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The Book of Unwritten Tales 2 - recensione

Le avventure punta e clicca possono tornare ai fasti di una volta?

Solo un'altra operazione nostalgia o qualcosa di più? Scopriamo The Book of Unwritten Tales 2.

Il genere delle avventure punta e clicca è ormai poco frequentato dalla maggior parte degli sviluppatori. Dopo i fasti di un'epoca fertile e ricca di capolavori (solo citando la produzione LucasArts si dovrebbe essere già abbastanza esaustivi) il mercato si è mosso in tutt'altre direzioni, trainato sia dalla tecnologia sia dalle innovazioni nel game design.

Se precedentemente il genere punta e clicca era lo strumento principale con cui i videogiochi esploravano la narrativa, man mano che il medium videoludico è maturato sono nati nuovi generi e nuove modalità con cui raccontare storie portando al giocatore anche una buona interattività. Anche i supporti sono maturati e oggi è possibile gustarsi storie di livello professionale molto alto non solo su PC ma su tutta la gamma di macchine videoludiche disponibile sul mercato.

Per queste ragioni è piuttosto curioso vedere operazioni come quelle della serie The Book of Unwritten Tales che cercano di ridare vita a un genere che, per quanto sempre valido, ha subito tali e tante innovazioni da non assomigliare più a se stesso.

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The Book of Unwritten Tales 2 è il classico punta e clicca in cui cercare gli oggetti giusti con cui interagire nella maniera più 'logica' possibile.

Ma bando alle elucubrazioni. The Book of Unwritten Tales 2 si presenta come la più classica delle avventure punta e clicca, tra l'altro ambientata in un universo fantasy, tema che si è storicamente prestato benissimo a questo genere. Il cast dell'avventura è anch'esso abbastanza classico: elfi, guerrieri, principesse, maghi (il tutto spesso declinato su razze animalesche) e l'immancabile complotto demoniaco di un Male più incarognito che mai e deciso a fare danni di incalcolabile grandezza. La storia non è originale, ma il gioco ha altre frecce al suo arco, alcune (poche) spuntate ma altre molto, molto appuntite...

Innanzitutto i testi. La qualità della sceneggiatura (ovvero di tutto ciò che compone la storia) e dei testi è assoluta; descrizioni, dialoghi, sketch comici mostrano tutti una mano professionale sicura e dotata di solida esperienza. Se proprio vogliamo essere pignoli c'è una certa tendenza alla logorrea, ovvero a una sovrabbondanza testuale; si tratta però di una caratteristica tipica del genere che è spesso funzionale al fatto che nei testi sono il più delle volte nascosti indizi e indicazioni chiave per il proseguo dell'avventura.

Il parlato segue la stessa linea qualitativa e forse la supera. I doppiatori sono diversi (cosa non scontata) e sono tutti capaci e dotati ognuno di caratteristiche tonali e di accenti ben precisi; niente da invidiare ai professionisti che doppiano produzioni cinematografiche di buon livello.

Al di là della storia in sé, The Book of Unwritten Tales 2 dà sfoggio di una maestria narrativa di prim'ordine grazie a un uso impeccabile dell'ironia e delle citazioni intertestuali (ovvero facenti riferimento a elementi esterni al gioco): durante l'intera avventura il tono rimane sempre sarcastico se non proprio parodistico verso il mondo dei videogiochi (e il genere RPG classico in particolare).

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Certi panorami vi faranno rimanere a bocca aperta...

Così durante l'avventura non si smette mai di sorridere esplorando situazioni estremamente varie a livello di scenario (deserti con piramidi, montagne innevate, palazzi principeschi...) ma anche personaggi costruiti con l'intento principale di suscitare ilarità nel giocatore, il tutto senza cadere mai nella banalità o nello humor infantile. Siamo quindi, lo ripeto a rischio di venire a noia, su livelli di eccellenza assoluta sul lato sceneggiatura e testi.

