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Erica - anteprima

Un po' film, un po' videogioco.

"Vogliamo creare un'esperienza narrativa nuova e rivolta a tutti", esordisce Jack Attridge, creative director di Flavorworks, nell'iniziare la presentazione di Erica. "Un dramma interattivo che possa essere apprezzato da tutti coloro che finora si sono tenuti lontani dai videogiochi perché spaventati dai tanti bottoni di un gamepad. Così come i film non richiedono alcuna abilità per essere fruiti, con Erica ci prefiggiamo l'obiettivo di rendere i videogiochi accessibili a chiunque".

"Abbiamo costruito un engine pensato per realizzare un esperienza cinematica priva d'interruzioni", continua poi Attridge, "quindi abbiamo creato una storia attorno ad esso e crediamo di aver ottenuto la fusione perfetta tra un film e un videogame. Erica può essere giocato con un DualShock ma è con uno smartphone che dà il suo meglio. D'altronde ce ne sono più di due miliardi in tutto il mondo e crediamo che sia il dispositivo col quale la gente ha più familiarità".

Un esordio, questo, che sarebbe stato ortodosso se fatto di fronte a una platea di neofiti dei videogiochi, ma che rivolto a un manipolo di giornalisti specializzati può sembrare un azzardo. Eppure non si può fare a meno di pensare che il rischio preso da Jack Attridge sia calcolato, perché bastano pochi minuti per capire che Erica è sì un gioco della collana PlayLink, quella con cui Sony spera d'intercettare i casual gamer con esperienze social incentrate sugli smartphone, ma è anche un prodotto con un qualcosa che potrebbe interessare i gamer di lungo corso.

Erica permette infatti d'interagire con gli oggetti che si vedono sullo schermo in un modo molto intuitivo, che sotto alcuni aspetti ricorda i titoli dei Quantic Dream. Ma vista l'interfaccia usata, ossia gli smartphone, l'esperienza è molto più tattile e intuitiva dei giochi di David Cage, che invece richiedono di premere simultaneamente vari tasti, di muovere gli stick analogici in certe direzioni o di agitare il gamepad nell'aria. In Erica se si vuole tirare via la polvere dalla copertina di un libro basta passare il dito sullo schermo del nostro smartphone, e osservare l'azione corrispondente sul televisore.

Erica non è solo il nome del videogioco dei Flavorworks ma anche quello della protagonista, interpretata dall'attrice Sophia Del Pizzo, di chiare origini italiane. È una donna che cerca di far fronte a un'infanzia problematica, durante la quale ha assistito a un omicidio. La chiave per trovare l'assassino sta nella sua memoria, il che porterà il killer a mettersi sulle sue tracce. Starà a noi scegliere come dovrà comportarsi, dove dovrà andare, cercare di farci un quadro della situazione e capire di chi fidarci.

Nel corso della nostra breve dimostrazione la vediamo camminare in strada e rispondere a una chiamata in arrivo da un telefono pubblico. Una misteriosa voce femminile le dice che stava aspettando proprio qualcuno come lei e di non avere paura, che l'unica cosa che vuole è che Erica le porti un certo oggetto. Ma l'avvisa anche di non romperlo, né di aprirne il sigillo, perché diversamente non potrà più proteggerla. A schermo appaiono quindi alcune possibili reazioni, selezionabili tramite lo smartphone.

Critica e pubblico parlano ormai lingue diverse? Tra simulazioni immersive e una qualità che non paga. Critica e pubblico parlano ormai lingue diverse?
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Erica risponde a una misteriosa voce al telefono, mostrandoci come funziona il sistema di scelte multiple.

Successivamente osserviamo la protagonista entrare in una stanza buia, guardarsi attorno e interagire con gli oggetti indicati a schermo con un circoletto bianco. Le dinamiche paiono quelle delle tradizionali avventure punta e clicca, ma prive della frustrazione derivante dal non sapere che fare. O almeno, questa è l'opinione di Jack Attridge, che poi afferma anche che Erica può spostarsi in giro per la mappa in un modo persino più naturale che con un normale pad, e chissà che nel fare questa affermazione non avesse in mente i casual gamer.

Muovendosi nella stessa stanza, Erica trova una cassaforte che per essere aperta richiede un codice. Guardandosi in giro trova un foglio di carta sul quale s'intravvede il numero, come se qualcuno l'avesse scritto su un altro foglio sopra, calcando la mano. Basta allora passare il dito sui solchi nella carta per vedere apparire il numero.

Guardandosi ancora attorno, Erica trova un cadavere su una poltrona, coperto da un lenzuolo e con indosso una maschera. In mano ha un tagliacarte, che Erica prova a sfilargli quando in quel momento entra in scena un signore vestito in un abito elegante. Che fare? Credetegli o accoltellarlo? Stare al gioco? Contraddirlo? Lui pare sapere cosa stia accadendo e ci porge una busta con un sigillo da rompere. Proprio ciò che la voce al telefono ci aveva detto di non fare. A chi credere?

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Il personaggio di Erica è intepretato dall'attrice inglese Sophia Del Pizzo.

La demo finisce così, sul più bello, senza farci vedere se la scelta di non fidarci di lui, e quindi di non aprire la busta, sia stata corretta o sbagliata. Non sappiamo ancora la data d'uscita di questo gioco, in compenso Jack Attridge ci dice che Erica ci intratterrà per lo spazio di un film, quindi parliamo di un prodotto dalla longevità molto limitata, da godersi insieme agli amici sul divano. Ma la rigiocabilità offerta dalle scelte multiple contribuirà senz'altro ad aumentarne la durata, considerata anche la presenza di finali multipli.

Insieme a Hidden Agenda, Erica sarà l'unica esperienza singleplayer offerta da PlayLink. Si potrà morire? Jack Attridge dice di no ma afferma sibillino che le conseguenze, la colpa e la vergogna derivante dalle scelte sbagliate potrebbero essere anche peggio della morte stessa.

In conclusione mi sono sentito di fargli una domanda, non senza un pizzico di malizia: ha mostrato questo gioco David Cage? Jack Attridge risponde di no ma afferma di essere un suo grande fan. Salvo però aggiungere che il suo è un prodotto diverso da quelli dei Quantic Dream, pur avendo più di un punto di contatto. E su questo ci sentiamo di dargli ragione, almeno stando a ciò che abbiamo visto.

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