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Borderlands: The Pre-Sequel - review

Gearbox Software chiude la trilogia old-gen

Gearbox Software chiude la trilogia old-gen di Borderlands con un seguito ambientato tra il primo e il secondo capitolo. Tornare su Pandora (o meglio, sulla sua luna) sarà ancora un piacere?

Dopo le infinite polemiche che hanno seguito l'uscita di Aliens: Colonial Marines, il team Gearbox Software non è stato più lo stesso. I colpi incassati hanno in parte minato la sicurezza acquisita con il successo mondiale dei primi due Borderlands e la voglia di cambiare aria realizzando qualcosa di diverso si è materializzata con Battleborn, il nuovo progetto a cui Randy Pitchford e soci stanno lavorando.

Lo sviluppo di questo Pre-Sequel è stato così affidato a 2K Australia (BioShock 2, The Bureau: XCOM Declassified) con lo sviluppatore texano impegnato nel ruolo secondario di "consulente artistico". I due team hanno dunque deciso di comune accordo di non realizzare un seguito vero e proprio ma un prequel ambientato tra il primo e il secondo episodio.

Lo stile è rimasto sempre lo stesso e la ricetta è ancora gustosa ma qualche piccolo neo c'è. Andiamo con ordine: per prima cosa, non siamo più su Pandora ma sulla sua luna Elpis, un luogo diverso da quelli del pianeta che abbiamo imparato a conoscere. I protagonisti della vicenda sono sempre quattro, tre umani e il mitico Claptrap, tutti (quasi) inediti e tutti legati al famigerato Jack il Bello.

Ognuno di loro, come da tradizione, è caratterizzato da un potere differente, che spazia da uno scudo di energia capace di assorbire e riflettere i colpi alla possibilità di utilizzare droni da combattimento. La mia scelta iniziale è caduta sul logorroico e impertinente scatolotto robotico che tanto ci ha deliziato con i suoi insulti nei giochi precedenti. Il suo potere speciale è... beh, lo lascio scoprire a voi, non impiegherete tanto, ve lo assicuro.

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Athena (il primo personaggio a destra) è una sorta di Capitan America in gonnella. Il suo scudo la protegge e può rispedire al mittente i colpi.

Dopo aver fatto l'abitudine ad una prospettiva leggermente diversa dal solito (Claptrap è alto meno di un metro) ho dovuto fare i conti con un fattore ben più importante per il gameplay di Borderlands: The Pre-Sequel... la gravità! Tale coefficiente sposta l'equilibrio di gioco verso l'alto, invogliando il giocatore a sfruttare maggiormente attacchi verticali piuttosto che approcci orizzontali come avveniva nei titoli precedenti.

Ogni protagonista è provvisto di un Kit Oz che gli permette non solo di respirare ma anche di effettuare doppi salti e un attacco speciale che i più volgari potrebbero chiamare "culata". Trattasi in sostanza di una schiacciata con danno ad area che in alcuni momenti torna piuttosto utile. Tutte queste abilità però hanno un prezzo, che equivale al consumo di ossigeno.

Trovandovi su una luna, con atmosfera diversa, consumerete ossigeno e dovrete ricaricare di tanto in tanto il vostro kit di sopravvivenza. Tale novità aggiunge un pizzico di pepe tattico, anche se in alcuni casi costringe il giocatore alla ricerca di riserve del prezioso elemento, frammentando un po' il ritmo dell'esplorazione. Nulla di grave fortunatamente, anzi nel caso degli scontri con i nemici e i boss, difficilmente vi troverete a corto di fiato.

In alcuni casi, addirittura, scoprirete che la scarsità d'ossigeno tornerà a vostro vantaggio... fate saltare la maschera di uno Psycho con un headshot e aggiungerete danni a quelli già provocati dalla vostra arma, dovuti proprio alla mancanza di ossigeno. Poi ci sono anche le granate che risucchiano aria, ma le scoprirete dopo poche ore e diventeranno le vostre migliori amiche.

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Essendo ambientato tra i primi due capitoli incontrerete molte facce note, tra cui qualche vecchio Cacciatore della Cripta.

Purtroppo nel corso del test Borderlands: The Pre-Sequel ha mostrato qualche tentennamento sotto il profilo tecnico. Il gioco è mosso da una versione ottimizzata dell'engine su cui girava il suo predecessore, ma a giudicare da alcuni rallentamenti nelle fasi più concitate, da un aliasing spesso fin troppo marcato e dai soliti ritardi nel caricamento delle texture, di ottimizzato non c'è poi molto.

Tali incertezze in alcuni casi lasciano abbastanza perplessi visto che in generale i panorami del gioco sono meno rigogliosi e dettagliati che in passato. Deserti lunari e distese ghiacciate o vulcaniche non possono rivaleggiare con le ambientazioni "terrestri" di Borderlands 2 e nella maggior parte dei casi i diversi scenari si distinguono quasi esclusivamente per le variazioni cromatiche e qualche elemento secondario.

Il sonoro, invece, è ancora una volta inappuntabile. La soundtrack ricalca in gran parte lo stile dei precedenti capitoli, mentre il doppiaggio in Italiano risulta ancora una volta efficace e ben tradotto dalla controparte inglese. Fortunatamente, anche tutti gli altri elementi che hanno decretato il successo mondiale della serie sono rimasti intatti, a partire dal sistema di loot che consente di scegliere tra milioni (letteralmente) di armi. Quelle dei precedenti Borderlands sono ancora presenti, ma gli sviluppatori hanno voluto inserirne un nuovo tipo, le armi congelanti, il cui potere risulta piuttosto chiaro.

