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Doom - recensione

Dopo Wolfenstein, un altro ritorno eccellente nel panorama degli FPS.

Qualche mese fa Bethesda ha sorpreso tutti con l'uscita di Wolfenstein: The New Order, un gradito ritorno dal passato in cui convivevano elementi tipici degli FPS anni '90 con una realizzazione tecnica al passo con i tempi. Wolfenstein ha convinto non solo per la trama eccellente e ben narrata, ma anche per un gameplay vecchio stile a base di medikit e pacchetti di munizioni, soluzioni immediatamente riconducibili agli esponenti storici del genere.

L'ottima accoglienza riservata a Wolfenstein da critica e pubblico ha evidentemente convinto Bethesda a proseguire lungo questa strada, proponendo un nuovo episodio di Doom in grado di recuperare tutti gli elementi che hanno permesso a questa serie leggendaria di entrare nella storia dei videogiochi.

Il nuovo Doom è veloce, frenetico e a tratti disturbante. Mentre il giocatore esplora a velocità incredibile la colonia su Marte invasa dalla progenie dell'Inferno, viene costantemente aggredito da immagini nate dall'incontro perverso tra carne, metallo, sangue e odio, in un cocktail perfetto per mettere in scena veri e propri stermini di massa.

Il più grande pregio del nuovo Doom è quello di abbandonare tutti gli elementi patinati sfruttati negli ultimi anni da Electronic Arts e Activision per cercare ad ogni costo il taglio cinematografico. In Doom la storia è un semplice canovaccio raccontato attraverso file di testo e scampoli di dialoghi scollegati tra loro, ma si rivela perfetta per giustificare la carneficina continua che avviane sullo schermo.

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I dialoghi sono semplici e funzionali. Non aspettatevi una trama da Oscar, da questo Doom. Per quello vi consigliamo Wolfenstein: The New Order!

Il silenzioso protagonista di Doom è guidato il più delle volte da rabbia e violenza, al punto da ignorare i consigli che spesso arrivano da comprimari che cercano inutilmente di indirizzarlo verso una strada ben precisa. Questo si sposa con un gameplay sempre diretto e privo di pause, dove al giocatore non è concesso nemmeno il tempo per ricaricare l'arma. L'azione della ricarica è stata eliminata per non intralciare la tempesta di piombo e sangue protagonista dell'FPS Bethesda.

Tutto ciò a cui si deve pensare è esplorare le vaste mappe assicurandosi di abbattere ogni minaccia sfruttando una delle numerose (e iconiche) armi a disposizione. Le munizioni, così come l'armatura e l'energia, possono essere semplicemente raccolte da terra. Nel caso dell'energia e dei proiettili, poi, è possibile recuperarne anche sfruttando le efferate esecuzioni eseguibili premendo lo stick analogico destro di fronte ai bersagli storditi, o dilaniando i demoni con la fida motosega sfoderabile in qualsiasi momento premendo il tasto Quadrato (a patto di avere il carburante necessario). Grazie a questo sistema, l'utente non si trova mai a corto di opzioni per versare il sangue nemico, ed è sempre in grado di liberarsi delle creature grottesche che popolano la colonia e le altre ambientazioni che viene chiamato a visitare.

Il richiamo ai vecchi capitoli della serie è costante, a partire dalle chiavi elettroniche colorate che garantiscono l'accesso ad aree specifiche delle mappe, fino ai numerosi segreti sparsi nei livelli. Tra questi spiccano anche le aree sbloccabili dopo aver attivato alcune leve specifiche, che in sostanza riproducono alla perfezione le vecchie mappe del primo Doom, con tanto di iconica musica di sottofondo.

Tutto questo, però, non ha impedito agli sviluppatori di aggiungere al cocktail una serie di elementi originali indispensabili per perfezionare il gameplay del nuovo Doom. Tra questi spiccano i potenziamenti delle armi, due per ogni bocca di fuoco, sbloccabili presso appositi droni e intercambiabili tramite la semplice pressione di una direzione sul d-pad.

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La scelta dei potenziamenti delle armi è utile per affrontare tutte le situazioni proposte dal gioco.

Questi potenziamenti permettono di mettere in pratica un gran numero di strategie differenti mentre si abbattono orde di demoni. Si può optare per l'approccio a distanza con il mirino del fucile d'assalto (ulteriormente potenziabile per soddisfare il cecchino che è in ognuno di noi), oppure ottenere una versione semi-automatica dello shotgun.

Ai potenziamenti delle armi si affiancano quelli dell'armatura Praetor, ottenibili ritrovando i cadaveri dei soldati d'elite sparsi per le mappe. Ed è proprio la disposizione dei potenziamenti a dimostrare l'importanza dell'esplorazione in Doom, dove le mappe non sono banali corridoi in cui i ritmi vengono scanditi dalle sempre più banali sequenze scriptate, ma aree ampie e ricche di dislivelli e passaggi nascosti.

Nel corso delle partite Doom dimostra con regolarità di voler premiare i giocatori più curiosi, quelli che non si limitano a seguire la strada principale senza porsi domande. Questo accade tanto nell'esplorazione quanto nel gameplay vero e proprio. Il gioco, infatti, contiene una notevole quantità di esecuzioni differenti, attivabili a seconda del posizionamento rispetto al bersaglio, della parte del corpo presa di mira e della posizione rispetto ad alcuni elementi dello scenario.

Durante le partite è possibile affrontare una serie di sfide opzionali che vanno dall'eliminazione di un certo numero di bersagli con un'arma all'uccisione di nemici ben precisi tramite esecuzioni specifiche. Questo dettaglio fa nascere in alcuni giocatori la giusta voglia di sperimentazione, spingendo a trovare tutte le uccisioni speciali realizzate dagli sviluppatori.

