BioShock 2

L'amore paterno secondo 2K Games.

Versione provata: Xbox 360

Quando venne annunciato BioShock 2 ammetto di essermi preoccupato, e di aver pensato che per l'ennesima volta il successo di un gioco avrebbe spinto i suoi produttori a snaturarlo e a spremerlo come un limone. Effettivamente non ero poi così lontano dalla verità, ma fortunatamente nel caso di Bioshock 2 il risultato finale è ancora ottimo, pur non riuscendo nella difficile impresa di raggiungere le vette narrative del suo predecessore.

Sotto molti punti di vista il ritorno a Rapture si rivela comunque perfino più raffinato e godibile. La vicenda, raccontata secondo lo schema narrativo ormai familiare ai fan della serie, è ambientata dieci anni dopo l'avventura del primo Bioshock, e vede il giocatore vestire i panni di un Big Daddy molto particolare. Il suo legame con una specifica Little Sister, infatti, è molto più forte di quello che regola normalmente il rapporto fra le piccole raccoglitrici di Adam e i loro massicci protettori.

Naturalmente non sta a me svelarvi i retroscena della trama ma vi basti sapere che, come da tradizione, anche questa volta il giocatore si troverà di fronte a importanti rivelazioni e a impegnative scelte morali. Seguendo l'eredità lasciata dal primo capitolo, infatti, anche questa volta i programmatori hanno calcato la mano sui dubbi etici e morali, mettendo in diverse occasioni il giocatore di fronte a importanti decisioni.

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Gli scontri con i Big Daddy sono decisamente più semplici di quelli del primo Bioshock. Il nuovo arsenale e le nuove abilità vi torneranno molto utili.

Come accadeva anche nel primo Bioshock, tuttavia, anche stavolta le conseguenze di determinate scelte non vanno a influenzare in alcun modo la trama, ma si riversano completamente su piccoli dettagli del gameplay, perdendo di fatto gran parte della propria forza espressiva.

La meravigliosa ambientazione e la narrazione arricchita da personaggi dal carisma ineguagliabile, sono stati gli elementi che, più di qualsiasi altro, hanno trasformato BioShock nel successo di critica e pubblico che tutti ricordiamo. Sfortunatamente, come era prevedibile, nessuno di questi dettagli si rivela altrettanto convincente in BioShock 2.

Le nuove personalità che accompagnano i vagabondaggi del protagonista per le strade di Rapture, infatti, non reggono il confronto con figure come quelle di Andrew Ryan e Sander Cohen. Il fatto stesso che attraverso gli audio-diari sparsi qua e là compaia ancora il caro vecchio Ryan, suggerisce che gli stessi sviluppatori siano consapevoli di non essere stati in grado di creare personaggi altrettanto memorabili.

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Prima di venir attaccati dalle Big Sister sentirete il loro urlo riecheggiare più volte attraverso le ambientazioni. Una volta sentito il primo, dovrete organizzare in fretta le vostre difese.

La nuova visione religiosa di Rapture della dottoressa Lamb, tuttavia, si rivela abbastanza forte da catturare l'attenzione del giocatore, fornendo un valido tappeto narrativo che accompagna con mestiere attraverso i pericolosi vagabondaggi per gli umidi corridoi della città. La componente narrativa, comunque, è l'unica ad aver subito una certa involuzione nel passaggio da BioShock a BioShock 2. Dal punto di vista del gameplay, infatti, questo nuovo capitolo della decadenza di Rapture presenta una serie di piccole modifiche sostanziali che migliorano l'esperienza generale, avvicinando molto di più il gioco a un FPS che a un'avventura.

La scelta di far vestire al giocatore i panni di un Big Daddy ha permesso ai programmatori di raffinare le vecchie dinamiche di gioco, e di aggiungerne di nuove all'interno di una struttura ormai collaudata. Ora, per esempio, è possibile utilizzare contemporaneamente un'arma e un Plasmide, a tutto vantaggio della fluidità degli scontri.

Quella di immobilizzare un bersaglio con una scarica elettrica per poi piazzargli con calma un colpo in testa, è un'operazione che ora può essere compiuta senza doversi preoccupare di cambiare arma nel frattempo, ed è proprio grazie a questo nuovo approccio ai combattimenti che il giocatore è spinto a sperimentare con maggior ardore nuove soluzioni offensive.

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