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Warhammer Quest 2: The End Times - recensione

Torniamo nelle lande del Caos.

I board games, dopo i gloriosi anni '80 e '90, nella decade successiva hanno subito un nettissimo calo d'interesse da parte del grande pubblico. Eppure gli ultimi anni ci mostrano un cambio di tendenza che dimostra quanto i giocatori amino riunirsi intorno a un tavolo per trascorrere una serata di sollazzo ed impegno con un bel gioco in scatola.

L'arrivo di smartphone e tablet ha permesso a moltissimi sviluppatori di traslare l'esperienza analogica in app irresistibili, per le quali predisporre investimenti anche importanti. Lo scopo non è solo quello di divertire: in molti casi è anche quello di dare una possibilità a basso costo di offrire una sbirciatina alle regole, al mood e al gameplay vero e proprio, per poi pensare di passare dalla cassa con la versione scatolata del gioco che soddisfa di più.

Se le produzioni digitali di Asmodée Éditions sono sotto gli occhi di tutti, non lo sono certo di meno quelle delle varianti su licenza Games Workshop che, grazie a vari sviluppatori, hanno portato su tutti gli store di ogni piattaforma esistente il loro brand di punta, Warhammer, nella versione fantasy o fantascientifica.

In quest'occasione portiamo alla vostra attenzione il seguito di Warhammer Quest, un'ottima alternativa al famosissimo HeroQuest o al più recente Descent, che vedono tutti una semplificazione concettuale dell'immortale Dungeons & Dragons in cui carta, penna e fantasia vengono sostituite dalle miniature, disponibile anche in versione card game. In passato abbiamo avuto modo di recensire il primo capitolo, ora è il turno del seguito che abbiamo giocato su iOS.

Dopo la chiusura del team Rodeo Games, i ragazzi di Perchang hanno raccolto non solo l'eredità del brand ma anche una parte degli sviluppatori che hanno portato alla luce l'originale Warhammer Quest.

Warhammer Quest 2: The End Times ci vede in un classico RPG tattico, basato sul lore di Warhammer Fantasy Battle, con una visuale perfettamente in verticale sopra le teste dei nostri personaggi, i quali si muovono su una scacchiera composta da caselle che riempiono stanze e corridoi dei dungeon, nei quali si può trovare la gloria della vittoria o una rovinosa sconfitta.

In questa edizione, oltre ad un indicatore che segnala il livello di vita del nostro eroe, è presente anche una serie di "punti bianchi" che stanno a dirci la quantità massima di azioni che possiamo effettuare con ciascun guerriero, in modo simile a quanto accade per realtà come Divinity: Original Sin.

Possiamo impiegare questi punti in vario modo, come ad esempio i passi per i movimenti nelle varie caselle, l'uso delle diverse armi in combattimento, ecc. I dungeon non si prestano ad essere particolarmente vari od originali, ciò che cambia è sempre la quantità di corridoi, stanze e nemici, ma l'impressione è quella di essere sempre più o meno nello stesso luogo.

Il livello di difficoltà è cresciuto e non di poco rispetto al predecessore, con loot e oro che vengono elargiti in modo parco, come a sottolineare che se per caso ci dovesse servire, saremo costretti a pagare denaro reale per averne alla bisogna.

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C'è bisogno di una bella disinfestazione...

Questa tipologia di gioco si chiama "premium", ovvero non è totalmente gratis, e quindi offre contenuti di qualità ma lo fa ad un prezzo inferiore rispetto a quello che dovrebbe essere il suo valore per spingere all'acquisto di altro materiale, qualora il potenziale acquirente lo ritenesse interessante, come appunto l'oro ma anche personaggi, un'intera nuova regione, ecc.

