Dark Void

Un breve volo con qualche turbolenza di troppo.

Versione provata: Xbox 360

Quanti di voi si ricordano Rocket Ranger per Amiga? Si trattava di un gioco del 1988 della compianta Cinemaware, che metteva il giocatore nei panni dell'eroe di turno impegnato nella durissima guerra contro i nazisti. La particolarità del titolo in questione, però, era che il protagonista poteva contare su una sorta di jetpack, che gli permetteva di spostarsi rapidamente da una parte all'altra del mondo, di affrontare intense battaglie aeree e di abbattere decine di velivoli tedeschi.

Il titolo in questione doveva moltissimo al fumetto di The Rocketeer, realizzato da Dave Stevens nel 1981 e basato su un concetto piuttosto simile ma ambientato negli anni '20. Su The Rocketeer venne realizzato anche un film nel 1991, e da allora gli uomini volanti dotati di jetpack sono piombati nell'oblio... fino ad oggi.

In realtà l'idea alla base di Dark Void, a sentire i racconti di Capcom, risalirebbe alla fine degli anni '80, quando la celebre casa nipponica aveva messo in cantiere Dark Rift, gioco NES per il quale sarebbe dovuto essere realizzato un chipset completamente nuovo da inserire in tutte le future cartucce dell'8-bit Nintendo. L'avvento del Super Nintendo, tuttavia, fece accantonare il progetto, ritirato fuori solo ora opportunamente riveduto e corretto.

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Nel corso del gioco è possibile spendere i punti guadagnati abbattendo i nemici per potenziare le armi e il jetpack.

Visto il periodo in cui il progetto originale venne realizzato e viste le caratteristiche alla base del suo gameplay, non sarebbe sbagliato pensare che anche Dark Void debba molto a The Rocketeer, se non altro per il fatto che, anche in questo caso, al centro dell'azione troviamo un eroe a reazione, con tanto di maschera futuristica a coprire il volto.

Al di là di questo genere di considerazioni, com'è Dark Void? Sicuramente interessante e, nonostante alcune sbavature tecniche, riesce a tirar fuori una serie di spunti originali. Una volta iniziata l'avventura e superata una breve fase introduttiva ci si ritrova a vestire i panni del tipico “manzo” impegnato ad affrontare una serie di noiosissime missioni che spingerebbero chiunque a spegnere la console e mettere Dark Void in vendita su eBay.

L'assenza del jetpack, infatti, rende le prime fasi una vera tortura, in cui non bisogna fare altro che muoversi attraverso ambientazioni fin troppo lineari abbattendo orde di nemici che ricordano molto i Geth di Mass Effect. I ritmi dell'azione sono troppo lenti e ovattati, complice anche l'inconsistenza degli scontri a fuoco. Nessuna delle armi inizialmente a disposizione, né dell'arsenale umano, né di quello alieno, riesce a comunicare la potenza delle sparatorie, tanto che spesso l'unico modo per capire se si stia effettivamente colpendo il bersaglio è aspettare di vederlo cadere a terra sconfitto. Fortunatamente, però, siamo solo all'inizio.

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