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Horizon Zero Dawn - recensione

Una copia d'autore.

Ci aspettavamo molto da Horizon Zero Dawn. Fin dal primo video di annuncio eravamo rimasti affascinati dal progetto di Guerrilla Games, dal suo stile e dalla commistione vincente del lussureggiante mondo post apocalittico con i dinosauri robotici in stile Zoids.

Ogni nuovo video e ogni dimostrazione del gameplay contribuiva a gonfiare le nostre speranze di mettere le mani su qualcosa di innovativo. Alla prova dei fatti, però, Horizon si è rivelato un eccellente clone di tanti altri videogiochi.

Lavorando per dare vita all'avventura di Aloy, il team di Guerrilla ha messo insieme alcuni spunti del gameplay di Far Cry Primal e gli epici combattimenti di Monster Hunter, incollando il tutto sulla struttura dell'ultimo Tomb Raider.

Iniziando l'avventura di Aloy, dopo un breve tutorial che raccontava l'infanzia della protagonista, ci siamo resi subito conto di ogni singola fonte d'ispirazione sfruttata dagli sviluppatori. L'accumulo delle risorse attraverso la raccolta di legna, bacche ed erbe di ogni tipo e la perquisizione delle prede abbattute per recuperare elementi da sfruttare per sopravvivere, le avevamo abbondantemente apprezzate nel capitolo primitivo di Far Cry.

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Il team di Guerrilla Games si è assicurato di curare anche i più piccoli dettagli di Horizon. Ci siamo seduti più che volentieri ad ascoltare le storie della matriarca Nora!

L'esplorazione di un vasto mondo immerso nella natura selvaggia, il letale arco da caccia e le ambientazioni oscure in cui addentrarsi in cerca di ricompense preziose, hanno caratterizzato gli ultimi episodi di Tomb Raider. La stessa Aloy non è altro che Lara Croft con il cosplay dei Flinstones.

Eppure, con il passare delle ore, non abbiamo potuto fare altro che apprezzare l'ottimo taglia e cuci di Guerrilla. Il team olandese ha svolto un lavoro molto simile a quello del commissario tecnico della nazionale di calcio, selezionando i migliori elementi in circolazione per dar vita a un progetto eccellente in ogni suo reparto.

Nonostante la più classica delle strutture open world, Horizon scorre via che è un piacere. La linea narrativa tracciata dalle missioni principali è bilanciata in modo eccellente e introduce in gradualmente i numerosi elementi (e le splendide creature) che costituiscono la struttura base del gioco.

Aloy può scoccare frecce di vario tipo (normali, di precisione, elementali, dirompenti, ecc.), lanciare piccole bombe usando la fionda e combattere in mischia con la sua fida lancia. Per sopravvivere nel mondo ostile del gioco, però, può anche piazzare utili trappole, avvantaggiarsi dei punti deboli delle creature o "addomesticarle" portandole dalla sua parte (anche se in questo caso è più una questione di hacking).

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Ogni volta che sulla mappa vedete un nuovo falò, raggiungetelo anche a costo di fare una deviazione. Più ne attiverete, più sarà facile sfruttare i viaggi rapidi.

Dopo poche ore in compagnia di Horizon ci è sembrato di aver sempre vissuto in quel mondo spietato e affascinante. Abbiamo imparato ad accettare il ruolo non più dominate dell'essere umano, trasformato da feroce predatore a preda succulenta delle potenti bestie meccaniche.

I primi incontri con nuove specie di creature sono stati brutali e illuminanti. Ed è stato proprio questo l'elemento che ci ha spinti a citare Monster Hunter. Esattamente come nel titolo Capcom, infatti, anche in Horizon è fondamentale imparare a conoscere ogni creatura del gioco.

Questo vuol dire studiarne i movimenti, i pattern di attacco, il carattere e, soprattutto, gli eventuali punti deboli. Battaglia dopo battaglia abbiamo imparato a sfruttare al meglio gli attrezzi a nostra disposizione. Se le news che descrivevano Horizon come un gioco più difficile di Dark Souls vi hanno spaventato, sappiate che la verità è molto diversa.

