli da platform, che si fa via via più impegnativo mano a mano che ci addentriamo nel gioco, pur senza toccare le vette (o piuttosto gli abissi) di Guacamelee, gioco che ha fatto scoprire tutta la mia spiritualità ai vicini di casa.

L'arsenale di Shovel Knight è inoltre integrato da una serie di oggetti magici dalle funzioni più disparate che forniscono diverse tecniche aggiuntive, dall'invulnerabilità temporanea allo scatto in volo, comprendendo anche la possibilità di pescare (immancabile, ormai).

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Oggi abbiamo le missioni di scorta e quelle in cui non dobbiamo farci vedere, ieri avevamo i livelli subacquei. I luoghi comuni sono la spina dorsale dei videogiochi.

Se questi sono elementi abbastanza classici, bisogna comunque ammettere che il team di Yacht Club Games si è davvero impegnato per inserire degli aspetti inediti. Per esempio il gioco di per sé è abbastanza impegnativo ma può essere reso ancora più difficile dal giocatore stesso.

"Morendo i nostri soldi si sparpaglieranno per la schermata e spariranno nel caso si muoia prima di averli recuperati"

I livelli sono inframmezzati da checkpoint dai quali si riparte normalmente ogni volta che si muore (ecco, almeno le vite limitate ce le hanno risparmiate) ma nel caso ci sentissimo particolarmente coraggiosi e ingordi potremmo distruggere il checkpoint in questione per ottenere una ricompensa in denaro.

Il suddetto denaro ha una funzione un po' ambigua in Shovel Knight: viene logicamente usato per acquistare potenziamenti e oggetti ma funge anche da sprone per i giocatori più abili. Morendo infatti Shovel Knight sparpaglia nella schermata una parte dei suoi risparmi, che possono essere recuperati tornando sul luogo del delitto. Nel caso si morisse prima di averli recuperati, i soldi sparsi precedentemente sparirebbero, sostituiti da quelli lasciati morendo di nuovo (similmente a quanto succede in Dark Souls, insomma).

In caso di morti ripetute ci si ritrova così ben presto senza soldi ma questo non è mai un problema visto che è sufficiente ripetere i livelli più facili per accumulare velocemente un gruzzolo sufficiente ad acquistare qualsiasi oggetto, cosa che rovina un po' il bilanciamento: i livelli sono impegnativi e alcuni passaggi sono davvero tosti ma avendo letteralmente le "vite infinite" si arriva sempre in fondo senza grossissimi problemi. Questo non è molto 'retro'!

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Shovel Knight alterna combattimenti impegnativi a momenti in cui l'abilità con salti e piattaforme viene messa a dura prova.

Inoltre, il bilanciamento delle varie abilità non è curatissimo: l'invulnerabilità temporanea salva fin troppe volte e l'attacco verticale è davvero troppo più efficace di quello orizzontale, col risultato che spesso i boss sono impegnativi solo finché non ci ricordiamo di saltargli ripetutamente in testa.

"Dal punto di vista grafico gli sviluppatori hanno scelto un aspetto a metà strada tra il NES e le piattaforme successive"

La realizzazione tecnica, invece, è davvero rigorosa. Dal punto di vista grafico, gli sviluppatori hanno scelto un aspetto a metà strada tra il NES e le piattaforme successive, con una palette fissa di 256 colori con cui hanno realizzato tutta la grafica.

Il prodotto finale è interessante, anche se in alcuni livelli il protagonista non spicca abbastanza contro il fondale e capita che la scena risulti un po' confusa. Inoltre, alcune parti non sono proprio riuscitissime (i villaggi e i personaggi che li popolano sono un po' un pastrocchio) ma è pur vero che il livello generale è elevato e ci sono delle scene di alto livello. Anche la cura con cui si è cercato di riprodurre gli stilemi dei giochi dell'era del NES è evidente, dall'animazione della selezione delle opzioni all'aspetto dell'interfaccia.

Mille pollici su invece per la colonna sonora, che entra nel cervello immediatamente e non ne esce più, realizzata in larga parte da Jake Kaufman, noto anche come Virt, con due brani scritti da Manami Matsumae, storica compositrice di grandi classici di Capcom (è l'autrice, tra le tante cose, delle musiche del primo Mega Man).

Il trailer di lancio di Shovel Knight.

Per finire, un'amichevole pacca sulla spalla anche a chi ha scritto i testi del gioco. Tutti i personaggi si producono in costanti giochi di parole, un vero fiume in piena di battute sceme che inevitabilmente finiscono per strappare una risata, non fosse altro che per l'intenzione.

In effetti Shovel Knight è un campione nel non prendersi troppo sul serio, rendendo l'intera esperienza estremamente piacevole. Tutti questi aspetti contribuiscono a sottolineare come questa sia una riuscita lettera d'amore nei confronti dei videogiochi "del tempo che fu", un titolo al tempo stesso divertito e divertente, impegnativo e capace di regalare delle belle soddisfazioni.

Vale la pena segnalare che in Europa è inizialmente disponibile solo la versione per PC: dietro l'angolo (manca ancora la luce verde di Nintendo Europe) ci attendono le versioni per Wii U e per 3DS, che dovrebbero contare su caratteristiche specifiche come integrazione capillare del MiiVerse per la prima e del 3D stereoscopico più StreetPass per la seconda. Nel caso, vi faremo sapere...

8 / 10

Shovel Knight e i bei tempi che furono - review Marco Auletta Un viaggio nel tempo armati di vanga. 2014-06-27T12:05:00+02:00 8 10

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