After Burner Climax

Testosterone ad alta quota.

Versione provata: Xbox 360

After Burner Climax è il realizzarsi dei sogni di ogni ragazzo avente la giusta dose di ormoni maschili circolanti nelle proprie vene: chiunque infatti abbia passato la pubertà a godersi film americani e mangiato tonnellate di hamburger, si sarà immaginato almeno una volta a pilotare dei caccia, sogno proibito in un paese non certo famoso per la sua aeronautica. Certo, forse manca la bionda maggiorata di turno, ma la sensazione di trovarsi nei cieli di tutto il mondo dentro a un bolide dotato di un mitra, missili infiniti e la giusta dose di carisma, può verosimilmente supplire a qualsiasi necessità fisiologica, chiudendo quello sportellino della coscienza che vi suggerisce che forse non è davvero tutto rose e fiori per i veri piloti.

Le sensazioni che accompagnano l'ultima fatica di AM2, qui riproposta per le console casalinghe dopo il suo esordio su cabinato di oltre tre anni fa, sono quindi quanto di più chiaro e semplice la mente umana possa concepire: se dovessimo fare un paragone videoludico, è un po' come mettere le mani su una copia di Outrun ambientata fra i cieli senza nuvole di tutto il mondo.

Lo stesso feeling, la stessa velocità, la stessa voglia di rompere i limiti imposti dal monitor che si para davanti ai vostri occhi sono pertanto i roboanti testimoni della capacità di uno sviluppatore di trasmettere la pura essenza arcade in un proprio titolo, non appesantendo il gameplay con inutili orpelli che farebbero scemare l'attenzione del giocatore dopo poco più di dieci secondi.

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In alcuni livelli dovrete distruggere degli obiettivi specifici per accedere a delle sezioni bonus.

Il marchio dietro ogni istante di After Burner reclama poi con rabbia le proprie origini creative proponendo tutta una serie di cavalli di battaglia della scuola SEGA, partendo dai colori sgargianti e proseguendo via via con l'intrinseca semplicità nell'approccio al gioco: sani valori di una tradizione nello sviluppo che tanti proseliti ha saputo fare nel corso del tempo.

Nonostante quindi ci ritroviamo davanti a un prodotto che anacronisticamente si presenta pressoché uguale a se stesso nella quarta iterazione della serie, per di più monco di quella magica attrattiva rappresentata da un cabinato pensato ad hoc, è davvero difficile non rimanere ammaliati dal fascino che trasuda da ogni pixel.

Sì, probabilmente non siamo in presenza del capolavoro assoluto di AM2, qui effettivamente alle prese con una conversione per certi versi castrata per essere proposta su delle console casalinghe, ma il sapiente mix di azione e velocità è davvero qualcosa di talmente attraente che è impegnativo spiegarlo con semplici, monocromatiche, parole.

Una volta scelto il proprio mezzo da un parco comprendente l'F/A-18E, l'F14D Super Tomcat e l' F-15E, ognuno personalizzabile in quattro diverse livree, non dovrete far altro che decollare dalle vostre postazioni e cominciare a picchiare con veemenza su tutti gli obiettivi che si metteranno incautamente sulla vostra strada.

Cinque minuti di giocato adrenalinico per questo arcade targato SEGA.

In una sorta di ritmo cadenzato si alterneranno vulcani, giungle e paesaggi innevati, seguendo un ordine prestabilito in grado di donare un certa linearità alla vostra esperienza e di presentarsi come una sorta di viaggio turistico fra cartoline di paesi lontani.

Tale linearità si riflette anche nella costruzione della storia che, fatte salve un paio di occasioni, non vi permetterà di scegliere il vostro prossimo scenario, lasciando quindi al giocatore solamente il compito di concentrarsi sui propri obiettivi.

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