Altrettanto semplice da intuire è l'effetto che le nuove armi laser sono in grado di provocare su nemici umani e non... abbinate a questi uno qualsiasi degli elementi accennati finora e avrete di fronte l'arsenale più vasto e variegato che un gioco abbia mai avuto. Rispetto al passato vanno segnalate occasionali imprecisioni nel centramento dei bersagli, specie quelli più piccoli, forse dovute a hit-box non inappuntabili.

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Su Elpis troverete versioni alternative di Psycho, Skag e altri nemici noti, più alcune new entry... non tutte ispiratissime dal punto di vista del design.

Come in passato, invece, gli elementi GdR continuano a dare linfa vitale al gioco, anche se il bilanciamento dei personaggi non è ottimale. Sotto questo profilo Claptrap non offre la migliore esperienza possibile e inoltre, una volta vestiti i suoi panni si perde gran parte della carica umoristica che lo aveva caratterizzato come NPC di spicco dei primi due episodi.

Molto più interessanti risultano invece i personaggi di Wilhem e Athena, che i più puri fan della saga ricordano sicuramente come co-protagonisti in alcuni DLC di Borderlands 1 e 2. Una volta sviluppati a dovere i loro rami di abilità, questi spietati cacciatori garantiscono buone soddisfazioni sia in singolo che in co-op, anche se i livelli di perfezione raggiunti con Zer0 e Salvador in Borderlands 2 erano tutt'altra cosa.

Come nei titoli passati, ogni personaggio ha differenti rami di abilità, che consentono il potenziamento delle caratteristiche di base e l'acquisizione di poteri totalmente nuovi. Questi influiscono ma fino ad un certo punto nella differenziazione del cast, quindi quando vi troverete a dover scegliere il vostro protagonista optate per quello che vi piace di più a prescindere dal suo equipaggiamento iniziale.

Ovviamente il discorso cambia se si gioca in co-op, da sempre una delle colonne portanti del gameplay di Borderlands. In questo caso avventurarsi con personaggi diversi, dotati di poteri diversi, può dare vita ad esperienze ancora più gratificanti. Purtroppo sia che giochiate in singolo, piuttosto che con qualche amico, le missioni principali e secondarie da cui è composta l'avventura non sono sempre all'altezza della saga.

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Se vi state chiedendo quanto sia migliorata l'IA dei nemici in questo nuovo capitolo, la risposta è: praticamente zero!

In molti casi ci si ritrova semplicemente ad andare dal punto A al punto B per recuperare un oggetto o attivare un dispositivo, non prima però di aver tolto di mezzo tutta la resistenza presente sul posto. Solo in alcuni casi si scorge all'orizzonte il nobile e brillante lignaggio di questa serie. La trama di Borderlands: The Pre-Sequel, infatti, risente in negativo della collocazione temporale del gioco.

Jack il Bello non è ancora il bastardo conosciuto in Borderlands 2 e il senso di scoperta che aveva stupito nel primo capitolo è ormai solo un ricordo. Nonostante ciò non manca una discreta dose di citazioni più o meno evidenti e una spruzzata di umorismo, meno presente del solito... e soprattutto in questo l'assenza di Gearbox al timone si fa sentire.

La longevità storicamente molto elevata di Borderlands si conferma anche in questa terza uscita, che richiede un lasso di tempo vicino alle 20 ore per essere completata con una buona parte delle missioni secondarie. Va detto che a seconda del personaggio scelto alcuni passaggi (soprattutto gli scontri con i boss) del gioco possono risultare più o meno agevoli, ma in questo senso molto influisce anche la personalizzazione delle abilità di ogni protagonista e il fattore "C"... ovvero la fortuna che avete avuto nel trovare armi sufficientemente potenti.

Fatta eccezione per l'ambientazione anti-gravitazionale, Borderlands: The Pre-Sequel non propone novità vere e proprie, ma fornisce comunque ai fan ottimi motivi per amare nuovamente la serie. Piuttosto che un capitolo totalmente nuovo può essere visto come una piacevolissima variazione sul tema o, se preferite, come un enorme DLC, di quelli qualitativamente alti a cui Gearbox ci ha abituati.

Borderlands: The Pre-Sequel, ecco il trailer di lancio.

Se siete un neofita della serie vi sconsiglio di iniziare da questo capitolo. Nonostante la trama non sia propriamente da Oscar, infatti, perdereste molte sfumature sui personaggi principali e difficilmente riuscireste a capire alcuni riferimenti ai fatti accaduti in precedenza (Borderlands) o a quelli in arrivo nell'immediato futuro (Borderlands 2).

Se, infine, fin dall'inizio questa saga non vi ha divertito o se siete a caccia di qualcosa di rivoluzionario, il Pre-Sequel in questione non ha qualità tali da farvi cambiare idea. Per qualcosa di realmente diverso (se mai ci sarà) dovrete armarvi di pazienza sperando in uno sfolgorante esordio new-gen della saga.

7 / 10

Borderlands: The Pre-Sequel - review Daniele Cucchiarelli Gearbox Software chiude la trilogia old-gen 2014-10-15T10:18:00+02:00 7 10

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