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SpellForce 3 - recensione

Quando Baldur's Gate incontra Starcraft.

Era il 2003 quando, per la prima volta, SpellForce approdava su PC con la sua formula ibrida capace di integrare ad un tradizionale GDR a visuale isometrica, meccaniche tipiche degli RTS. Il primo, non esaltante, capitolo ebbe un seguito tre anni più tardi, che migliorò sotto molti aspetti la formula piuttosto grezza del predecessore. Oggi, a più di una decade di distanza dalla sua ultima incarnazione, i ragazzi di Grimlore Games, con il supporto di THQ Nordic, provano a riportare in auge una saga la cui croce e delizia risiede, ironia della sorte, proprio nel suo dualismo.

Per chi ha la memoria corta, o per coloro che non si sono mai avvicinati alla saga, non serve nemmeno un riassunto delle puntate precedenti, poiché questo terzo episodio si colloca circa cinquecento anni prima del primo. Un prequel quindi, che fornisce interessanti dettagli in merito alla formazione del Circolo dei Maghi, una congrega responsabile di alcuni nefasti eventi perpetrati su Eo (il mondo dove ha luogo la storia). Se siete fan di vecchia data, avrete modo di approfondire elementi storici della serie, mentre se si tratta del vostro primo contatto con SpellForce ritenetelo pure il miglior punto da cui partire.

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Un party eterogeneo è uno degli elementi che permette di affrontare gli scontri e uscirne vincitori.

Sono tempi di guerra quelli che corrono e il mago ribelle Isamo Tahar ha radunato sotto il suo vessillo alcune casate del nord con lo scopo di porre fine alla persecuzione indiscriminata degli arcanisti all'interno del regno. Le forze della regina Aielith sono però già entrate in azione: la loro missione è di stroncare sul nascere la rivolta. Il generale Sentenza Noira, con al fianco alcuni dei suoi uomini migliori, riesce a rintracciare Tahar dopo una strenua battaglia. Lo stregone sovversivo viene eliminato, proprio mentre era in procinto di giustiziare il suo stesso figlio, colpevole solo di essere fedele alla regina. Il primogenito finisce quindi a fare da scudiero al generale e, successivamente, a ricoprire un ruolo di una certa rilevanza all'interno dell'esercito reale.

Ed è proprio qui che ha inizio l'avventura vera e propria, con noi a vestire i panni del successore del mago folle, inviati dalla regnante a svolgere delle indagini sul dilagare di una misteriosa malattia che risponde al nome di Ardisangue. Quello che all'inizio viene considerato un morbo infettivo, si rivela essere una minaccia ben più grave, che ha già contagiato orchi ed elfi oltre che il villaggio di umani in cui siamo stati spediti. Il coinvolgimento delle altre razze non ha un peso solo a livello narrativo, ma corrisponde anche ad aspetti ben precisi del gameplay. SpellForce 3, come detto poche righe fa, unisce allo stile tipico dei GDR occidentali a visuale isometrica parecchi elementi propri degli RTS. Svolgere le prime missioni di reclutamento permette quindi di sbloccare le tre razze sopra citate, in modo da poterle utilizzare liberamente durante le missioni dedicate della campagna. Le differenze non sono moltissime, anche perché la componente strategica non è così raffinata come negli esponenti puri del genere, ma comunque sufficienti a variare in parte l'esperienza di gioco.

Ma andiamo con ordine, SpellForce 3 possiede due anime ben distinte: quella da GDR, più sviluppata e rifinita, e quella da RTS, invece più blanda e semplificata. Partiamo dalla prima: se avete giocato a titoli come Baldur's Gate, Icewind Dale o il più recente Pillars of Eternity vi troverete di certo a vostro agio. Ci sono uno o più personaggi da controllare, in base alla situazione, ognuno con la sua classe e il suo albero di abilità dedicate. Schermate con decine di statistiche da tenere in considerazione, le classiche caratteristiche in cui spendere punti all'incremento del livello e l'inventario che dopo solo poche ore di gioco già straripa di oggetti di ogni tipo.

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Una nota di merito va al sistema di definizione della classe in fase di creazione del personaggio. Questo è molto elastico e non costringe a rinchiudersi in un archetipo ben definito, permettendoci invece di scegliere tre fra le sei discipline disponibili, in modo da dar vita ad un avatar con un potenziale di polivalenza davvero elevato. Gli alberi non sono molto ampi, ma la possibilità di averne tre in contemporanea (più quello standard legato al comando delle truppe) garantisce un buon margine di personalizzazione.