Il paragone con Monster Hunter non è casuale. La celebre saga Capcom può essere davvero difficile per i giocatori alle prime armi e per quelli meno pazienti. Affrontare a testa bassa le battaglie con le creature di Horizon porta quasi sempre a una morte orribile, soprattutto contro le macchine più grandi e resistenti.

L'ideale è pianificare ogni mossa e pensare a una strategia sensata. Si raggiunge un luogo sicuro da cui osservare il bersaglio con lo scanner del Focus. Premendo R3 si attiva un visore in grado di mostrare le caratteristiche e gli eventuali punti deboli del mostro.

Fatto questo, si piazzano le trappole, possibilmente scegliendo quelle legate all'elemento più efficace contro il bersaglio. Ce ne sono di vari tipi, da quelle di prossimità a quelle da far esplodere con un colpo a distanza, fino a quelle che si attivano sollecitando la corda tesa tra due paletti.

Con la giusta pianificazione i combattimenti di Horizon sono molto più abbordabili. A questo si deve comunque aggiungere una buona dose di abilità del giocatore, che deve imparare a gestire al meglio la modalità concentrazione (simile a quella di Vanquish) per rallentare l'azione durante la mira di precisione e, dopo aver sbloccato le rispettive abilità, durante i salti e le scivolate.

Quando l'azione va al rallentatore è più facile mirare i punti deboli dell'avversario, con risultati davvero incredibili. Colpendo con una freccia incendiaria un serbatoio di vampa, per esempio, è possibile provocare potenti esplosioni. Le frecce dirompenti, dal canto loro, sono perfette per far saltare parti intere della corazza delle macchine, esponendo altri punti deboli.

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Il Focus è fondamentale per pianificare al meglio le strategie di Aloy. Permette di individuare i nemici a distanza e di marchiarne la posizione.

Ogni creatura richiede un approccio specifico. Via via che si sale di livello, ovviamente, gli scontri con alcune tipologie di nemico diventano una semplice formalità, ma la difficoltà media rimane ben calibrata fino alla fine del gioco.

Accumulando punti esperienza e salendo di livello è possibile sbloccare un gran numero di abilità che rendono Aloy sempre più potente. Ci sono quelle legate al combattimento in mischia, alle uccisioni silenziose, alla raccolta delle risorse, all'override delle macchine e altre ancora.

Verso la fine del gioco possono essere sbloccate praticamente tutte, ma l'ordine di attivazione cambia in modo evidente l'approccio tattico. Nel nostro caso, per esempio, abbiamo preferito attivare subito tutte le abilità stealth, utili per uccidere in modo silenzioso anche i bersagli elite. Questo ha semplificato gli assalti agli accampamenti dei ladri e le sequenze contro le macchine più piccole, ma ci ha fatto soffrire nelle battaglie contro gli avversari più grossi.

Il bello della struttura open world di Horizon è che, in un modo o nell'altro, è sempre coinvolgente. Gli spostamenti possono essere affrontati a piedi, a cavallo di una macchina addomesticata con l'override, o approfittando dei viaggi rapidi verso i falò. I falò sono i punti di salvataggio di Horizon e sono sparsi con generosità per tutto il mondo di gioco. Una volta scoperti e accesi, si possono raggiungere in un lampo usando un oggetto specifico (inizialmente consumabile, ma poi disponibile in versione illimitata).

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Una volta sbloccata l'abilità per attirare l'attenzione di un bersaglio e il colpo silenzioso, potrete liberarvi facilmente di gran parte delle macchine più piccole.

Le missioni sono quasi sempre interessanti e, come spesso accade in questo genere di giochi, i momenti migliori vengono offerti dal viaggio, più che dalla missione vera e propria. Non è raro imbattersi in sfide secondarie lungo il tragitto tra una missione principale e l'altra.

