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Devil's Third: il lato oscuro di Tomonobu Itagaki - recensione

Il multiplayer non evita il disastro.

L'ultima fatica di Tomonobu Itagaki, la prima dell'era post-Tecmo, arriva sul mercato dopo uno sviluppo a dir poco travagliato. E lo spettacolo, purtroppo, non è dei migliori.

Finalmente è giunto il momento della verità. Qualche settimana fa vi avevamo terrorizzato con la nostra anteprima di Devil's Third, l'anello mancante fra il trash puro e la vera bruttezza. Noi stessi, dopo alcune ore passate in compagnia del single player dell'ultima fatica di Itagaki, eravamo rimasti interdetti, quasi increduli, di fronte allo spettacolo che ci si era parato davanti.

Possibile che Itagaki fosse davvero impazzito? Possibile che Nintendo, sempre attenta a far uscire prodotti di qualità per le proprie console, avesse dato il via libera a una simile atrocità? Le impressioni basate unicamente sul single player condannavano senza appello Devil's Third, lasciando tutte le speranze del caso nelle mani della modalità multiplayer, fino a quel momento ancora del tutto ignota.

Ma andiamo con ordine, e cerchiamo di raccontare tutto dall'inizio. Devil's Third è il primo progetto dell'era post-Tecmo di Tomonobu Itagaki. Il titolo venne annunciato anni fa come parte della lineup THQ, salvo poi crollare insieme alla compagnia americana ed essere abbandonato in mezzo a una strada.

A recuperare il progetto ci pensò sorprendentemente Nintendo, forse nel tentativo di soddisfare le esigenze degli hardcore gamer affiancandolo a Bayonetta. Per un lungo periodo si persero le tracce di Devil's Third, fino a quando i codici per le recensioni non iniziarono a raggiungere le redazioni di tutto il mondo.

Dopo l'uscita del parere dei giornalisti, palesemente spiazzati dalle discutibili qualità del gioco, Itagaki è stato lasciato libero di sfogarsi con ogni genere di dichiarazione volta a lodare l'operato del team e le fantomatiche caratteristiche che avrebbero reso Devil's Third un'esperienza unica, in grado di cambiare radicalmente il mondo dei giochi d'azione.

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A seconda delle tipologie di nemici, è necessario scegliere l'approccio più appropriato. Contro alcuni avversari le armi da fuoco sono inutili.

La verità è che il gioco di cui stiamo parlando è confusionario, approssimativo e privo di qualsiasi tipo di coesione. Mosso dal sacro fuoco della passione, Tomonobu san ha cercato a tutti i costi di creare qualcosa di mai visto, mescolando tra loro ingredienti difficili da amalgamare senza un buon lavoro di regia.

Devil's Third è un third person shooter con velleità da FPS, che in molti casi non disdegna un approccio all'arma bianca in stile Ninja Gaiden. Il protagonista della storia è un ex terrorista condannato a marcire in una prigione di massima sicurezza dopo essersi separato dai compagni, ed esser stato finalmente catturato dal governo.

La sua situazione di sorvegliato speciale, tuttavia, s'interrompe nel momento in cui il governo americano decide di chiedergli aiuto per combattere proprio la sua vecchia squadra, responsabile di aver mandato in tilt tutti gli apparecchi tecnologici in circolazione grazie a un attacco di proporzioni epiche in grado di distruggere l'intera rete satellitare mondiale.

La storia di Devil's Third si sviluppa con sorprendente noncuranza, andando a toccare ogni possibile elemento del trash d'autore, senza però riuscire a coglierne la vera essenza. Ed è così che tra detenuti in rivolta, mutanti deformi, boss pittoreschi, ninja robotici e mille altri bizzarri antagonisti, si affrontano 9 missioni funestate da problemi tecnici e concettuali di ogni tipo.

Graficamente parlando Devil's Third mostra tutti i problemi legati al suo sviluppo travagliato. Un budget ridotto all'osso e la costante sensazione di precarietà del team hanno dato vita a un prodotto sciatto, arretrato e visivamente insoddisfacente, con ambientazioni realizzate usando una manciata di poligoni, texture slavate e ripetute all'infinito, effetti visivi dilettanteschi e ogni genere di compenetrazione poligonale.

