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Darksiders 2 Deathinitive Edition - recensione

La morte si fa bella.

Ennesimo remake in HD preso dalla precedente generazione di console ed ennesimo interrogativo: Darksiders 2 Deathinitive Edition è una mera operazione commerciale atta a racimolare la maggior quantità possibile di soldi o un omaggio ai fan di questo tribolato franchise?

La verità sta nel mezzo. Ovviamente Nordic Games, publisher svedese che a suo tempo si spartì con altre compagnie i resti dell'ormai defunta THQ, vuole mettere a frutto i soldi spesi per questa saga. Al tempo stesso però, tanto vale dirlo subito, il risultato finale è tutto sommato apprezzabile e calmerà almeno in parte la fame di chi da tempo ormai attende un terzo capitolo.

Detto che sarebbe stato ancora più grandioso poter giocare su PS4 e Xbox One anche il primo episodio della saga, è doveroso fare un piccolo riassunto per chi non ha mai sentito parlare di Darksiders: trattasi di un action-hack 'n slack con forti elementi GdR fin qui composto da due capitoli. Il primo (uscito su PS3, Xbox 360 e PC nel 2010), aveva come protagonista il primo dei Cavalieri dell'Apocalisse, Guerra.

Il nerboruto guerriero, credendo che il Sigillo a guardia dell'equilibrio tra Paradiso e Inferno sia stato spezzato, arriva sulla Terra con l'intenzione di fare il suo "lavoro". Purtroppo per lui i suoi tre compagni non lo seguono e ben presto Guerra scopre che qualcosa è andato storto. L'Arso Consiglio lo accusa di aver scatenato l'Apocalisse senza motivo e lo condanna a morte, ma gli concede poi una seconda possibilità per riportare le cose in equilibrio.

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Nel corso dell'avventura potrete modificare ogni singolo pezzo dell'armatura e le armi di Morte recuperando prezioso loot dai nemici o dagli scrigni.

Guerra si danna l'anima per riuscire nell'impresa ma... ok, mi fermo qui per evitare spoiler pericolosi nel caso vogliate recuperare il primo Darksiders su PC o console old-gen. Passiamo al sequel oggetto di questo remake HD, che vede invece protagonista Morte, uno dei tre "colleghi" Cavalieri del vecchio protagonista. Pur essendo considerato a tutti gli effetti un sequel, Darksiders 2 in realtà si svolge parallelamente al primo capitolo, più precisamente dopo il secondo avvento di Guerra sulla Terra.

Morte sa benissimo che suo fratello è innocente ed è deciso a scagionarlo e per farlo intraprende un lungo viaggio che lo porta nelle Terre della Forgia, un luogo antico nel quale vivono gli ultimi Creatori, coloro che nell'epoca più remota furono responsabili della creazione dell'universo.

Da questa breve premessa avrete capito che la trama della saga di Darksiders è a dir poco epica. Va detto che di tanto in tanto questa sua epicità fa sì che il susseguirsi degli eventi diventi un po' difficile da seguire, quindi se nel corso del gioco avrete qualche problema a capire cosa stia succedendo, non preoccupatevi.

Già iniziare una saga dal secondo capitolo è difficile, quindi il consiglio che posso darvi è di fermarvi ai livelli più superficiali della trama del gioco, godendovi invece appieno il suo gameplay. Quest'ultimo, anche se inizialmente potrebbe essere accostato a quello di giochi action come God of War, presenta in realtà molte similitudini con la saga di Zelda.

Non tacciatemi di blasfemia: Darksiders 2, così come il primo capitolo, fonde elementi esplorativi (anche a cavallo) a momenti di pura avventura all'interno di dungeon con combattimenti a volontà. L'unica differenza è che al posto di Link troviamo un bestione con una maschera a forma di teschio... ah, poi c'è anche un cavallo demoniaco chiamato Disperazione.

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Il character design è di altissimo livello e porta una firma prestigiosa, quella di Joe Madureira, disegnatore tra le altre cose del fumetto Uncanny X-Men della Marvel.

L'avventura in sé è di quelle belle lunghe e corpose: siamo sulle 20/25 ore di gioco, durante le quali non solo avrete a che fare con sezioni platform e combattimenti con giganteschi e agguerritissimi boss. A differenza del suddetto simil-elfo vestito di verde, Morte è però in grado di aumentare non poco le sue abilità iniziali.

Non parlo solo di armi e armature migliori, che saranno disponibili in gran quantità sia come drop da parte dei nemici che nascoste in possenti forzieri, ma di vere e proprie abilità che sarete voi a gestire. Due rami ben distinti permettono di scegliere se dotare Morte di poteri da bulldozer, della serie "faccio tutto io", o se permettergli di avere aiuto da creature ed evocazioni di vario genere.

