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Fatal Frame IV: The Mask of the Lunar Eclipse

E la luna cantò...

È difficile togliermi dalla testa che il mondo dei videogiochi continui a contenere al suo interno uno dei paradossi più incomprensibili di questo secolo, dove il mercato globale e la comunicazione connessa sono dei principi irrinunciabili. Spiegatemi infatti ad esempio come sia possibile che nel 2010 alcuni titoli prodotti in Giappone non possano essere acquistati e giocati su macchine vendute in occidente, se non trasformandosi in piccoli hacker.

Questa cosa a tratti mi fa imbestialire, soprattutto quando di mezzo ci vanno titoli come Fatal Frame IV: The Mask of the Lunar Eclipse, forse non un capolavoro da cinque stelle ma comunque il seguito di una serie che ha saputo ritagliarsi un suo spazio all'interno del panorama dei survival horror. Ora, ovviamente, anche se il gioco fosse una ciofeca senza mezzi termini la cosa non avrebbe senso, ma la prima apparizione su Wii della saga conosciuta dalle nostre parti come Project Zero meriterebbe ben altro destino rispetto a quello triste a cui solo internet e l'importazione possono porre rimedio.

Grazie infatti al valente sforzo di uno sparuto gruppo di moderni difensori dei diritti civici dei videogiocatori, è ora possibile reperire in rete una patch in grado di tradurre in Inglese tutto il testo a video oltre che skippare gli ostacoli dovuti al region locking a cui accennavo poc'anzi; armati di questa moderna fiaccola della libertà eccoci quindi finalmente a recensire il quarto capitolo di una saga basata sul folclore e la mitologia nipponica, sottilmente soddisfatti del fatto che giustizia è stata (più o meno) fatta.

Mentre ci addentriamo con curiosità nelle vicende di questo quarto episodio che vede protagonisti un detective e le uniche tre superstiti di un gruppo di cinque giovani pulzelle coinvolte in un rapimento avvenuto dieci anni prima, il senso di soddisfazione raggiunto da questa paradossale situazione dovrà essere purtroppo di particolare aiuto anche per sostenere i primi minuti di gioco.

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Specchiarsi in una casa isolata è una delle cose più spaventose possibili.

Bisogna infatti operare fin da subito una distinzione fra parte narrata e comparto tecnico: quanto la prima infatti risulta ben studiata nei minimi particolari, con un cast veramente in bolla per quello che riguarda carattere e capacità di infondere terrore, quanto invece quel che riguarda l'interazione è orribilmente datato e altamente impreciso.

Iniziamo dalla disamina narrativa: il gioco risulta diviso in atti, ognuno dei quali vi vedrà prendere le redini di uno degli sfortunati attori proiettati sull'isola di Rougetsu Island, una sorta di moderna porta per l'inferno, alla ricerca della verità sull’omicidio delle due ragazze.

Da qui, seguendo un piacevole mix fra esplorazione e combattimenti, dovrete far luce sulle vicende, inframmezzando il tutto con colpi di scena e spaventi al fulmicotone; tutto il campionario del genere è presente all’appello, fra flashback, frammenti di giornali e sinistre magioni, necessari ausili per dare un senso a quanto vi vedrà protagonisti.

Durante il vostro peregrinare incontrerete ovviamente anche i protagonisti della serie ovvero i fastidiosi ma necessari ectoplasmi, qui presenti in una duplice veste mutuata direttamente dagli episodi precedenti: se alcuni fantasmi risulteranno quindi innocui, per gli altri dovrete dare fondo alla vostra abilità di fotografo, aiutati da una new entry particolarmente potente, quella “spirit flashlight” che, sfruttando la luce della luna per abbattere i nemici, si rivelerà essere una vostra potente alleata.

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