Age of Conan: Rise of the Godslayer

Funcom cerca di recuperare il tempo perduto.

Versione provata: PC

Age of Conan arrivò sul mercato oltre due anni fa, carico di quell’attesa che un mito letterario giustamente richiede. Come però spesso accade le aspettative, le promesse e in generale i desideri dei fan, vennero parzialmente delusi dal duro riscontro con la realtà, quanto mai amara nel constatare che molti dei proclami della vigilia erano stati disattesi.

Ad essere sinceri, per comprendere i motivi di questa debacle per certi versi clamorosa, bisognerebbe probabilmente analizzare anche la psiche umana, estremamente esigente quando vengono stimolate passioni o fantasie che le parole scritte sanno spesso dipingere meglio di quanto possano fare pixel e poligoni.

Detto e considerato questo aspetto, a fronte di un gioco che complessivamente si difendeva in maniera onesta, alcune limitazioni derivate perlopiù da peccati di inesperienza affossarono senza possibilità di replica il gioco, costringendo Funcom a un’affannosa rincorsa per risalire la china.

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Quando si dice una persona rassicurante…

Dopo un numero spropositato di patch, aggiustamenti, bilanciamenti e limature, ecco così giungere finalmente la prima espansione di Age of Conan, che promette di ridare nuova vita al MMORPG dove la mazzulata facile è la parola d’ordine e il sangue una ragione di vita.

Sarete immagino felici nel sapere che, a seguito di una prova esaustiva e per lunghi tratti estremamente piacevole, posso affermare in maniera pacifica che la direzione intrapresa è probabilmente quella corretta: giunti a questo punto, credo infatti che chi a suo tempo abbia scartato il nerboruto barbaro, potrebbe rimanere piacevolmente sorpreso nel caso decida di dargli una nuova possibilità.

Innanzitutto l’introduzione più gradita riguarda sicuramente la nuova regione messa a disposizione del popolo dell’ascia bipenne: Khitai, un territorio che richiama per molti aspetti le nostre regioni orientali, è una terra ricca di possibilità e ha il piacevole pregio di adattarsi in maniera naturale sia al veterano che al giocatore in erba. Sono presenti infatti sia zone cuscinetto, dove personaggi di livello medio possono destreggiarsi agilmente, sia quattro nuove regioni (Paikang , le steppe, Kara Korum e Chosain), dove i personaggi più vitaminizzati avranno la possibilità di mettere alla prova il proprio beniamino.

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In generale la qualità media degli ambienti è elevata, sebbene, come in questo caso, a volte non siano ricchi di dettagli.

Seguendo quindi una rotta tracciata con il fine di ridisegnare profondamente l’esperienza complessiva, è interessante riscontrare come sia stata posta una notevole attenzione sul potenziamento del PvE a discapito della natura guerrafondaia che caratterizzava l’originale: dungeon, quest, fazioni, tutto concorre a creare quel senso di appartenenza a un universo che prima non sfruttava a fondo i pregi e le possibilità di una licenza tanto importante.

Per quanto riguarda invece la “varietà”, sia nella gestione del personaggio che nella proposizione di obiettivi e situazioni, a tutti gli effetti uno dei cavalli del capostipite, non sono stati fatti ripensamenti rivoluzionari, ma anzi si è giocato al rialzo: è stata infatti ulteriormente approfondita la ramificazione nell’evoluzione dell’avatar con l’introduzione di un modello “alternativo” di crescita. Questo si basa su tre diverse tipologie di percorsi, dedicati rispettivamente al PvE, al PvP e di carattere generale, e andrà a migliorare direttamente alcune caratteristiche del vostro personaggio.

Per poter accrescere il livello di ognuno è possibile poi seguire addirittura due diverse strade: il potenziamento a tempo (ovvero “lanciare” l’evoluzione e attendere, anche offline), oppure il raggiungimento degli obiettivi preposti.

Funcom ci presenta le nuove terre di Khitai.

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