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The Long Journey Home - recensione

Odissea nello spazio.

Faster Than Light (meglio noto come FTL) ha fatto scuola. Un gioco che partiva con ambizioni decisamente limitate si è guadagnato il rispetto e l'ammirazione degli appassionati di videogiochi grazie a un gameplay divertente e coinvolgente quanto precisamente limato intorno ad alcuni (pochi) elementi principali. Permadeath, elementi rpg, tattica e alta difficoltà sposati con una semplicità di fondo e un'immediatezza senza pari; questi i segreti di FTL.

I pilastri del genere roguelike si sono così affermati ancora di più, dopo FTL, come princìpi da seguire per portare sul mercato titoli dal grandissimo potenziale di vendita. Gli esempi sono pressoché infiniti. Il modello di FTL, tuttavia, non è mai stato seguito pedissequamente e, nei cinque anni successivi al lancio del gioco dei Subset Games, nessun vero clone è apparso sul mercato. Ed ecco The Long Journey Home che, lungi dall'essere un clone, ci propone un gameplay basato su un viaggio-odissea simile a quello di FTL, ma costituito da elementi differenti: una sorta di ricetta in cui cambiano gli ingredienti ma la formula di base rimane la medesima.

Innanzitutto la premessa: in un futuro non troppo lontano l'umanità si prepara a lanciare la prima spedizione su Alpha Centauri, è il primo viaggio in un sistema stellare diverso dal nostro. Così il giocatore assembla un team di quattro astronauti (da un pool di dieci candidati) dotati di abilità diverse (e una dote di un singolo oggetto), sceglie un'astronave (con diverse caratteristiche come la resistenza della chiglia, la grandezza della stiva, la manovrabilità, la capacità del serbatoio), un lander (anch'esso con diverse caratteristiche), inserisce un seed (per eventualmente condividere la generazione casuale della galassia con un amico) e lancia la missione.

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Il nostro team pronto per iniziare la missione più importante/disastrosa mai intrapresa dall'umanità.

L'inizio di TLJH è quasi fuorviante: l'atmosfera è gioiosa, si sente un qualcosa di epico nell'aria e ci si prepara, in caso non si sapesse esattamente di che gioco si tratta, ad arrivare effettivamente su Alpha Centauri. Magari anche a farci qualcosa su questa sistema stellare ormai leggendario per l'umanità. Invece, sorpresa, tutto va estremamente male e i nostri quattro astronauti non vedranno mai né Alpha Centauri né per i primi X tentativi, la Terra. Sostituite a piacere la lettera 'X' con un numero che tende all'infinito, perché TLJH è un gioco estremamente difficile che vi farà sudare le proverbiali sette camicie per raggiungerne il termine.

Un non meglio precisato problema tecnico ha catapultato il nostro team a migliaia di parsec dalla Terra e sta a noi cercare di farlo tornare indietro saltando da un sistema stellare all'altro e tracciando così la strada per la più lunga odissea mai intrapresa da un umano nella storia. Il tutto con un'astronave che non è stata affatto costruita per un viaggio del genere, che è quindi estremamente fragile e dotata di risorse limitate per un compito di questo tipo. Questa è la premessa, francamente affascinante, di TLJH.

Come fare? Al centro del gameplay di TLJH ci sono tre risorse fondamentali che tengono in piedi la nostra astronave e le nostre speranze di raggiungere l'endgame. Il carburante che serve per navigare tra i sistemi stellari e scendere sulla superficie dei singoli pianeti, i metalli utilizzati per riparare eventuali danni alle chiglie dell'astronave e del lander e, infine, una sostanza esotica non meglio precisata che ci permette di effettuare i salti tra i sistemi stellari.

Queste risorse si sintetizzano da gas, metalli e minerali che recupereremo in giro: scendendo sui pianeti, esplorando piccoli assembramenti di meteoriti o commerciando con gli alieni. Così, una tipica partita di TLJH ci vede impegnati a vagare nei sistemi stellari esplorando queste tre possibilità e tenendo d'occhio le condizioni del nostro equipaggiamento e dei nostri eroi.

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Il gameplay, al contrario di FTL, ha due elementi centrali focalizzati sull'azione. La navigazione nei sistemi stellari (l'attività maggioritaria in quanto a tempo speso) avviene impostando in maniera dinamica (con joystick del pad o con il mouse) la traiettoria dell'astronave: è necessario approcciare i pianeti che desideriamo esplorare entrando in orbita con una certa precisione e lentezza, pena lo spreco di carburante o, peggio, disastrose collisioni.

Questa parte è sufficientemente interessante e sfidante visto che i sistemi stellari sono sempre casuali e la loro esplorazione è legata a doppio filo con le possibilità che abbiamo di proseguire. Se all'inizio il sistema di controllo può sembrare astruso, pian piano ci si renderà conto che ha invece molto senso visto che paga fare un minimo di pianificazione nell'approccio e, soprattutto, esplorare solo i pianeti che hanno potenzialità.