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Gli scontri con i boss nella modalità single player sono grotteschi e spesso frustranti.

Il modello del protagonista, nonostante il design poco ispirato, è sicuramente la cosa migliore del pacchetto insieme alla fluidità generale, ma il resto è da dimenticare. I problemi, naturalmente, si estendono anche al gameplay, schiacciato dalla costante ambiguità che impedisce a Devil's Third di trovare un'identità da far amare al giocatore.

Le fasi in cui è necessario sparare sono scialbe e prive di un gunplay appagante. Tenendo premuto il grilletto sinistro si entra nella modalità per mirare, passando dalla visuale in terza persona a quella in prima. L'aggancio dei bersagli è automatico e rende tutto fin troppo facile, togliendo gran parte della soddisfazione che si dovrebbe provare dopo aver abbattuto bersagli particolarmente sfuggenti.

Quando non si spara, l'azione si sposta sul combattimento corpo a corpo, che permette al giocatore di usare una delle tante armi a disposizione per aver ragione dei nemici. Gli attacchi in mischia possono essere deboli o forti, e possono essere concatenati in combo brevi ma efficaci, che spesso culminano in cruente esecuzioni (anche contestuali e legate all'ambiente circostante).

Come avevamo già segnalato in fase di anteprima, però, a causa di un level design poco curato ci si trova spesso a non capire come gestire le situazioni proposte, non avendo abbastanza spazio per usare le armi da fuoco ma al tempo stesso ritrovandosi sotto il fuoco di nemici appostati in zone soprelevate dei livelli.

Oltretutto Devil's Third è un gioco disonesto, che in più di un'occasione punisce il giocatore con scelte prive di senso. A volte, per esempio, capita di imbattersi in gruppi di pipistrelli che, se sfiorati, provocano ingenti danni al protagonista, costringendolo quindi a cambiare strada o a fare di tutto per evitare ogni contatto.

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La modalità multiplayer è la parte più riuscita del gioco, ricca di spunti interessanti e di idee piacevoli.

Peccato però che le collisioni siano calcolate in modo pessimo, impedendo di capire dove, come e quando si viene colpiti. Considerando che spesso i pipistrelli si trovano in zone dove è necessario passare, oppure in luoghi del tutto impensabili (dentro un minuscolo sgabuzzino accanto a un soldato di pattuglia!), capirete che morire per colpa di questo elemento non è certo il massimo.

A questo si aggiungono seri problemi di gestione della telecamera, controlli macchinosi e spesso imprecisi, e un'Intelligenza Artificiale incapace di garantire una sfida leale e coinvolgente. Gli scontri con i boss, poi, sono spesso frustranti perché spingono ad abbandonare il gameplay con le armi da fuoco in favore a battaglie corpo a corpo davvero poco divertenti.

Nella maggior parte dei casi si deve passare molto tempo in guardia, schivando ripetutamente, per colpire nell'unica finestra prevista per poter mettere a segno qualche attacco. Questa operazione deve essere ripetuta diverse volte, sperando nel frattempo di non essere colpiti da uno degli attacchi avversari in grado di causare danni fatali.

Nello scontro con l'ultimo boss, per esempio, ci è capitato più volte di morire perché l'avversario era dotato di un attacco in grado di ridurre drasticamente l'energia del protagonista e, come se non fosse già abbastanza, di lasciarlo in una lunga fase di hit stun, permettendo di concatenare un altro colpo con cui provocare una morte istantanea.

Se il single player non brilla, sul fronte del multiplayer le cose vanno sicuramente meglio, al punto da far salire una valutazione finale altrimenti peggiore. Nella modalità multiplayer di Devil's Third il giocatore è chiamato a creare il proprio personaggio partendo da una manciata di modelli predefiniti, da personalizzare a piacimento. È possibile scegliere il sesso, il tipo di volto, la voce, la pettinatura e la divisa.