Ci sono poi le rune, che una volta scovate offrono altre sfide utili per sbloccare potenziamenti passivi da equipaggiare per modificare il proprio approccio ai combattimenti. Queste rune rendono ancora più fluido e veloce il gameplay, aumentando il raggio di raccolta automatica degli oggetti, oppure velocizzando le animazioni delle esecuzioni.

Pur non brillando per varietà di ambientazioni e di situazioni, la Campagna single player di Doom è una delle più godibili e soddisfacenti che possiate trovare in un FPS dell'attuale generazione. L'unico titolo a poter rivaleggiare da questo punto di vista è Wolfenstein: The New Order, non a caso sempre di Bethesda, che però offre un approccio molto diverso e maggiormente orientato alla narrazione di una storia di qualità, con personaggi affascinanti e ben caratterizzati.

La Campagna single player di Doom e quella di Wolfenstein sono due facce della stessa medaglia, e ogni amante degli sparatutto in prima persona dovrebbe portarle a termine almeno una volta. Anche più di una, se possibile, visto che i livelli di difficoltà più elevati garantiscono una sfida molto impegnativa anche per i veterani del genere.

A differenza di quanto accadeva in Wolfenstein, dove il multiplayer non era stato contemplato, nel nuovo Doom è presente anche una modalità multigiocatore ricca e frenetica. Per quel che abbiamo potuto vedere non stiamo parlando del multiplayer più bilanciato in circolazione, ma in quanto a divertimento i livelli toccati sono altissimi.

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La ricerca dei segreti nelle mappe è sempre stata una costante di questa serie, e il nuovo capitolo non delude certo le aspettative.

Anche contro i giocatori umani, infatti, la velocità dell'azione è molto elevata, ed è evidente la costante ispirazione agli arena shooter di tanti anni fa. Sotto molti punti di vista ci è sembrato di tornare a sfrecciare nelle mappe di Quake Arena o di Unreal Tournament, alla ricerca di preziosi medikit con cui recuperare energia o dell'indispensabile armatura con cui sopravvivere agli scontri più brutali.

Nel multiplayer sono disponibili armi assenti nella Campagna, ed è possibile scegliere con cura una serie di potenziamenti da equipaggiare (fino a un massimo di cinque in contemporanea). Durante le partite, poi, in punti specifici delle mappe compare regolarmente una runa che attiva la trasformazione in demone, condizione che tramuta il beneficiario in una delle mostruose creature del bestiario di Doom. Una volta assunta questa forma la forza del giocatore aumenta sensibilmente, ma qualora questi venisse eliminato prima dello scadere della metamorfosi, l'uccisore si trasformerebbe a sua volta fino allo scadere del tempo.

Oltre al classico Deathmatch, il multiplayer di Doom offre anche altre modalità, non tutte altrettanto convincenti. Mietitore di Anime è la versione demoniaca di Kill Confirmed, ma ha davvero poco senso in un gioco in cui le uccisioni vengono quasi sempre fatte a distanza ravvicinata.

Dominazione è piuttosto tradizionale, ma presenta anche una variante chiamata Via della Guerra, che in sostanza muove le zone da conquistare lungo un percorso ben preciso. Le modalità Congelamento e Arena Clan sono varianti che non abbiamo apprezzato molto per via dell'assenza del respawn, dettaglio non certo da poco in un gioco veloce e frenetico come questo.

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Non è ancora chiaro quanto il multiplayer del nuovo Doom sia bilanciato. Per ora sembra che qualcosa debba essere ritoccato.

Come se tutto questo non bastasse, per gli utenti più creativi è presente anche l'interessante modalità SnapMap, che in pratica permette di creare le proprie mappe originali da condividere con il resto della community. L'editor non è certo dei più intuitivi, ma il mondo è pieno di persone che preferiscono passare ore a creare contenuti piuttosto che a giocare, motivo per cui siamo praticamente certi che nei prossimi mesi troveremo centinaia di creazioni spettacolari da provare con gusto.

Tecnicamente parlando la versione PS4 del gioco, l'unica da noi provata, ci ha convinto grazie ai 60 fps rocciosi che la caratterizzano. Per ottenerli è stato necessario fare qualche sacrificio sul fronte degli effetti speciali e dell'illuminazione, ma nonostante questo il risultato finale è davvero convincente.

Peccato solo per i lunghi caricamenti tra un livello e l'altro e per un tearing che a tratti segna un'esperienza comunque notevole. Merita un commento positivo anche la colonna sonora, composta dal medesimo autore responsabile di quella di Killer Instinct, perfettamente in grado di pompare il sangue nelle vene nelle fasi più calde dell'azione.

Le tracce audio non sono sempre presenti, ma quando partono fanno immediatamente scorrere l'adrenalina nel corpo del giocatore, aiutandolo a sostenere gli scontri a fuoco più brutali (in particolar modo ai livelli di difficoltà più elevati).

Potrà sembrare assurdo, ma il ritorno di Doom da un passato ingiustamente rinnegato dagli sviluppatori rappresenta una gradita ventata d'aria fresca nel panorama degli FPS. Chiunque sia alla ricerca di uno sparatutto in prima persona veloce, divertente, frenetico e impegnativo, non deve assolutamente farsi sfuggire questo piccolo capolavoro di sangue, metallo e polvere da sparo.

9 / 10

Doom - recensione Filippo Facchetti Dopo Wolfenstein, un altro ritorno eccellente nel panorama degli FPS. 2016-05-16T12:45:00+02:00 9 10

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