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Far Cry Primal - Reloaded

Le tigri dai denti a sciabola vi inseguono anche dopo due anni.

Il brand di Far Cry è abbastanza atipico per quelli che sono i canoni di Ubisoft: Assassin's Creed è stato il franchise che negli ultimi dieci anni ha quasi retto da solo le sorti commerciali dell'azienda francese, rappresentando la base dei suoi introiti e garantendo lavoro a tutti i suoi studi di sviluppo sparsi in giro per il mondo, grazie a uscite a cadenza annuale (a parte l'ultimo capitolo della serie).

Quello di Far Cry è invece sempre stato il franchise a ricorrenza biennale e nella sequenza delle varie pubblicazioni Far Cry: Primal ha rappresentato la prosecuzione di una consuetudine, ma anche uno stacco non da poco rispetto agli sparatutto dei capitoli precedenti. Non più free roaming veicolare con armi da fuoco, ma un balzo all'indietro nella preistoria in cui la lotta per la sopravvivenza era il tema conduttore dell'esistenza dei primi Homo sapiens.

Il gioco è privo di componente multigiocatore e si concentra completamente sulla storyline del protagonista e dei suoi comprimari, basandosi sulla lotta quotidiana per la sopravvivenza sua e della propria tribù. Il supporto di Ubisoft è stato semplice nell'immediato postvendita, anche per quanto riguardava la creazione di nuovi contenuti disponibili come DLC, anche se, come vedremo tra poco, non è effettivamente stato pubblicato molto.

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La possibilità di domare le bestie e usarle come companion è uno degli aspetti meglio riusciti del gioco.

Primal è stato lanciato il 23 febbraio 2016 per Xbox One e PS4, mentre la versione PC è arrivata una settimana più tardi. Quest'ultima è stata quella che ha avuto il maggior numero di problemi nel postvendita, in particolare l'impossibilità di avviare il gioco dopo lo splash screen su alcune configurazioni PC in concomitanza con l'adozione del sistema di protezione Denuvo. Nulla di realmente drammatico in ogni caso: il gioco è arrivato sugli scaffali senza grossi problemi di gameplay o di prestazioni, confermandosi immediatamente giocabile su qualsiasi piattaforma.

Il primo grosso aggiornamento è arrivato a metà marzo 2016 e ha coperto un po' tutte le aree con una serie di migliorie molto ampia. Ci riferiamo a grafica, dinamiche di svolgimento delle missioni, bilanciamenti della difficoltà, interfaccia di gioco e la correzione di tutta una serie di bachi dovuti alla natura sandbox del gioco, che rendevano difficoltose le normali attività di spostamento e caccia. Ottimo è stato il lavoro di rifinitura dell'HUD con l'aggiunta di nuovi indicatori e la correzione di quelli vecchi non funzionanti sia nell'interfaccia sia nella mappa.

Ma ancora più corposo è stato l'aggiornamento introdotto con la versione 1.3, verso la fine di aprile 2016: ha introdotto numerose correzioni, ma anche nuovi elementi di gameplay e contenuti, che hanno fatto fare un salto qualitativo notevole rispetto alla versione base. In prima battuta sono saltate all'occhio le dimensioni della patch di circa un gigabyte per tutte le versioni per cui il gioco è uscito: a questa si è aggiunta la versione dedicata per la versione PC dell'Ultra-HD Texture Pack, con ben 3.5 GB di asset da scaricare per sparare la risoluzione del gioco a un incredibile 4K, per i fortunati che possono permetterselo.

Un bel regalo per i possessori di schede video potenti e schermi di alto livello, anche se a inizio 2016 la diffusione di questi supporti era ancora scarsa. A livello di gameplay, le vere novità sono arrivate con due nuove modalità: la prima è quella Survivor, che cambia completamente molti parametri legati al realismo e alla difficoltà per renderli ancora più estremi.

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Il reveal trailer di Far Cry: Primal.

Alla base di questa modalità si trova la combinazione di numerosi fattori introdotti per condizionare le azioni del giocatore nell'affrontare le sfide che l'universo di Primal pone. La prima è la resistenza (stamina) che viene alterata da un'ampia serie di fattori: la mancanza di cibo e di sonno accelera la perdita di prestazioni nella corsa e nella caccia, ma anche nei normali spostamenti o nei viaggi veloci se il digiuno è prolungato all'estremo. Anche il sonno gioca un ruolo importante nella gestione delle prestazioni fisiche del nostro cavernicolo e combinato con il cibo e le attività da svolgere obbliga a una gestione attenta sia delle attività quotidiane (si caccia da riposati e ben nutriti), sia dei lunghi spostamenti.

Anche l'esplorazione ambientale è diventata più pericolosa: gli incontri con bestie feroci sono più rari ma molto più letali, le risorse sono più scarse mentre la minimappa è stata disabilitata, rendendo più difficile la percezione di eventuali pericoli. Non solo: gli animali domati possono morire definitivamente, obbligandovi a domarne altri, comprese le bestie leggendarie che non saranno più disponibili. Anche il muoversi a cavallo di animali costa fatica, anche se permette di velocizzare gli spostamenti. Impostando il livello di difficoltà esperto si attivano anche altre opzioni relative alla difficoltà come, per i più folli, la possibilità di impostare la morte permanente del giocatore o solo una seconda possibilità.

