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ODE - recensione

Palle che rotolano a ritmo di musica.

Esistono dei titoli ai quali la definizione "videogioco" sta un po' stretta. Opere come Journey o il nostrano Lantern trascendono i canoni del genere e propongono un'esperienza emozionale che di ludico ha ben poco. Non travisate, non stiamo dicendo che non siano giochi validi, ma che semplicemente propongono un genere di intrattenimento che potrebbe non andare incontro ai gusti dei giocatori più smanettoni. Ode, il titolo di cui parliamo oggi, tenta di accostarsi a questa particolare tipologia di gioco, concentrandosi molto sul lato sonoro, ma proponendo un gameplay leggermente più profondo.

Non vi è storia o comparto narrativo di sorta, il nostro viaggio comincia bruscamente, mettendoci nei panni di un buffo esserino all'interno di una bolla luminosa. I comandi sono molto classici: ci si muove con WASD, con spazio si salta e la gestione della visuale è delegata al mouse. Rotolando lungo le grezze pareti di roccia della caverna in cui siamo capitati notiamo la presenza di piccole formazioni organiche, che reagiscono al nostro passaggio gonfiandosi ed emettendo un suono. Questo va a fondersi con la melodia di sottofondo, integrando l'audio del nostro incedere con la musica che ci accompagna.

Dopo pochi metri delle piccole sfere color amaranto cominciano a punteggiare l'ambiente e viene naturale avvicinarsi per dare un'occhiata. Giunti praticamente a contatto le vediamo staccarsi dal terreno, cambiare colore e cominciare a seguirci. Nel giro di qualche minuto ci ritroviamo ad esplorare la grotta con un codone di palline saltellanti al seguito. Oltre ad essere accessori dall'indubbio valore estetico, i globi possono essere lanciati nella direzione in cui siamo rivolti con la pressione del tasto sinistro del mouse e richiamati tenendo premuto il pulsante destro. Come se ciò non bastasse più palline abbiamo con noi e migliore diviene la nostra capacità di salto.

Usciti dall'ultima galleria la volta si alza e le pareti si allargano descrivendo un'enorme grotta al cui centro svetta una grande creatura verde e gelatinosa. Tutt'intorno sono disseminati esseri simili ad alghe o anemoni, svariate sferette arancioni e alcuni grumi verdastri che ricordano da vicino l'imponente ammasso gorgogliante, ma in miniatura. Basta un rapido giro esplorativo per rendersi conto che quando si passa vicino ai piccoli bubboni, questi arraffano uno dei nostri acini, d'altro canto sarebbe impossibile non notarlo visto che manifestano la loro gioia diventando di un bel giallo acceso, mettendosi a ballare e sparando in aria filamenti luminosi.

Facciamo il giro della caverna nutrendo ognuno degli esserini e, accontentato anche l'ultimo, vediamo l'enorme mollusco verde unirsi ai suoi più minuti fratelli, gongolando fluorescente e mandando metri e metri di stelle filanti dorate ad aggrovigliarsi sopra di lui. Quella che vi abbiamo spiegato fin'ora è la meccanica principale del gioco, che si ripete identica per varie volte fino ai titoli di coda. Il titolo, che si porta a termine in una manciata di ore, conta solo quattro livelli che differiscono tra loro più per la palette cromatica che per un'effettiva varietà di ambientazioni.

Oltre a saltellare in giro come un Super Tele impazzito raccattando globi e dandoli in pasto alle creature verdastre, ci sono altri elementi che rendono il gameplay più consistente rispetto ad altre produzioni votate ad offrire un'esperienza esclusivamente emozionale. Capita infatti di incappare in delle specie di campane appese al soffitto, utilizzabili come liane per raggiungere zone altrimenti inaccessibili dello scenario, oppure in delle conche organiche che ci trattengono per qualche secondo salvo poi spararci fuori diretti in chissà quale spelonca.

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Una volta accontentati tutti gli esserini della zona con una sferetta, loro e il loro parente di grosse dimensioni faranno festa diventando dorati e sparando in aria fili luminosi.

Un altro elemento importante sul piano ludico è rappresentato da alcune pozze di diversi colori. Immergendoci, anche noi e il grappolo al nostro seguito prendiamo la medesima tonalità, assumendo anche una specifica capacità di movimento. Il giallo, ad esempio, ci fa spostare a balzi come un coniglio e consente di spiccare salti notevoli. Il verde rende simili ad un bruco, che avanza proprio come scendevano i gradini quelle molle che andavano forte negli anni '90, un ottimo modo per spostarsi tra spuntoni appuntiti di roccia o sui cappelli di una foresta di funghi giganti. Il rosso invece ci trasforma in una specie di ruota che può sparare le palline con maggior potenza rispetto alle versioni di altri colori.

Al netto di tutte queste possibilità di movimento, e alla necessità di impegnarsi in un po' di platforming per risolvere alcuni piccoli enigmi, Ode non rinuncia ad una componente ludica marcata e ad un gameplay abbastanza consistente. Detto questo però non aspettatevi un titolo impegnativo, semplicemente c'è molto più da giocare di quanto si sia fatto in Journey e, al contempo, molto meno da rimanere estasiati o emotivamente colpiti. Il titolo di Ubisoft non riesce nell'intento di toccare le corde celate più in profondità del nostro essere, e si limita ad offrire qualche ora di spensierata esplorazione accompagnati da una musica elettronica dinamica.

Il comparto visivo, per quanto gradevole, sfrutta una palette cromatica efficace ma ormai vista e stravista. Gli scenari sono per la maggior parte di colori spenti o scuri, tipo il grigio o il blu, mentre tutti gli elementi rilevanti sfavillano di tonalità fluorescenti che vanno dal verde acido al viola. L'effetto neon è assicurato ma dopo che Tron ha sdoganato questa efficace combinazione, fin troppe produzioni hanno deciso di farla propria, uniformando i comparti visivi tra loro e facendo scemare il cosiddetto "effetto wow".

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Il colore verde permette di muoversi agevolmente passando da una punta all'altra di questi rostri di roccia.

Le musiche, che dovrebbero essere uno dei punti focali dell'esperienza, non sono invece legate in maniera cruciale al gameplay, ma si limitano ad integrarsi con i suoni delle creature con cui veniamo in contatto ma senza risvolti concreti.

In definitiva Ode non è un gioco brutto ma è brevissimo e non ha nulla di memorabile. La sua natura ibrida, a metà tra il viaggio emozionale e il puzzle platform, non gli permette di spiccare su nessuno dei due fronti. Lo consigliamo a chi cerchi qualche ora di relax abbinandola a un po' di platforming senza pretese, ma se siete in cerca di un titolo in grado di entrare in risonanza con la vostra anima o d'impegnarvi sul fronte gameplay, fareste meglio a guardare altrove.

6 / 10

ODE - recensione Andrea Forlani Palle che rotolano a ritmo di musica. 2018-01-03T12:18:00+01:00 6 10

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