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StarCraft: Remastered - recensione

Il ritorno dell'RTS che ha fatto la storia degli eSport.

Era il 30 Novembre 1998 quando Blizzard decise di pubblicare l'espansione Brood War per StarCraft, uno dei suoi titoli di punta, che da lì a pochi mesi avrebbe fortemente cambiato l'approccio ai videogiochi portandoli dall'essere dei semplici passatempi ad un vero e proprio contesto competitivo, con giocatori professionisti e tornei da milioni di dollari in palio.

Oggi, 19 anni dopo, ci viene proposto un viaggio indietro nel tempo. L'obiettivo di StarCraft: Remastered è infatti proprio questo, ossia rispolverare un grande capolavoro ringiovanendolo con un comparto tecnico che dovrebbe in qualche modo dare agli appassionati un prodotto che abbia il fascino del passato, senza far avvertire troppo il peso degli anni trascorsi.

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L'evento lancio, presentato da Day9, è stato un successo.

La scelta è stata coraggiosa, forse rischiosa, ma dobbiamo riconoscere che nonostante il suo grande successo, StarCraft II non è riuscito a rimanere sulla cresta dell'onda come il predecessore, specialmente per quello che riguardo il contesto 'esportivo'. Uno dei motivi per cui Blizzard ci ha riproposto questo classico del passato è stato dunque quello di riavvicinare al titolo vecchi appassionati di RTS, e perché no, permettere anche alle nuove generazioni di vestire i panni di Raynor e Kerrigan, protagonisti del gioco, e godersi la campagna originale con una grafica aggiornata.

Perché StarCraft, in generale, non è solo un eSport, è anche un racconto epico che ha accompagnato la crescita di migliaia di appassionati per oltre 20 anni, riuscendo in qualche modo a creare un vero e proprio universo parallelo sul quale sono stati scritti romanzi e prodotti cortometraggi. Con questa rimasterizzazione si chiude quindi un cerchio, che magari un giorno porterà a riaprirne uno totalmente nuovo.

Il gioco è commercializzato solo in versione digitale (ottimo il prezzo di 14,99€) e la versione fisica, con gadget annessi, è al momento acquistabile solo in Corea del Sud. Diciamolo subito, il titolo non offre niente di più e niente di nuovo rispetto alla versione originale e, come già detto, le principali novità riguardano il solo comparto tecnico.

Critica e pubblico parlano ormai lingue diverse? Tra simulazioni immersive e una qualità che non paga. Critica e pubblico parlano ormai lingue diverse?

Il menù principale, che si presenta abbastanza scarno, ci dà la possibilità di scegliere tra giocatore singolo e multigiocatore. Scegliendo la prima opzione potremo rivivere la campagna originale oppure quella di Brood War, un'esperienza che qualunque giocatore di StarCraft dovrebbe assolutamente provare. Lo faranno di sicuro gli appassionati della saga, che da anni forse cercavano stimoli per affrontare nuovamente la campagna, ma è un must anche per chi si affaccerà per la prima volta a questo universo.

Per chi fosse un novizio del titolo, è giusto spiegare che la storia è suddivisa in tre grandi capitoli fortemente intrecciati tra di loro, ognuno dei quali legato ad una razza differente. Si parte con i Terran per poi passare agli Zerg ed infine ai Protoss. Ogni razza ha le sue particolarità e le proprie meccaniche, il che è uno degli aspetti che ha permesso a StarCraft di raggiungere il meritato successo, garantendo una certa varietà alla campagna, quasi come se ci si trovasse di fronte a titoli completamente diversi.

La trama, inutile ripetersi, è una delle più appassionanti mai create per uno strategico in tempo reale, con dei personaggio fortemente carismatici e una storyline ricca di colpi di scena mai banali. Le missioni sono numerosissime, estremamente cinematografiche e, grazie anche ad un sistema di difficoltà molto equilibrato, anche chi non ha dimestichezza con gli strategici in tempo reale non dovrebbe trovare difficoltà a godersi tutta la storia senza momenti di frustrazione.

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Questa è una base Zerg, ma ogni razza avrà le proprie caratteristiche.

