Dynasty Warriors: Strikeforce

L’ennesimo copia & incolla?

Versione provata: PlayStation 3

Povera Koei! Il suo fiore all’occhiello, quel Dynasty Warriors che una volta vendeva tantissimo in Giappone, è stato sempre visto dai videogiocatori occidentali con sdegno oppure, peggio, con indifferenza. Nemmeno il doppio aggiornamento annuale, con più poligoni da muovere, più gente da affettare e qualche personaggio nuovo da conoscere, ha fatto poi la differenza e reso più interessante la formula originale.

Anche quando effettivamente c’è stato qualche elemento di gameplay potenzialmente interessante, in molti si sono quasi rifiutati di approfondire la questione proprio perché tra un episodio e l’altro l’aspetto grafico era pressoché identico.

Ecco allora che Dynasty Warriors: Strikeforce è stato pensato dagli sviluppatori per fornire un nuovo approccio, che dovrebbe dare una svolta positiva alla serie, cercando di svegliare la curiosità anche di quei giocatori finora restii alla saga. Il gioco è ambientato nell’era dei Tre Regni dell’Antica Cina, periodo che dovremo rivivere scegliendo una fazione da guidare, battaglia dopo battaglia, fino alla vittoria della guerra.

A livello generale, quindi, tutto sembra essere molto simile ai capitoli precedenti, con centinaia di truppe da mandare KO e orde di nemici che vi faranno riempire esageratamente il counter di uccisioni relativo ad ogni missione.

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Per sbloccare gli oggetti più rari e le armi più potenti, bisogna affrontare la storia al più alto livello di difficoltà.

Ancora una volta le visuali sono più funzionali che spettacolari, con effetti di luce piuttosto semplici e texture non così tirate a lucido… La stessa camera necessita di continui aggiustamenti affinché ci possa fornire la visuale migliore durante l’azione. Le aree sono leggermente più piccole rispetto a Dynasty Warriors 6 o a Bladestorm, e quindi viene ridotto l’impatto visivo che può dare una mappa più grande e piena di nemici che cercano di farci la pelle…

Aggiungeteci poi le schermate di caricamento, irrimediabilmente puntuali quando si tratta di passare da un’arena all’altra, elemento imprescindibile di una struttura di gioco alquanto semplicistica: vai al punto A, sconfiggi Tizio e trova l’oggetto X, senza alcuna sfaccettatura tattica che invece aveva fatto la sua piccola comparsa negli ultimi episodi della serie.

In mezzo a questa mediocrità, emerge un lato comunque affascinante del gioco. In larga parte tutto è dovuto a ciò che c’è da decidere prima di affrontare una battaglia, con un numero di personaggi e armi il cui sviluppo assomiglia molto al più classico dei GdR. In questi frangenti possiamo customizzare e far crescere il nostro alter ego dinastico, decidere il suo stile di combattimento e il suo equipaggiamento, personalizzando il gioco nel migliore dei modi possibili, una sorta di debutto per un Dynasty Warriors.

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