I pianeti, per l'appunto, sono tutti caratterizzati dalle risorse che offrono e dalla pericolosità, quest'ultima generata dalle condizioni climatiche e, soprattutto, dalla gravità. Quando lancerete il lander vi accorgerete infatti che la gravità che lo spinge a terra è sempre diversa e che ci sono forze che contrastano in maniera più o meno violenta i vostri controlli (affidati a razzi direzionali). Si tratta del gameplay di Lunar Lander (vecchio gioco Atari del lontano 1979) fatto di continue compensazioni mirate ad atterrare con il consumo minimo di carburante ma, soprattutto, senza danni.

Una volta sulla superficie si procede a trivellare per estrarre le risorse. Solitamente il tempo è poco perché le condizioni climatiche e naturali minacciano la chiglia del lander e perché il carburante non permette di sfruttare appieno quanto offerto dal pianeta. Anche in questo caso, come nella scelta dei pianeti da esplorare, ci sono molte decisioni che dovrete prendere, in fretta.

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A volte i pianeti che esploriamo rivelano antiche civiltà decisamente ben conservate!

Anche questa meccanica è ben realizzata e, all'inizio, fuorviante. Scendere su un pianeta con condizioni proibitive è una scelta che il gioco offre, ma bisogna sempre essere consci del fatto che può essere impossibile evitare completamente danni, per quanto skillati si possa essere con il lander. Questo può portare a frustrazione se non si considera che tipo di gioco TLJH vuole essere: un roguelite ispirato a dinamiche realistiche che non vuole fare sconti e che, soprattutto, chiede al giocatore di pensare prima di fare...

Oltre a queste sessioni d'azione ci sono i combattimenti e le esplorazioni di campi di asteroidi che sfruttano la stessa meccanica d'azione con visuale dall'altro. Qui a farla da padrone è l'uso di proiettili sparati dal lato della nave (in stile vecchie battaglie navali) abbinati con la continua negoziazione della posizione dell'astronave (non ci sono freni nello spazio, solo deriva e possibilità di compensare). Semplice e visto già molte volte, questo gameplay aggiunge decisamente poco all'esperienza di gioco.

Oltre all'azione, TLJH propone al giocatore incontri con diverse razze aliene e lo sviluppo di relazioni, nonché l'esecuzione di quest. Queste civiltà sono molte e tutte ben caratterizzate e interessanti; personalità, obiettivi, situazioni sono stati curati in maniera approfondita e anche la qualità dei testi è alta, soprattutto per quanto riguarda la comicità di certi scambi.

Dal punto di vista estetico TLJH è ben realizzato. La navigazione spaziale è limitata ai pianeti e ad alcuni effetti speciali abbastanza convincenti (ottimo soprattutto quello delle radiazioni); per il resto i pianeti (nelle sezioni di sbarco), gli incontri con gli alieni e le schermate interne della nave si affidano a un 3D molto colorato, non troppo dettagliato ma efficace. Niente di cui gridare al miracolo, ma uno stile sobrio e sufficientemente personalizzato per dare a TLJH una personalità e un sapore peculiari.

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La mappa di gioco ricorda i titoli 4X. Il gameplay di The Last Journey Home, invece, è un mix creativo e interessante di diversi generi.

La colonna sonora è invece eccezionale. Il tema principale prima vi commuoverà, e poi vi rimarrà nella testa tanto che vi ritroverete a canticchiarlo. L'atmosfera di speranza, ma anche di tragica incombenza, è affidata in gran parte proprio al tema musicale che si abbina splendidamente con i momenti più disastrosi ma anche con quelli in cui sembrerebbe (condizionale d'obbligo) che ce la possiate fare. TLJH è un gioco che mostra grande cura e passione da parte degli sviluppatori. La visione è precisa anche se, francamente, non popolarissima. Molti storceranno il naso di fronte all'alta difficoltà e ai continui problemi che ci si ritrova ad affrontare, anche completamente casuali e non legati alle nostre azioni.

TLJH è però un gioco che racconta la storia di una situazione tragicamente senza speranza in cui tutto è contro il giocatore, perché lo spazio è 'natura' allo stato più crudele che ci possa essere. TLJH vuole muoversi in questo scenario di gioco e offrirci un'esperienza in cui la morte deve essere uno strumento di miglioramento delle prestazioni. Se apprezzate queste condizioni e approcciate il gioco rispettandone le premesse lo amerete visceralmente.

8 / 10

The Long Journey Home - recensione Davide Pessach Odissea nello spazio. 2017-07-17T11:20:00+02:00 8 10

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