A prescindere da queste abilità, il sistema di combattimento è di quelli classici: poche tecniche iniziali e una sola arma, ma con il passare del tempo avrete a disposizione combo sempre più micidiali e armi secondarie in grado di spaccare crani a metri di distanza. Tutto questo, tuttavia, sarà inutile se non imparerete a gestire efficacemente la schivata.

Gettarsi contro il nemico a testa bassa può essere una buona scelta in caso ci siano in giro al massimo un paio di avversari, ma quando il loro numero aumenterà dovrete imparare ad attaccare e schivare con buon tempismo. Non esistono parate, rimanendo fermi troppo a lungo diventerete un bersaglio facile e non tarderete a vedere un'esplosione di fumo a precedere la vostra dipartita, perché in questo gioco la Morte può morire.

Gli sviluppatori originali non avevano però intenzione di creare un gioco troppo difficile, come dimostrato dai numerosi checkpoint e dai generosi punti di respawn. Tanto per essere chiari, questo non è Dark Souls e neanche Bloodborne, a meno che non decidiate di affrontarlo ai massimi livelli di difficoltà.

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I caricamenti tra una zona e l'altra della mappa sono limitati a brevissimi intervalli, di massimo un paio di secondi, atti a caricare lo scenario successivo.

Rispetto al titolo originale, questa Deathinitive Edition propone ovviamente un restyling grafico che si fa notare fin dall'inizio. Le texture originali sono state ripulite a dovere e i colori resi più brillanti. Il risultato finale è decisamente piacevole e non fa che esaltare ancora di più l'impareggiabile character design curato a suo tempo da Joe Madureira, immerso in scenari che non possono non ricordare lo stile Blizzard di World of Warcraft.

Oltre al lifting estetico, Darksiders 2 Deathinitive Edition porta con sé anche tutti i DLC usciti a suo tempo. Molti di questi consistono in armi e oggetti esclusivi da utilizzare nell'avventura principale, ma altri (come La Forgia Abissale o Il Signore dei Demoni Belial) vanno ad aumentare, seppur lievemente, la già notevole longevità di base.

Purtroppo il lavoro svolto dal team che si è occupato di questa "nuova" edizione non è esente da difetti. Pur essendo formato da molti sviluppatori della Vigil, il team Gunfire Games non è riuscito a sistemare alcuni problemi che minavano il gameplay originale. Tra questi, il più evidente è rappresentato dai problemi con le telecamere. In più di un'occasione, specialmente in presenza di più nemici, quando si cambia repentinamente direzione a cavallo o in alcune sezioni platform, le inquadrature tendono infatti ad imbizzarrirsi facendo perdere l'orientamento al giocatore, spesso esponendolo a colpi non voluti o sciagurate cadute negli abissi.

In alcune occasioni, fortunatamente rare, capita inoltre di trovarsi di fronte a texture che evidentemente non hanno ricevuto lo stesso lifting delle altre, come se il team di sviluppo si fosse dimenticato qualche pezzo in giro. L'ultima delusione è il frame rate: chi s'aspettava una riedizione a 60 fps rimarrà deluso perché questa Deathinitive Edition gira a 30 fotogrammi al secondo, esattamente come la sua versione originale.

Ciò si traduce comunque in un'esperienza di gioco piacevole e senza grossi tentennamenti anche nelle fasi più caotiche, ma una velocità di refresh maggiore sarebbe stata quasi doverosa visto il passaggio a un hardware più potente.

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Lo stile grafico del gioco non può non ricordare quello di titoli Blizzard quali World of Warcraft e Diablo III.

Gran gioco di partenza quindi, sebbene inferiore al primo capitolo, ma non una grandissima rimasterizzazione in HD. La cosiddetta "remaster-generation" ci ha riproposto titoli spesso scadenti, ma anche prodotti di gran qualità (vedi la recente Uncharted Collection, GTA V, The Last of Us, Metro Redux e così via). Darksiders 2 Deathinitive Edition si pone più o meno nel mezzo.

Se con questa versione rimasterizzata Nordic Games puntava ad attrarre nuovi adepti per i Cavalieri dell'Apocalisse, il bersaglio è rimasto ben lontano dall'essere colpito. Un terzo capitolo attualmente è fuori discussione e approcciarsi ad una saga dalla seconda puntata, conoscendo a malapena gli antefatti del primo capitolo, non è il modo migliore per iniziare una storia d'amore.

Il lavoro svolto a livello tecnico è discreto ma lontano da quello visto in altre prove di "restauro" uscite finora su PS4 e Xbox One. Nonostante ciò, il gioco rimane meritevole di essere provato, a patto di scendere a compromessi con le sbavature tecniche menzionate e con una sceneggiatura affascinante ma fin troppo contorta.

7 / 10

Darksiders 2 Deathinitive Edition - recensione Daniele Cucchiarelli La morte si fa bella. 2015-11-05T17:00:00+01:00 7 10

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