echoshift Recensione
Questione di tempismo.
Versione provata: PSP
Ecoshift è il sequel di Ecochrome, l’acclamato puzzle game del 2008, e continua il trend degli eroi manichini aggiungendo un bel po’ di colori al mondo originale con una nuova meccanica di “casting”, un concetto che dovrebbe essere molto familiare a chi ha giocato al recente The Misadventures of P. B. Winterbottom.
Ogni livello è un puzzle e la soluzione più ovvia è trovare la porta d’uscita. Tra l’ingresso e la via di fuga c’è tutta una serie di interruttori, barriere, nemici e piattaforme in movimento: confrontatevi al meglio con questi marchingegni e sarete liberi!
Difficilmente questi ostacoli possono essere affrontati singolarmente. Spesso un cancello può aprirsi attivando un interruttore che si trova a una certa distanza, oppure lo stesso cancello necessita di un doppio switch per essere attivato. Quindi ci troviamo davanti a un platform piuttosto complicato, senza dimenticare la presenza di un trick temporale che ci permette di registrare le nostre azioni e di poterle ripetere, pagandone ovviamente le conseguenze in positivo o in negativo…
Usare un numero limitato di componenti del nostro gruppo è l’ideale, soprattutto perché verremo ricompensati con delle stelle, segno della nostra efficienza. Queste stelle sbloccano ulteriori nuove meccaniche di gioco, trappole e nemici, nonché due nuove caratteristiche che si aggiungono ai livelli già completati. Per esempio nei livelli “illusion” possiamo stoppare il tempo per 3 secondi per ciascun gruppo, massimizzando l’efficacia del nostro cast.
Riuscirete a trovare la via d’uscita senza commettere errori?
Dato che ogni livello ha un tempo limite che varia dai 30 ai 50 secondi, coordinare i diversi gruppi e piazzarli nel punto giusto al momento giusto non è così facile. Premere a tempo quel determinato interruttore non è mai così semplice, e l’errore di precisione è sempre dietro l’angolo. L’unico rimedio è, con una grande dose di pazienza e curiosità, provare e riprovare, fino a trovare la giusta cooperazione tra le azioni sulla carta e quello che succederà nella pratica.
Naturalmente Ecoshift ci sfida proprio in questo nostro voler correlare i diversi tipi di azione. Si parte piano, perché il gioco ci mostra all’inizio i vari problemi che dovremo affrontare, la molteplicità di variabili da considerare, e ci fa assaggiare i game over prematuri legati a una trappola inaspettata.
Molti livelli a un certo punto diventano facili, ma è una semplicità figlia di svariati tentativi andati a vuoto. Ognuno di essi rappresenta una sfida da pianificare che richiede grande concentrazione.
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