L'IA del nemico non è particolarmente acuta, quindi si possono sfruttare le sue incertezze. Nei fatti l'unica regola vitale da rispettare è quella di aprirsi una nuova via, muovendo una pedina verso un portone che rivela un'area inedita, per poi farla tornare indietro e costringere gli avversari ad inseguirla, chiudendoli e massacrandoli quando si avvicinano al gruppo.

Questo per dire che nonostante possa essere più difficile e punitivo (per i danni inflitti dagli avversari e per il numero di presenze nemiche), si riuscirà sempre a far fronte alle varie orde nascoste nell'ombra, stando solo attenti a compiere i passi giusti. Le armi cambiano molto l'una dall'altra e veder delle "prelibatezze" negli store solletica il palato del guerriero che è in noi, ma chi saprà resistere riuscirà comunque a far fronte a tutte le minacce nei vari dungeon senza troppi problemi.

La scelta di avere un'arma a due mani, da sostituire ad una spada e scudo, può essere un cambio rischioso (lasciandoci più scoperti), così come l'avventatezza di un mago che sceglie di sfruttare il proprio scettro con superbia invece di battere in ritirata, o l'arciere che non tiene conto dell'uso intenso di energia che consuma il lancio di un dardo. Ogni cosa quindi andrà studiata e soppesata con attenzione.

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Possiamo dividerci il vino… o no?!

Appena completata una missione ci si può dirigere ad uno dei villaggi che vengono sbloccati nel corso della nostra peregrinazione, i quali si presentano con una bellissima animazione dotata di uno stile simile alla sigla del Trono di Spade. All'interno di questi luoghi potremo acquistare armi, equipaggiamento difensivo o i fondamentali elementi di supporto curativo. Appena avremo speso il nostro oro, potremo buttarci in una nuova missione.

Abbiamo testato il gioco sia su iPhone 7, sia su un più datato iPad Mini 2, anche per verificare le differenze di impegno a livello hardware, tenendo conto che l'esperienza deve funzionare, o meno, soprattutto in mobilità.

La qualità grafica offre uno stacco abbastanza netto rispetto al primo capitolo, con dungeon che risultano realistici e credibili soprattutto nella creazione sopraffina di ambienti tetri e marcescibili, quasi quanto le creature che li popolano.

Cotanta bellezza comporta però una dimensione dell'app che è quasi doppia rispetto al primo episodio (1.8 GB contro i circa 900 MB di Warhammer Quest), e tenuto conto che oggi la memoria è una risorsa sempre più fondamentale, questa componente può gravare non poco nella scelta di un potenziale acquirente.

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Probabilmente abbiamo sbagliato strada.

La bellezza di cui accennavo appena sopra, per quanto possa essere piacevole e moderna, porta inevitabilmente un netto rallentamento sugli apparati più datati: nel caso specifico dell'iPad Mini 2 si nota parecchio anche se non è troppo castrante, essendo un gioco composto da meccaniche piuttosto lente, mentre su iPhone 7 Warhammer Quest 2 è assolutamente perfetto.

Il titolo è servito in modo eccellente dal Game Center, con la possibilità di trasferire i propri salvataggi da un dispositivo all'altro. Inoltre qualunque azione si faccia verrà salvata a ogni turno. Su iPad è accaduto un paio di volte che l'app si sia chiusa brutalmente, ma grazie a questa scelta di salvataggio non abbiamo mai perso nulla.

Spendere poco più di cinque Euro per ottenere in cambio un'ingente quantità di tempo in-game può allora rivelarsi un buon investimento. Certo non ci si deve aspettare in miniatura la qualità di un gioco dei Larian Studios o di Obsidian Entertainment, perché si rimarrebbe delusi. Ma la qualità estetica c'è tutta e anche il divertimento è ben commisurato all'investimento. In pratica, Warhammer Quest 2 è un ottimo seguito del suo predecessore.

8 / 10

Warhammer Quest 2: The End Times - recensione Simone Marcocchi Torniamo nelle lande del Caos. 2017-11-24T11:00:00+01:00 8 10

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