Il pacchetto, offrendo sia la campagna originale, sia la successiva espansione Brood War, garantisce inoltre una longevità non indifferente e di certo superiore alla media del genere. Per quanto riguarda il multiplayer, questo è basato su un semplice concetto: la competitività. Chiunque si voglia quindi avvicinare a questo contesto deve armarsi prima di tutto di pazienza e voglia di apprendere, dato che le ore che si dovranno passare davanti al proprio PC per migliorare e poter competere a buoni livelli saranno molte.

La lobby, il menù principale del comparto multiplayer, è il classico Battle.net cui è stata semplicemente data una rinfrescata. Una notizia che farà la felicità dei videogiocatori nostalgici e più accaniti. Anche in questa modalità ci verrà chiesto di scegliere tra le unità del gioco originale oppure quelle presenti anche in Brood War e successivamente la razza da controllare sul campo di battaglia.

Si potrà anche scegliere la tipologia di partita, tra una semplice amichevole oppure una partita classificata, da soli (per ora è abilitata solo questa possibilità) o in compagnia di al massimo altri tre giocatori, per delle sfide quattro contro quattro che faranno divertire anche i meno esperti.

Il sistema di gioco, come per molti titoli di strategia in tempo reale, è estremamente frenetico. Tutto è incentrato sulla velocità dei giocatori e sull'abilità nel coordinare mouse e tastiera contemporaneamente. Specialmente per quanto riguarda i veterani di StarCraft II, il ritorno alle meccaniche originali, con l'impossibilità di non poter selezionare più di 12 unità contemporaneamente, potrebbe essere difficile da familiarizzare. D'altra parte potrebbe invece favorire i vecchi giocatori ribaltando, e non di poco, le varie graduatorie della scena competitiva.

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Il vecchio Battle.Net renderà felici anche i più nostalgici.

Per quanto riguarda il comparto tecnico, sicuramente è stato svolto un lavoro egregio ed estremamente curato. Il titolo può girare fino a 4K e, sebbene possa in qualche modo spiazzare tutti coloro che sono abituati alle produzioni moderne, di certo offre un'attenzione al dettaglio per la quale chiedere di più sarebbe stato difficile, considerando che si sta pur sempre parlando di un software sviluppato quasi 20 anni fa.

La colonna sonora invece non invecchia mai e ci viene lasciata la possibilità di selezionare l'audio originale con le musiche e i doppiatori che hanno fatto la storia del primo StarCraft. Anche per quanto riguarda l'aspetto grafico, è possibile passare quando si vuole dalla versione aggiornata a quella originale, così che si possa apprezzare ancora di più il lavoro svolto dai programmatori Blizzard con quest'opera di restyling.

Dare una valutazione ad un titolo come StarCraft: Remastered risulta particolarmente difficile, sia perché sarebbe impossibile non farne una questione emotiva, sia perché sarebbe importante conoscere il vero obiettivo di questa operazione di Blizzard. Alcune critiche mosse in questi giorni dalla comunità affermano che il rischio di cannibalizzare l'utenza presente su StarCraft II sia molto alto e che, se lo scopo fosse stato avvicinare nuovi giocatori alla scena multiplayer, portando nuova linfa al comparto competitivo, il rischio sia quello di ottenere il risultato opposto, disperdendo cioè i professionisti.

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Gli scontri in multiplayer saranno frenetici.

D'altra parte l'entusiasmo non sta mancando e sono tantissimi, anche tra i player più anziani, ad essersi rimessi in gioco. Un fenomeno che conferma il grande successo di questa operazione sin dall'evento di lancio, con un bellissimo torneo durante il quale si sono scontrate vecchie glorie, col commento di Day9, uno dei più rappresentativi caster dell'intero panorama mondiale degli eSport. Comunque la si voglia vedere, StarCraft: Remastered, specialmente per la cifra alla quale viene venduto, è sicuramente una chicca che gli appassionati di RTS non dovrebbero farsi sfuggire.

StarCraft: Remastered - recensione Alessandro Vasarri Il ritorno dell'RTS che ha fatto la storia degli eSport. 2017-08-18T10:00:00+02:00 4 5

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