Dal punto di vista grafico la qualità è, anche qui, alta. Tuttavia, più che di comparto grafico è doveroso parlare di comparto artistico. Le schermate sono infatti quasi sempre totalmente statiche ma mostrano, oltre che una mano professionale, anche una creatività e un'attenzione per il dettaglio fuori dal comune.

Anche qui il focus del team è posizionato sulla creazione di ambienti in grado di evocare la classica atmosfera degli RPG fantasy, ma con grande ironia e tendenza alla parodizzazione; ogni esempio di questa caratteristica equivarrebbe a una sorpresa rovinata, quindi vi invito a prendermi in parola...

L'interfaccia segue la stessa linea qualitativa del resto del comparto grafico; poco intrusiva (se non utilizzando il pulsante per mostrare gli oggetti con cui è possibile interagire) e minimalista, ha comunque il pregio di dare al giocatore tutto ciò di cui ha bisogno con il minor ingombro possibile dello schermo.

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Gli ambienti interni, se possibile, sono realizzati con ancor più dettaglio di quelli esterni.

Buono anche l'aspetto musicale, con una colonna sonora orchestrale sontuosa e molto varia ed effetti sonori efficaci che ben svolgono il ruolo di contrappunto alle interazioni in-game.

Tutto bene quindi? No. The Book of Unwritten Tales 2 è un titolo che porta il genere delle avventure punta e clicca alle sue vecchie vette di splendore e di valori di produzione altissimi, ma che non fa nulla per innovare né per correggere i difetti atavici di un genere che, proprio per questi vecchi difetti di gioventù, fa sempre più fatica a giustificarsi sul mercato contemporaneo.

Mi riferisco ovviamente al fatto che al di là degli ottimi (e numerosissimi) enigmi presenti nel gioco, spesso il gameplay prevede una sorta di caccia agli oggetti giusti da cliccare, magari in un ordine prestabilito o utilizzando un particolare utensile nel nostro inventario.

Il fatto poi che la sceneggiatura preveda una certa bizzarria nell'interpretare il tema fantasy, e quindi la logica stessa che lo governa, non fa altro che rendere certe soluzioni ancora più inarrivabili, e quindi preda del punta e clicca più disperato alla ricerca dell'interazione giusta. Inutile dire che a volte il risultato è un gameplay tutt'altro che entusiasmante che stona nettamente con gli altissimi valori di produzione del resto del titolo.

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L'ambientazione di The Book of Unwritten Tales 2 è decisamente fiabesca.

Anche il gameplay "multi-charachter", ovvero saltellante da un personaggio all'altro, è una scelta che potrebbe essere rivedibile. La sua implementazione aumenta la varietà delle situazioni e del gameplay in generale, ma non c'è dubbio che si perda qualcosa sul lato del coinvolgimento; il giocatore stenta infatti a calarsi all'interno di una storia se il suo punto di vista viene puntualmente spostato su un personaggio diverso.

Il gioco rischia così ogni tanto di scadere nel racconto interattivo e solo gli ottimi enigmi, insieme con lo humor sempre presente, lo mantengono sui suoi ottimi livelli. Dove non arriva il gameplay sono ancora gli ottimi valori di produzione a sostenere l'esperienza.

Nonostante questi difetti, The Book of Unwritten Tales 2 rimane un'esperienza godibile in grado di regalare momenti di grande stupore e divertimento di fronte allo schermo, e questo è ciò che conta nel momento in cui bisogna valutare un videogioco.

Non tutti si possono (né si devono) far carico di innovare, e questo forse è particolarmente vero per i titoli che riescono a spostare ancora più in alto l'asticella qualitativa di un modo di videogiocare che, seppur antico, è ancora in grado di regalare momenti magici come fa, indubbiamente, The Book of Unwritten Tales 2.

8 / 10

The Book of Unwritten Tales 2 - recensione Davide Pessach Le avventure punta e clicca possono tornare ai fasti di una volta? 2015-02-18T17:00:00+01:00 8 10

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