Eurogamer.it

Transference - prova

Ricorda: "You're safe".

Ubisoft continua a sfornare nuove IP e, a quanto pare, crede nella tecnologia della Realtà Virtuale come un buon mercato su cui puntare in futuro. Ce lo conferma Transference, titolo che sarà disponibile sia per le console casalinghe in una versione giocabile con i pad tradizionali, sia per i caschetti VR.

Annunciato all'E3 di quest'anno con un trailer che poco lasciava comprendere ben poco della natura del gioco, se non i suoi toni oscuri e psichedelici, lo abbiamo provato durante la Gamescom per cercare di capire cosa nasconda Ubisoft sotto immagini disturbate e frasi dal significato ambiguo.

Non è stato un compito facile. Fedele al suo stile enigmatico, Transference viene fatto provare in una sala dedicata come se fosse un vero esperimento segreto, con tanto di consegna di foglio con istruzioni da seguire e video messaggio introduttivo da parte del conduttore dell'esperimento: saremo i primi a sperimentare una particolare invenzione che permette di vivere attraverso le sensazioni di una terza persona. Assistiamo straniti la clip fino alla fine, ricevendo più volte l'inquietante rassicurazione: "you are safe", sei al sicuro. Ci sentiamo meno al sicuro che mai ovviamente.

Come detto dal video vivremo l'esperienza di Walter, alle prese con un misterioso e macabro evento avvenuto nella sua abitazione. Indossiamo quindi un Oculus Rift, la versione attualmente in commercio, e riapriamo gli occhi dalla prospettiva del protagonista. Siamo all'interno della casa, nel 2002, ma colori sbiaditi e strani glitch in quello che vediamo fanno capire che c'è qualcosa che non va. Ci muoviamo, molto cautamente, con la levetta sinistra e dopo pochi passi tutto cambia per ripartire dalla stessa posizione iniziale, ma nel 1993. Altro che essere "safe"!

Esplorando pian piano le varie stanze possiamo interagire con oggetti che si fanno notare grazie ai piccoli glitch. Sono indizi più o meno evidenti dei fatti accaduti e sta a noi cercare di ricostruire gli eventi mentalmente e completare il puzzle per procedere. Un foglio con su scritto di ricordarci di spegnere le luci ci fa scoprire che ad ogni click dell'interruttore possiamo da un anno all'altro, dove la presenza di oggetti chiave cambia e se abbiamo bisogno di aprire una porta per cui non troviamo le chiavi, probabilmente si trova nell'altra epoca.

Si continua così, risolvendo enigmi uno dopo l'altro, come se stessimo posizionando correttamente gli ingranaggi di un meccanismo che deve sbloccarsi. Tutto è assurdo e al contempo eccitante, l'atmosfera ci tiene sempre sull'attenti e i battiti cardiaci sempre veloci. Come riferitoci dopo il test dagli sviluppatori, Transference non è propriamente un horror, anche se contiene jump scare che ci hanno fatto spaventare eccome, ma si tratta più di un thriller psicologico che gioca con le nostre sensazioni attraverso furbe scelte di design.

Abbiamo incontrato l'uomo che ha platinato 1200 giochi “Altri potrebbero vergognarsi perché sono deboli e non hanno spirito” Abbiamo incontrato l'uomo che ha platinato 1200 giochi
1

È impossibile essere preparati a cosa vi aspetta in Transference...

Ogni nostro movimento provoca infatti cambiamenti negli effetti sonori che udiamo da ogni direzione, che sia la voce del figlio di Walter o un campione in loop, furbi segnali per indicare che si sta prendendo la direzione giusta o sbagliata, o semplicemente per destabilizzare il giocatore ormai in balia degli eventi.

Anche se difficile da descrivere per via della sua originalità, Transference è essenzialmente un'avventura grafica con enigmi da risolvere. Si va per tentativi sfruttando i feedback di ogni azione e immaginando lo svolgimento degli eventi per arrivarne a capo. Almeno in questa demo.

Ci è stato detto che l'esperienza nella mente di Walter è soltanto una di quelle vivibili all'interno del gioco, e stando al videomessaggio iniziale l'esperimento in questione potrebbe essere applicato in numerosi altri campi. Di fatto un gioco nel gioco. Certo è che arrivare alla fine del livello è stato altamente immersivo e ha richiesto intuizioni acute, col fiato sospeso dall'inizio alla fine. Mancava solo Elijah Wood.

3

In Transference non sarete i protagonisti ma le cavie di un esperimento.

Pur essendo una breve prova è chiaro come Transference possa essere vissuto al meglio solo con l'utilizzo di un headset VR, possibilmente anche con delle buone cuffie surround. Giocato in modo tradizionale è facile che perda quella componente ipnotica che in alcune fasi ci ha disturbato in modo positivo.

Tuttavia molti mesi che ci separano ancora dall'uscita stabilita per la primavera 2018, e sappiamo ancora troppo poco di come e dove il gioco completo voglia portare la nostra mente. Aspettiamo trepidanti, forse è il momento giusto per mettere i soldi da parte per l'acquisto di un set per la realtà virtuale.

Commenti

Crea un account

O