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Grim Fandango Remastered - recensione

Un'edizione ridotta all'osso.

Double Fine cerca soldi facili riproponendo un grande classico di LucasArts. Vediamo insieme il risultato di questa operazione nostalgia.

Se la mia vita fosse un videogioco, vorrei che a raccontarla fosse Tim Schafer. Pochi come lui sono in grado di mescolare puzzle non convenzionali, umorismo surreale, situazioni fuori di testa e trasformarli in un titolo che poi, visto nel suo insieme, ha perfettamente senso.

Anzi, non solo ha senso, ma è pure così bello da giocare che rischia seriamente di diventare un classico.

Così è stato senza dubbio per i videogiochi che hanno costellato il suo palmares. Parliamo di gol all'incrocio dei pali che prendono il nome di Day of the Tentacle, Monkey Island, Full Throttle e ovviamente Grim Fandango, il cui remake arriva proprio in queste ore su Steam e PS4 per la gioia di chi c'era ai tempi della versione originale e di chi avrebbe voluto esserci.

Perché è così importante e atteso il remake di Grim Fandango? Perché fu una delle prime avventura ad abbandonare l'interfaccia punta e clicca tradizionale, quella in cui nella parte bassa dello schermo trovavi la azioni da compiere e l'inventario, per una gestione molto più semplice e intuitiva.

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Il buon Tim è senza dubbio una colonna portante nel mondo delle avventure grafiche.

Fu anche uno dei primi giochi di questo genere ad abbracciare il 3D, ma soprattutto fu un titolo comico, brillante e assolutamente visionario, il canto del cigno non solo di LucasArts, ma di un'era.

A dir la verità, nonostante il plauso della critica, per molti fu proprio colpa degli scarsi guadagni del gioco se LucasArts si rese conto che le avventure grafiche stavano tramontando.

Dunque, capite bene come un remake in HD di Grim Fandango è un'operazione che ha senso non solo per le tasche di Double Fine, che può così raggranellare soldi facili, ma anche per chi vorrebbe rigiocarci, o farlo per la prima volta, senza dover ricorre a scomode soluzioni di emulazione.

Grim Fandango è lo spassoso racconto delle vicissitudini di Manny Calavera, mietitore di anime che si occupa di accogliere i morti nell'aldilà, presentando loro pacchetti viaggio commisurati alle buone azioni compiute in vita. Manny fa questo lavoro non perché gli piaccia, ma perché spera così di estinguere il suo debito e uscire dal limbo in cui è imprigionato.

Il gioco è infatti basato sulla visione sudamericana dell'oltretomba (Calavera, non a caso, vuol dire "teschio" in messicano) e pesca a piene mani, sia dal punto di vista artistico che concettuale, dalla mitologia Azteca e dalla ricorrenza "Dia de los Muertos". Non mancano inoltre influenze del cinema noir e delle detective stories più pulp, ovviamente declinate nello stile umoristico di Schafer.

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Manny e il suo acerrimo nemico, Domino.

Il buon Calavera era un ottimo venditore, ma la sua stella è stata oscurata dalla concorrenza di Domino che si sta prendendo tutti i clienti migliori. Ed è proprio cercando di fregare un cliente a Domino che Manny si ritrova invischiato in un'intricata cospirazione fatta di rivoluzionari, personaggi improbabili, corruzione e donne misteriose, un evento che cambierà per sempre la sua non-vita.

L'interfaccia utente in Grim Fandango è minimalista, rivoluzionaria per i tempi in cui uscì e antesignana di quelle attuali. Ci si può muovere liberamente negli ambienti pre-renderizzati ed è possibile guardare, prendere o manipolare gli oggetti intorno a noi. Tutto ciò che raccogliamo finisce nel nostro inventario, per un eventuale utilizzo futuro.

Trattandosi di un'avventura vecchio stile, non aspettatevi tutorial, aiuti ed enigmi banali. I rompicapo di Grim Fandango richiedono una mente attenta e una notevole dose di pensiero laterale per essere risolti, fin dalle prime schermate.

Aspettatevi quindi di provare e riprovare combinazioni tra gli oggetti del vostro inventario, di percorrere in lungo e in largo le schermate in cerca di una soluzione, di ascoltare bene ogni dialogo in cerca dell'imbeccata che vi spianerà la via, e di ripiegare infine, a capo chino, su una soluzione datata 1998.

Grim Fandango Remastered: il making of

Non fate quelle facce tristi però, va tutto secondo i piani, i remake in HD servono proprio a questo, a ricordarci che una volte i giochi erano difficili perché era così che doveva andare. Se non riuscivi a finirli era colpa tua, non loro.

Fatti i doverosi omaggi a ciò che Grim Fandango era, è arrivato il momento di analizzare ciò che Grim Fandango è in questa edizione Remastered e la risposta purtroppo non è delle migliori.

Se infatti trama e situazioni sono ancora fresche e godibili, lo stesso non si può dire dell'aspetto visivo del gioco. Double Fine ha fatto il minimo indispensabile per svecchiare la grafica, dando una lisciata ai poligoni, ma rimanendo ben lontana da ciò che sarebbe lecito aspettarsi per un'edizione di questo tipo.

Passando dalla versione vecchia a quella odierna tramite il tasto TAB si può notare che il cambiamento ha coinvolto solo i modelli dei personaggi che presentano però lo stesso numero di poligoni. Gli sfondi sono rimasti identici, segno evidente di un upscaling brutale, mentre i filmati sono per la maggior parte sgranati e abbastanza indegni tanto che, quando si mette il gioco in 16:9, tutto si allunga e si schiaccia, visto che non c'è stato alcun adattamento di sorta. Fortunatamente l'ottimo doppiaggio italiano è rimasto inalterato.

A salvare parzialmente la situazione ci pensa il commento degli autori, attivabile a piacimento, che fornisce qualche gustoso dietro le quinte per gli appassionati, oltre al fatto che ora è molto più semplice muovere Manny in giro per gli scenari.

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Ecco come appare la versione originale del gioco. Non fate caso al bestione accanto a Manny, va tutto bene.

Il risultato è un gioco drammaticamente datato che difficilmente potrà risultare visivamente appetibile al pubblico odierno. Certo, siamo tutti d'accordo sul fatto che Grim Fandango sia un titolo che bisognerebbe giocare al di là della sua resa grafica, ma quando si parla di remaster in HD certi parametri sono imprescindibili.

A conti fatti possiamo dire che Double Fine ha investito veramente troppo, troppo poco per un titolo che meritava un trattamento assi più dignitoso. Il voto finale rispecchia dunque queste considerazioni, ovvio che se avessimo dovuto giudicare solo la trama sarebbe stato senza dubbio più alto.

Il nostro consiglio comunque è di giocarlo, ignorando la resa grafica, così come bisogna guardare certi film anche se in bianco e nero.

7 / 10

Grim Fandango Remastered - recensione Lorenzo Fantoni Un'edizione ridotta all'osso. 2015-01-27T17:00:00+01:00 7 10

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