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RIDE: gas aperto ma non troppo - recensione

Il Gran Turismo italiano delle due ruote?

Dopo la serie SBK e MotoGP, Milestone ci fa entrare nel suo motosalone, ma non sono tutte carene quelle che luccicano.

Il connubio tra Milestone e i giochi di moto è consolidato ormai da tempo grazie alla serie SBK, ai recenti MotoGP e anche al motocross di cui lo sviluppatore milanese si è occupato negli ultimi tempi. È abbastanza chiaro che il know-how sviluppato sulla ciclistica delle due ruote ad alte prestazioni è quindi uno dei punti di forza di questa azienda, che si concentra su licenze di titoli che gli permettano di metterlo a frutto.

Ride è quindi il frutto di questo lavoro e anche se non fa sfoggio di una licenza particolare relativa a competizioni specifiche, raccoglie un centinaio di moto di tutti i maggiori produttori in quattro diverse categorie (Naked, Supersport, Historical, Superbike) e le mette a disposizione del giocatore per guardarle, smontarle, modificarle e soprattutto guidarle in solitario contro l'IA oppure online in multiplayer. Le piste sono una selezione di tracciati GP reali in diverse configurazioni tutti affrontabili nelle diverse modalità proposte.

Oltre alla pratica, alla gara secca fino a sedici piloti su un circuito o all'intero campionato in ogni categoria, è possibile giocare in modalità Trackday cercando di fare il giro migliore o dedicarsi ad una sequenza di tour mondiali che vi rendano un pilota complessivamente migliore in tutte le tipologie di competizioni previste. Varianti interessanti sono la drag race per cercare di preparare una moto in grado di raggiungere la massima velocità possibile sul rettifilo di un lago salato e l'Endurance, per chi vuole sfidarsi in una gara di durata in alternativa con un altro pilota controllato dall'IA.

Ride 1

Sul lago salato si disputano gli spari sul dritto. Saper mettere a posto la moto è fondamentale per riuscire ad arrivare in finale.

Contenuti ce ne sono senza dubbio se pensiamo che, di tutte le moto presenti, oltre alla possibilità di sbloccare quelle più potenti, si devono ottenere per forza buoni risultati per procedere a modifiche e potenziamenti di quelle già in nostro possesso. Non si tratta quindi solo di setup ma anche di sostituire varie parti con pezzi custom che vanno a potenziare varie componenti di motore, trasmissione, elettronica, cambio e tutta la parte frenante e sospensiva.

Anche solo navigando nel menu di configurazione con ancora tutto il gioco praticamente da sbloccare, ci si rende conto di trovarsi più di fronte a un misto tra simulazione ed arcade sul motociclismo che cambia pelle a seconda della quantità e qualità di aiuti attivati. Azzerando tutti gli aiuti ci siamo ritrovati a sbattere il muso esattamente come accadeva in MotoGP13, ed è chiaro che il modello di guida dei due giochi è strettamente imparentato, per non dire praticamente identico.

Lecito attenderselo vista l'esperienza maturata in anni di titoli motociclistici da parte dello sviluppatore milanese: la profondità del modello di guida e di come questo cambi in relazione al tipo di moto utilizzata o alle modifiche apportate all'assetto o alle componenti, permette una buona varietà di approccio alla guida delle quattro categorie di moto e tutte le relative varianti.

Per le ovvie limitazioni nell'uso del joypad, non si può dire di trovarsi di fronte alla varietà di sensazioni garantite da un volante ma chi vuole andare a fondo avrà sicuramente modo di apprezzare lo sforzo profuso nel rendere la ciclistica godibile nelle pieghe e nelle accelerazioni, quando si deve spostare il peso del corpo del pilota per rimanere in piedi.

L'obiettivo di Milestone non è quello di arrivare al realismo assoluto ma qualcosa che ci va vicino sicuramente sì. Per questo motivo è consigliabile fin da subito impostare gli aiuti a un livello medio per impratichirsi nella guida al limite di alcuni modelli più rappresentativi di ogni categoria e poi specializzarsi con la moto preferita senza assistenza, per riuscire ad apprezzare la buona profondità del modello di guida di Ride.

Tra gare secche e campionati ci abbiamo dato dentro in abbondanza e possiamo dire che i contenuti non mancano: oltre che per il citato modello di guida, anche la cura riposta nella realizzazione delle moto si fa apprezzare. I modelli sono infatti ben fatti e curati nel dettaglio tra modo moderne, premoderne e storiche.

Chi le possiede nella realtà potrà trovare ottimi riscontri nella riproduzione delle carrozzerie e della componentistica. Una volta in sella, la sensazione di velocità è buona, soprattutto se si usano le inquadrature dal cupolino o da dentro il casco, meno quando si corre con la visuale posteriore che tuttavia sarà la più utilizzata perché permette di tenere d'occhio quello che succede intorno al pilota.

Ride 2

La vista da cupolino e casco è probabilmente la migliore per l'immersività e la sensazione di velocità.

A livello tecnico ci sono tuttavia alcuni problemi: in tutti i titoli motociclistici la difficoltà di rendere moto e pilota come due elementi che si muovono in sinergia spesso penalizza estetica ed immersività delle gare e questo succede anche in Ride. Quando si osservano i replay, l'effetto pendolo dovuto alle continue correzioni del giocatore rende poco realistiche le riprese della gara dall'esterno, in cui spicca la migliore fluidità di movimento delle moto controllate dalla CPU.