Tra l'esplorazione di un dungeon e la pianificazione delle strategie di guerra attorno al tavolo, capita di ritrovarsi in enormi mappe in cui spiccano buoni posti in cui edificare un avamposto. Una volta raggiunti questi luoghi, basta lasciare che i nostri eroi vi interagiscano per erigere il primo, rudimentale, centro città. Da questo momento in poi le cose virano verso lo strategico, seppur con molte semplificazioni. Prima di tutto non è possibile interagire direttamente con i popolani, ovvero le unità addette alla raccolta, la costruzione e la produzione. Selezionando una qualsiasi struttura, infatti, è possibile assegnare il numero di addetti, prelevandoli dal pool garantito dal centro città, che andrà ad aumentare man mano che i nostri possedimenti di espandono.

Creare nuovi avamposti e ingrandire la nostra rete urbana è il miglior modo per infoltire la popolazione e per cominciare ad ammassare un esercito. Come è ovvio (soprattutto per chi mastica RTS) si può avanzare tecnologicamente spendendo risorse e garantendosi edifici più avanzati e nuovi tipi di unità. Il combattimento, durante le missioni in stile strategico, diventa più complesso, poiché dobbiamo gestire le unità dell'esercito e contemporaneamente gli eroi, con tanto di abilità attive. Diciamo che la cosa non è semplicissima, anche l'interfaccia è ben realizzata e le hotkeys ci tendono la mano.

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Gestire eroi e truppe contemporaneamente è abbastanza complesso, ma una volta presa confidenza con l'interfaccia le cose si fanno un po' più abbordabili.

Purtroppo, quello che abbiamo riscontrato è un grave sbilanciamento della difficoltà, che si mostra permissiva durante le sezioni da gioco di ruolo e punitiva al limite della frustrazione nelle fasi strategiche. In particolare l'IA fa un vergognoso quanto palese uso di cheat e ha la maledetta abitudine di attaccarci con un flusso ininterrotto di unità. Seppur non soverchiante, tanto da radere al suolo i nostri possedimenti, questo fiume di nemici scorre con una costanza tale da impedire di organizzare una difesa e contemporaneamente ammassare un esercito per l'attacco decisivo, spingendo il giocatore ad adottare strategie aggressive che molto spesso finiscono male o impediscono di completare con calma gli obiettivi della missione.

A questo punto sarebbe giunta l'ora di un'analisi del titolo dal punto di vista tecnico, ma purtroppo è meglio pazientare ancora un po', motivo per cui non vedete ancora il numerino in calce all'articolo. Durante questi giorni pre-lancio, il titolo è stato aggiornato diverse volte, ma nessuna di queste patch è ancora riuscita a risolvere del tutto i gravi problemi che affliggono la produzione. Stiamo parlando di bug importanti che bloccano completamente alcune missioni e ci hanno persino impedito di giungere ai titoli di coda. Allo stato attuale, il gioco è "rotto" in maniera così grave che sarebbe impossibile assegnargli la sufficienza. Il lavoro svolto dai ragazzi di Grimlore Games è però di indubbio valore e ci riserviamo di dargli un voto numerico non appena i problemi più ostici si saranno risolti.

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Le ambientazioni tipiche dei fantasy, come i dungeons, non potevano certo mancare in una produzione così rispettosa degli stilemi classici del genere.

Sappiamo che un gioco andrebbe valutato per quello che è al momento dell'uscita, ma spesso le cose sono più complicate di così e sarebbe davvero un peccato castigare un titolo i cui problemi verranno (auspicabilmente) risolti nel giro di qualche giorno con delle provvidenziali patch. Al momento ci limitiamo ad un ND e rimandiamo il giudizio di qualche giorno. Quando verrà assegnato il voto, troverete anche un trafiletto aggiuntivo con la descrizione del comparto tecnico e la componente multigiocatore. Se siete amanti dei GDR vecchia scuola e non disdegnate gli RTS, rimanete sintonizzati sulle nostre pagine perché SpellForce 3 potrebbe essere una delle ultime belle sorprese di questo 2017.

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