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Durante le sfide in multiplayer, il Gamepad viene usato per gestire la comunicazione tra gli utenti, grazie a una pratica chat.

Fatto questo si entra nel magico mondo delle microtransazioni, presenti in modo piuttosto ingombrante all'interno dell'esperienza. In Devil's Third, infatti, è possibile acquistare armi, oggetti per la personalizzazione e potenziamenti vari, ricorrendo ai Dollen (la valuta del gioco) o alle uova d'oro, che in sostanza corrispondono ai soldi reali. Al primo accesso si ricevono 30 uova d'oro come regalo di benvenuto, una cifra sufficiente a garantire l'acquisto di una manciata di elementi per personalizzare il proprio soldato, ma non per accedere alle armi.

Completando le partite nelle varie modalità si ottengono Dollen con cui comprare armi sempre più potenti, sia da fuoco, che per il corpo a corpo. Affrontando le sfide nelle varie modalità si ottengono soldi con cui migliorare il proprio equipaggiamento, diventando via via più potenti e letali.

Le arene sono state studiate per offrire un'elevata dose di verticalità, dettaglio che permette ai giocatori di sfruttare le notevoli capacità di movimento di ogni combattente. Si può correre sui muri per raggiungere le sporgenze più alte (opzione fondamentale per gli aspiranti cecchini), compiere lunghi salti, rotolare per schivare i colpi nemici, il tutto senza mai rinunciare a vomitare piombo verso i propri rivali sul campo di battaglia.

Purtroppo, visto lo scarso numero di persone attualmente disponibili sui server non siamo mai riusciti a giocare partite con il massimo numero di giocatori nella stanza (si arriva fino a 16), dettaglio che potrebbe aver alterato la nostra percezione dell'esperienza.

Rispetto al single player, comunque, l'online è riuscito indubbiamente meglio e pur mantenendo i (numerosi) difetti tecnici già segnalati, può divertire per alcune ore. Anche nella realizzazione delle modalità gli sviluppatori hanno cercato di creare qualcosa di diverso. Oltre agli intramontabili Deathmatch e Deatmatch a squadre, infatti, troviamo la modalità Chickens (una sorta di variante della modalità Teschio di Halo, in salsa TPS) o la folle Carnival, dove si va a caccia di ingredienti per la creazione del frullato definitivo.

Il trailer di lancio di Devil's Third.

Il gameplay atipico di Devil's Third, poi, ha permesso al team di dare vita a una modalità in cui nell'arena viene offerta un'unica arma, che i giocatori devono cercare di raggiungere per ottenere un prezioso vantaggio sui diretti rivali. Naturalmente in tutto questo intervengono il combattimento a mani nude e la giusta dose di strategia.

Oltre alle modalità base poi è presente la modalità Siege (da sbloccare salendo di livello), una sorta di guerra persistente tra clan in cui ogni partita influenza l'andamento globale. Si tratta di una variante sul tema interessante che cerca di legare gli utenti al gioco seguendo i criteri di tanti altri prodotti attualmente in circolazione. Peccato che in generale sia più divertente dedicarsi alle altre opzioni del pacchetto multiplayer.

Nonostante il multiplayer interessante e il gran numero di modalità, Devil's Third non riesce a ottenere la sufficienza, principalmente a causa dei numerosi problemi tecnici che lo riguardano. Un sistema di controllo non sempre reattivo, una telecamera a tratti indemoniata e troppe scelte di design inappropriate, ne minano la qualità rendendo difficile godere di ciò che Itagaki avrebbe voluto comunicare.

Osservando Devil's Third e ricordando l'eccellente Ninja Gaiden Black, non si può fare altro che provare un profondo rimpianto e chiedersi se con un budget più alto e meno problemi di gestazione, il vecchio Itagaki avrebbe potuto mostrare tutto il suo potenziale.

4 / 10

Devil's Third: il lato oscuro di Tomonobu Itagaki - recensione Filippo Facchetti Il multiplayer non evita il disastro. 2015-08-26T16:00:00+02:00 4 10

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