Ci sono le sfide di caccia (prove a tempo in cui si devono sfruttare varie strategie contro creature sempre diverse), i tutorial delle armi, i raid contro gli accampamenti dei banditi, le commissioni dei PNG, i Collilunghi (la versione in movimento dei punti di osservazione di Assassin's Creed), le zone corrotte da ripulire e i Calderoni.

Quest'ultimi ricordano molto da vicino le tombe dei recenti Tomb Raider. Aloy si addentra in strutture misteriose piene di trappole, nemici ed elementi platform e sconfiggendo il boss di turno sblocca l'override di nuove macchine oltre a quelle iniziali.

Pur non proponendo nulla di particolarmente innovativo, quindi, Horizon è un mix che funziona alla grande. I tempi di gioco, il sistema di combattimento e il bilanciamento delle missioni sono tarati alla perfezione. L'unico neo è rappresentato dai dialoghi, spesso troppo lunghi, verbosi e inconcludenti.

In più di un'occasione ci è capitato di seguire con una certa noia i lunghi discorsi tra Aloy e i personaggi del gioco. Le conversazioni vengono gestite attraverso un sistema simile a quelli di Fallout e di Mass Effect, con le varie fasi del discorso attivabili scegliendo i rispettivi argomenti dall'apposito menu.

Il problema è che al di là di qualche informazione extra di scarsa utilità, il giocatore non riceve alcun beneficio dall'ascolto di ogni dialogo. Raramente capita di poter decidere il tono della risposta di Aloy, tra quello istintivo, quello ragionato e quello emotivo, ma a differenza di quanto accade in altri giochi diventati punti di riferimento in tal senso, in Horizon le scelte del giocatore non hanno mai conseguenze rilevanti.

A parte questo piccolo dettaglio, gli altri elementi di Horizon sfiorano la perfezione. Tecnicamente parlando ci troviamo di fronte a un vero gioiello, soprattutto su PlayStation Pro (piattaforma su cui abbiamo affrontato l'intera avventura). L'impatto visivo è splendido e la fluidità è quasi sempre garantita, salvo nelle situazioni più caotiche con grandi esplosioni su schermo.

Il mondo del gioco è vivo e vibrante e a tratti sembra quasi di poterne percepire i profumi. Il ciclo giorno notte, l'alternarsi di condizioni atmosferiche variabili e il fruscio del vento tra le fronde degli alberi ci hanno fatto provare sensazioni simili a quelle che ci ha trasmesso l'immenso The Witcher 3.

C'è anche la giusta varietà di paesaggi e ambientazioni. Gli sviluppatori si sono assicurati di non far passare troppo tempo nello stesso luogo a completare missioni inutili, senza però rinunciare alla longevità. In questo modo si può passare da ambientazioni tecnologiche a territori dal vago sentore canadese, passando per caldi deserti a tinte ocra.

Per portare a termine Horizon sono necessarie circa 30 ore, ma la cifra può cambiare drasticamente in base al numero di missioni secondarie affrontate e all'immancabile caccia ai collezionabili (di cui il gioco è letteralmente pieno).

Il team di Guerrilla Games si è assicurato di creare un'esperienza visivamente suggestiva e tecnicamente appagante. I volti dei personaggi, i modelli delle macchine e molte animazioni (ma non tutte) vantano una cura maniacale, al punto da far nascere spesso il bisogno di salvare degli scatti attraverso la modalità foto.

Affrontare l'esperienza garantita da Horizon Zero Dawn è stato un vero piacere. Nonostante la sostanziale assenza di novità, il titolo sviluppato da Guerrilla Games ha il merito di amalgamare alla perfezione alcuni degli elementi migliori di altre saghe famose. La PlayStation 4 può dunque contare su un'altra esclusiva di peso. Un'esperienza ricca, vibrante e tecnicamente eccellente, da vivere tutta d'un fiato.

9 / 10

Horizon Zero Dawn - recensione Filippo Facchetti Una copia d'autore. 2017-02-20T09:00:00+01:00 9 10

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