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Goat Simulator: se sentite belare, datevela a gambe - recensione

La sindrome della capra pazza infetta anche PlayStation 3 e PlayStation 4.

L'assurdo simulatore di Coffee Stain Studios mette in mostra, anche sulle console Sony, l'alto tasso di demenzialità sprigionato dalle sue meccaniche di gameplay. Nel bene e nel male, nulla è cambiato rispetto alle edizioni disponibili su altri sistemi.

Goat Simulator: simulatore di capra. Un titolo semplice, immediato, comprensibile da chiunque e che spiega, con invidiabile incisività, cosa ci si accingerebbe ad esperire nella modesta e umile produzione di Coffee Stain Studios, un piccolo team di sviluppo con base in Svezia.

Accostandolo idealmente ad un DLC di Farming Simulator, o a uno spin-off della saga di Harvest Moon, il videogiocatore comune non potrebbe che essere elettrizzato dall'idea di passare interi pomeriggi a brucare pacificamente il prato, veder aumentate esponenzialmente la personale quantità di latte prodotto giornalmente e farsi accompagnare da un pastore tedesco in qualche piacevole scampagnata fuori porta. Mancano solo Heidi e Peter, verrebbe da dire.

Tutto molto bello e naif, non fosse che le ambizioni di quest'opera trash puntino molto più in alto. Goat Simulator, in realtà, è ben altro. È un giocattolo, un ninnolo che può essere amato e correttamente fruito solo da quelle poche menti eccelse che sanno scadere, con classe ed eleganza, nella demenzialità totale evitando inutili imbarazzi o rimorsi. Nel gioco, difatti, l'unica cosa citata nel titolo che c'è davvero è la capra, animale prescelto per fungere da avatar e principale strumento tramite il quale scatenare il panico e dare sfogo ai propri istinti più bassi senza alcun ritegno, né vergogna.

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Il sistema di controllo è estremamente intuitivo e facile da assimilare. Naturalmente aspettatevi anche su questo fronte qualche sbavatura.

Come nelle edizioni già pubblicate su PC e Xbox One, inizialmente dovrete selezionare una tra le due ambientazioni disponibili. Goatville è una grigia e squallida cittadina di periferia, una di quelle in cui il massimo della vita è avere la piscina nel giardino o un'auto potente parcheggiata davanti casa. La popolazione è scarsa, così come le attrazioni, ma non mancano zone immerse nel verde e piccole colline da cui "godersi" il panorama. Goat City Bay è molto più viva, estesa, sviluppata in verticale. Abbondano i cantieri, gli edifici scalabili, le persone indaffarate nelle proprie faccende. Una polveriera estremamente più attraente in vista delle attività che dovrete svolgere.

Sì, perché l'unico obiettivo che potrete realmente porvi, in questo strambo "simulatore" di capra, è quello di fare più danni possibile, divertendovi nel contempo ad esibirvi in qualche acrobazia particolarmente spettacolare con la complicità dell'incerto e zoppicante motore fisico che gestisce il tutto. Ogni passante è una vittima da incornare senza alcun rimorso di coscienza, ogni auto un contenitore di benzina pronto a saltare in aria alla minima sollecitazione, ogni edificio un potenziale trampolino da cui lanciarsi nel vuoto.

Non ci sono regole o parametri che limiteranno e indirizzeranno il corso della partita. C'è ovviamente una classifica online che confronta i punteggi dei giocatori di tutto il mondo, giusto per dare una spruzzata di competitività al tutto. Non mancano semplicissime missioni facoltative, completabili in qualsiasi momento, che suggeriscono un'illusoria progressione di qualche tipo. Tutti palliativi, in realtà, che non bastano a celare la vera essenza, l'intima natura del bisogno che vi spingerà ad avviare con cadenza regolare il software: il primitivo desiderio di concedervi un po' di sano "cazzeggio".

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Tra incornate e lanci nel vuoto, potrete dedicarvi a un po' di sana esplorazione per scovare piccole e gustose chicche nascoste nelle due ambientazioni del gioco.

A completare l'offerta ludica ci pensano i Mutatori e il multiplayer in locale. I primi non sono altro che piccole opzioni aggiuntive, attivabili e disattivabili in qualsiasi momento, che modificano l'approccio alla partita. Il jet-pack, per esempio permette alla capra di librarsi in volo, Filotto Blu tramuta l'ovino in una specie di razzo capace di travolgere qualsiasi cosa incontri lungo il percorso, Realtà Virtuale trasforma l'ambiente di gioco in un cumulo di linee e cubi che ricorda le simulazioni digitali viste ne Il Tagliaerbe, un film (un po' cult e un po' trash) del 1992 con Pierce Brosnan. Non sono moltissimi a dire il vero, mezza dozzina in tutto, ma introducono un pizzico di varietà.

Disponendo di altri tre pad e altrettanti amici, invece, potrete dare vita a memorabili gare a chi trova la cosa più stupida da fare, sempre con un occhio al punteggio accumulato. Anche in questo caso si tratta di un divertimento molto effimero, del resto non esistono specifiche modalità di sfida imbastite per incoraggiare il multiplayer, ma ovviamente molto dipende da come concepite una serata spensierata in compagnia.

L'edizione per PlayStation 3 e PlayStation 4, oltre che ludicamente, anche tecnicamente risulta identica in tutto e per tutto alle altre versioni. Come controprova che persino bug e aspetto estetico non curatissimo facessero effettivamente parte del divertimento, nel bene e nel male, ritroverete inalterate tutte le magagne già evidenziate nella recensione dell'originale.

Il trailer di lancio per PS3 e PS4 di Goat Simulator.

Aspettatevi insomma un impianto grafico elementare, avaro di effetti speciali e caratterizzato da texture poco definite e animazioni spesso legnose. Va da sé che le disponibilità economiche ridotte dello studio hanno influito su questa scelta ma a conti fatti, tra pop-up e una gestione spesso comica delle collisioni, ogni difetto diventa (volontariamente) ulteriore fonte d'ilarità.

Goat Simulator non conosce compromessi. Non è un gioco per tutti, non ha un pubblico di riferimento specifico, non appartiene neppure a un genere facilmente inquadrabile. È un'esperienza, sicuramente di breve durata, praticamente imperdibile per tutti quelli che ridono a crepapelle con i Griffin o South Park, che sanno a memoria le battute della trilogia di Una Notte da Leoni, che venerano l'humor nonsense dei Monty Python e quello più becero di Benny Hill.

Se l'assenza di un vero scopo e di un fine è una di quelle cose che in un videogioco vi spaventa, allora non troverete alcuna gioia nella produzione di Coffee Stain Studios. Se, al contrario, amate sperimentare e non vedevate l'ora di avere a che fare con un prodotto che, senza pretese, vi desse una scusa per regredire allo stato di primati, allora non esitate a fiondarvi sul PSN per scaricare una copia digitale di questa grande opera trash.

L'assenza di contenuti inediti, magari esclusivi per questo esordio sulle console Sony, è ovviamente un difetto da tenere in considerazione. Se avete già avuto il piacere altrove, potete naturalmente fare a meno di questa versione.

6 / 10

Goat Simulator: se sentite belare, datevela a gambe - recensione Lorenzo Fazio La sindrome della capra pazza infetta anche PlayStation 3 e PlayStation 4. 2015-08-18T12:53:00+02:00 6 10

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