Tanto per non farsi mancare nulla, il buio è diventato ancora più letale: le notti sono più lunghe e dalla visibilità più scarsa, ma soprattutto aggirarsi di notte ci esporrà al rischio di attacchi più frequenti da parte di predatori, che ora non saranno più visibili a distanza con la visione notturna ma solo nel momento in cui si saranno rivelati. A questa collezione di cattive notizie, che già rende questa modalità un incubo ad occhi aperti per qualsiasi survivalista, troviamo altre modifiche con un certo impatto sul gameplay. È più realistico l'uso dell'arco, le borse contengono meno oggetti, l'energia si recupera più lentamente, mentre il freddo fiacca più velocemente e gli slow motion nei combattimenti danno un vantaggio minore. Dulcis in fundo, le armi sono più difficili da costruire e si rompono prima.

Il trailer di The Legend of the Mammoth, il trittico di missioni contenuto nel Wenja pack.

Insomma, una vera e propria rivoluzione al modo d'intendere il gameplay di Primal, che ne aumenta drasticamente la longevità per una seconda run dedicata ai più temerari. A questo aggiornamento si è aggiunta un'ulteriore infornata di correzioni, seguita da una serie di patch di portata minore: con la fine della scorsa estate il supporto da parte di Ubisoft si può dire completato e il gioco ha raggiunto la sua maturità tecnica, che già ci era risultata evidente fin dai giorni di lancio con le recensioni della versione PS4, quella dedicata al PC e una prova comparativa ad opera del Digital Foundry dei nostri colleghi inglesi.

Sul fronte dei contenuti aggiuntivi, Ubisoft non si è data molto da fare: l'unico DLC disponibile è stato il Wenja Pack, che ha introdotto tre missioni extra e una serie di armi e skin cosmetiche e qualche perk, ma nulla di veramente irrinunciabile. Il sospetto è che l'interesse a supportare il titolo, privo di qualsiasi modalità e quindi community multigiocatore, sia svanito velocemente, forse anche in virtù di una performance commerciale buona ma non esaltante e dalla necessità di spostare subito le risorse dei vari team di sviluppo sparsi in giro per il mondo verso Watch Dogs 2 uscito l'anno scorso, Assassin's Creed: Origins e Far Cry 5 in dirittura d'arrivo.

Primal è un titolo atipico già nella sua incarnazione originale, per non parlare di quella Survivor: pensare che Ubisoft stesse puntando allo stesso successo commerciale di uno sparatutto come Far Cry 4 è quantomeno improbabile e i dati di vendita che siamo riusciti a ricavare dalle nostre consuete fonti sembrano confermarlo. I risultati di Primal sono stati probabilmente al di sotto delle aspettative della casa francese, anche se inizialmente il gioco era partito molto bene, sugli stessi livelli del suo predecessore.

Una lunga disamina del Survivor Mode introdotto con una delle prime patch ufficiali.

I rilevamenti di VGChartz parlano di quattro milioni di copie fisiche piazzate tra PS4, Xbox One e PC, a cui si aggiungono le quattrocentomila PC di di Steamspy, ed ovviamente un numero imprecisato di copie digitali su Uplay e gli store di Sony e Microsoft. Il raggiungimento della soglia dei sei/sette milioni di pezzi venduti probabilmente non è molto lontano dalla realtà, ma Ubisoft non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali a riguardo.

Non certo un cattivo risultato, ma se pensiamo al fatto che Far Cry 4, nei rilevamenti delle pacchettizzate e di Steam aveva ottenuto un riscontro di oltre il doppio (curiosa la quasi perfetta proporzione tra le due piattaforme nel confronto tra i due), il sospetto che Ubisoft sperasse in qualcosa di meglio resta.

Ma a voi, che dovete valutare un investimento in scala nettamente inferiore poco importa: Far Cry: Primal è infatti il classico titolo fuori dagli schemi che molti trascurano perché presi da qualcos'altro, tenendolo da parte per tempi migliori e infine dimenticarsene. In questo caso sarebbe un po' un peccato perché, dopo tutti i capitoli di Far Cry in salsa FPS, bisogna dare atto ad Ubisoft di aver veramente provato a fare qualcosa di diverso, riuscendoci perfettamente, sia dal punto del gameplay sia da quello della realizzazione tecnica.

Uno stream che illustra il lancio della versione PC.

Il prezzo di tutto questo è decisamente accessibile, visto che le pacchettizzate per le versioni console si trovano sui 22-25 euro su Amazon, mentre quella PC è rimasta ancora in fascia midprice sia in versione retail, sia in digitale sullo store di Ubisoft a 29,00 euro. Come al solito, stupisce trovare la versione Steam a prezzo pieno, rendendo la versione disponibile sulla piattaforma Valve la meno appetibile di tutte a quasi due anni dal lancio. Il pricing sfavorevole su Steam spesso viene mitigato da offerte scontate a termine, ma si tratta di una pratica che abbiamo visto sempre più spesso negli ultimi tempi nelle nostre retrospettive.

In ogni caso, per il prezzo a cui viene venduto, Far Cry Primal è un ottimo affare. La sua natura di titolo senza compromessi non lo rende un gioco per tutti i palati a prescindere dal prezzo. Ma chi apprezza gli approcci senza compromessi e il brutale realismo di essere cacciatori e prede non dovrebbe lasciarsi scappare questo titolo.

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