Le animazioni dei movimenti di spalle, di mani e gambe che compiono i piloti in sella mentre sono in percorrenza di curva sembrano essere un po' legnosi e non restituiscono quel feeling televisivo che ci si aspetterebbe di vedere in un gioco di questo genere. Qualche volta si vede, soprattutto nelle curve lente, che la ruota posteriore non sembra perfettamente a contatto con il terreno anche se magari in quel punto eravamo in piena spazzolata in accelerazione.

L'aspetto che ci ha convinto meno riguarda tuttavia i tracciati: i layout sono abbastanza fedeli a quelli originali, soprattutto per quanto riguarda quelli ufficiali GP, anche se non arriviamo al livello di piste in Laserscan sul fronte della sede stradale. È però subito evidente la modellazione di livello inferiore a quella delle moto con un'alternanza qualitativa di elementi tridimensionali dovuta anche all'uso di texture poco definite o a volte fuori contesto. Anche un leggero pop-up degli oggetti in lontananza è evidente, nonostante il gioco girasse su una scheda video da 4GB di RAM.

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Il primo giro su una classica naked: facile da guidare, quasi come andare in giostra.

Il sistema d'illuminazione appare piuttosto piatto e per quanto si notino le ombre proiettate in modo significativo sui tracciati, non ci sono particolari effetti in grado di contribuire a rendere la colonna di moto in movimento paragonabile a quella dei migliori simulatori di guida.

Se aggiungiamo un sonoro non particolarmente brillante per quanto riguarda il rombo di alcune moto e gli effetti sonori, l'effetto complessivo quello di un gioco tecnicamente datato, soprattutto se visto in azione su PC di fascia media.

Probabilmente si tratta della conseguenza dello sviluppo multipiattaforma che ha preso in considerazione anche la console della vecchia generazione, senza pensare ad ottimizzazioni specifiche. Come potete vedere dai filmati a contorno della recensione, il frame rate della versione PC è comunque sempre stato ottimo, a conferma di una leggerezza di fondo del motore grafico in grado di girare a palla al massimo livello di dettaglio a 1080p.

L'altro elemento che non ci ha fatto impazzire riguarda l'intelligenza artificiale dei nostri avversari virtuali, piuttosto elementare. Non li abbiamo mai visti cadere in seguito a errori o contatti tra di loro, ed è difficile (ma non impossibile) farli volare in seguito a contatti più o meno volontari, a differenza di quanto accade al nostro alter ego virtuale che si sdraia anche in seguito a toccatine non particolarmente violente.

Ride 3

Girare nel gruppone è meno rischioso di quel che sembra. L'IA è sicuramente migliorabile.

Si tratterà forse una decisione di gameplay volta a preservare il livello di sfida della Carriera, basata sul raggiungimento di determinate posizioni in classifica al fine di procedere allo sblocco delle moto e delle competizioni successive, ma è chiaro che il realismo delle gare ne risente non poco, anche aumentando il livello dell'opposizione.

Pure l'intraprendenza degli avversari non è il massimo: in genere una volta che il gruppo è sgranato rimangono sulle loro posizioni, ma soprattutto non tentano staccate per sorprenderci in qualche modo, limitandosi a girare su ritmi preimpostati e attendendo il nostro errore. Un problema piuttosto comune a molti giochi di guida (i Codemasters sono maestri indiscussi sotto questo punto di vista) che contribuisce a togliere interesse alle gare singole ma soprattutto ai campionati.

La valanga di competizioni sulle versioni complete e parziali dei tracciati GP e sulle piste inedite (quella di Milano riproduce fedelmente la zona degli uffici di Milestone, nei pressi della Stazione Centrale) da giocare in solitario è accessibile anche in modalità multiplayer. Non abbiamo trovato lobby particolarmente affollate e la sensazione è che non ci si potrà aspettare una ressa paragonabile a quello di altri giochi di guida, almeno su PC. Le sessioni che siamo stati in grado di disputare ci ha comunque fatto giocare senza infamia e senza lode, tra qualche disconnessione e qualche botta di lag.

Il mix di aspetti positivi e negativi dipinge quindi il quadro di un gioco sufficiente, tenuto in piedi da un modello di guida valido ma comunque ampiamente derivato dalla serie MotoGP/SBK, cui s'affianca un'ottima varietà di moto e relativa componentistica.

Graficamente Ride è caratterizzato da un look old-gen piuttosto evidente. Ma almeno su PC, il frame rate è sempre ottimo.

Sull'altro piatto della bilancia pendono parecchi difetti altrettanto importanti come una grafica bella per le moto ma non entusiasmante per tutto il resto, un sonoro altrettanto incerto ma soprattutto un livello di sfida penalizzato da un'intelligenza artificiale priva di mordente.

Il risultato è un gioco divertente per il modello di guida consolidato e per la progressione del proprio motosalone, ma che lascia un certo amaro in bocca per la qualità della lotta in pista e per come questa viene complessivamente rappresentata. Per questo motivo ci sentiamo di consigliare Ride solo agli appassionati di motociclismo che ogni sera mettono a letto la moto vera con tanto di bacio della buonanotte e vogliono guidarla anche in versione virtuale.

Tutti gli altri lascino pure perdere con la consapevolezza che, a differenza dei giochi di guida, non ci sono vere alternative di livello superiore se non gli altri titoli di Milestone degli anni passati.

Per tornare ai fasti del passato, serve dunque un cambio di mentalità e probabilmente anche un diverso approccio allo sviluppo magari abbandonando i titoli a cadenza annuale per focalizzarsi su prodotti di alto livello. Un'impresa non facile visti i budget richiesti: ma se dovesse accadere saremo noi i primi a gioirne.

6 / 10

RIDE: gas aperto ma non troppo - recensione Matteo Lorenzetti Il Gran Turismo italiano delle due ruote? 2015-04-10T12:30:00+02:00 6 10

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