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Yakuza 6: The Song of Life - prova

È stato appena rimandato, e noi lo abbiamo giocato per scoprire se vale la pena aspettare.

Milano - La serie di Yakuza ha sempre avuto un fascino particolare. Sono pochi, infatti, i prodotti che riescono a mantenere una coerenza nonostante l'eccezionale vastità, sfaccettatura e persino follia della propria formula di gioco.

Quella di Sega è, infatti, un'avventura scandita da combattimenti in stile picchiaduro, che non disdegna elementi da gioco di ruolo e una spruzzatina di sandbox. A questo aggiungiamo il fatto che alterna momenti altamente drammatici a scene tipiche della più irriverente comicità giapponese. Infine, a fare da collante al tutto, troviamo una serie praticamente infinita di minigiochi di buona fattura, che va dall'emulatore dei vecchi classici da sala giochi a una sequenza nella quale occorre calmare un neonato affamato che sembra presa di peso da 1-2-Switch.

Avete capito bene, un neonato. Questo perchè Yakuza 6: The Song of Life, com'è facilmente intuibile dal titolo, è il sesto capitolo della serie e riparte a raccontare le gesta di Kazuma Kiryu dalla fine del capitolo precedente. Questo vuol dire che i nuovi arrivati passeranno la prima ora a imparare nomi, luoghi e i legami affettivi che intercorrono tra i vari personaggi, mentre i veterani ne approfitteranno per ripassare l'intricatissima storia.

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Tra le varie missioni secondarie ci sarà quella di fondare e addestrare il proprio clan.

Senza rovinare troppo la sorpresa, siamo arrivati al punto nel quale Haruka è ormai adulta ed è un personaggio di successo, Kazuma ha abbandonato la Yakuza, ma il suo nome e il suo passato pesano troppo per consentirgli di restare fuori dai giochi. Ecco che quindi basta poco per rovinare i sogni di tranquillità di Kiryu e Haruka, che si trovano nuovamente costretti a lottare per riavere indietro la loro vita.

Visto con gli occhi più smaliziati, gli sviluppatori hanno cercato un nuovo pretesto per riportare i protagonisti sul campo di battaglia e gettarli nuovamente nella mischia. Una cosa che a Kazuma non sembra dispiacere poi molto, nonostante un'età che cominci a essere piuttosto impegnativa. Il buon Dragone di Dojima, infatti, è sulla soglia dei 50 anni ma nonostante questo picchia ancora come un giovinetto chiunque gli si pari davanti. Perchè, nonostante le apparenze da zoticone, Kazuma è una persona moderna e dalla mente aperta e non si fa scrupoli di razza, religione o orientamento politico: lui pesta tutti!

Il sistema di combattimento torna ad essere piuttosto classico, con una crescita in stile gioco di ruolo nella quale occorrerà spendere i punti per sbloccare nuove mosse o migliorare le performance fisiche di Kiryu. All'inizio, infatti, i suoi colpi saranno deboli e le sue gambe si stancheranno dopo pochi metri di corsa, ma basterà poco per tornare efficace come una volta. Ogni cosa che faremo, infatti, dal partecipare ad una chat erotica al giocare ai videogame inclusi, farà guadagnare dei punti grazie ai quali migliorare le abilità di Kazuma e ampliare il suo bagaglio tecnico.

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L'età avanza e inevitabilmente nella vita di un uomo, anche di uno yakuza, compaiono dei bambini.

In altre parole, ma era difficile pensare il contrario, Yakuza 6: The Song of Life amplia ed evolve la formula consolidata senza però stravolgerla in nessun aspetto. La grafica è un po' più curata, il sistema di combattimento è più fluido, dinamico e consente di scatenarsi sul gruppo e non sul singolo elemento, i minigiochi sono ancora più che in passato e così via. Questo dovrebbe rassicurare, da una parte, i fan storici della serie, e assicurare a tutti gli altri l'ennesimo, folle, parto di SEGA.

Perchè gran merito del successo della serie, in Giappone come in Occidente, è dato dalla possibilità di lasciar perdere le tristi, cupe e violente storie legate alla mafia giapponese per concentrarsi sulla caterva di quest secondarie, minigiochi e quant'altro infilati dagli sviluppatori nel disco. Nel giro delle poche ore messe a disposizione dal distributore italiano Koch Media abbiamo potuto seguire una chat erotica, realizzata in stile rhythm game, con la bellissima Anri Okita (se siete maggiorenni googolatela), giocato a una versione completa di Puyo-puyo e Outrun, cantato al karaoke e sfidato un avversario a freccette.

La follia di queste attività e la drammaticità degli eventi sono due facce della stessa medaglia, apparentemente inconciliabili, ma che in Yakuza riescono a convivere e anzi a valorizzarsi, dato che il contrasto rende i due spettri ancora più accentuati. Senza contare che alcuni giochi di parole involontari (chiamare l'orfanotrofio Morning Glory non è stato particolarmente furbo) e alcune coincidenze linguistiche (la quasi tutte le domande è un convinto "souka") rendono alcune scene, anche quello non previste, piuttosto spassose, stemperando il tono serioso di alcune parti dell'opera.

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Ve lo abbiamo detto che i gatti sono apparsi nel gioco con una frequenza preoccupante?

In definitiva, dunque, Yakuza 6 Song of Life si presenta come un solido capitolo della premiata serie di SEGA, una nuova occasione per conoscere Kazuma e soci, ma soprattutto per perdersi tra le mille perdizioni di Kamurocho. Se siete rimasti abbagliati da Yakuza 0 e Kiwami, allora, sapete già cosa fare, in caso contrario potrebbe essere un buon punto di partenza, dato che Song of Life è il capitolo dalle meccaniche più rodate e tecnologicamente più moderno e piacevole. Peccato per il recente rinvio, che ha spostato la data d'uscita a metà aprile.

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