Final Fantasy Crystal Chronicles: The Crystal Bearers

Un’occasione mancata.

Sono passati oltre quattro anni dal giorno in cui Square Enix annunciò per la prima volta Final Fantasy Crystal Chronicles: Crystal Bearers ma ora, dopo numerosi imprevisti, l’ultimo capitolo della serie è finalmente nelle nostre mani, pronto per essere analizzato e sviscerato nei minimi dettagli. A fronte di una tale attesa molti di voi si staranno senz’altro facendo la stessa domanda: un processo di sviluppo così prolungato avrà dato i suoi frutti?

La storia, ambientata mille anni dopo gli eventi del primissimo capitolo della serie, ci mette nei panni di Layle, giovane crystal bearer costretto a tirare avanti lavorando come mercenario in un mondo che ha ormai ripudiato tutti coloro che posseggono i suoi stessi poteri. Il pianeta è infatti mutato notevolmente e i cosiddetti crystal bearer, gli unici in grado di sfruttare la magia, si trovano a vivere ai margini della società.

In questa triste realtà Layle sarà costretto ad affrontare innumerevoli pericoli ed altrettanti nemici, in un’avventura che lo vedrà al centro di sorprendenti intrighi e svariati colpi di scena, nel tentativo di difendere non solo se stesso ma anche l’intera “razza” dei crystal bearer.

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La gestione della telecamera è uno dei tanti difetti di questo nuovo capitolo della serie. In molte occasioni complicherà notevolmente il vostro lavoro.

Pur non brillando per grandissima profondità narrativa, l’avventura si dimostra piacevole e coinvolgente, oltre che in grado di garantire sufficienti stimoli per catturare l’interesse di qualsiasi amante del genere. Insomma, una storyline “leggera da digerire”, che chiunque sarà in grado di comprendere e apprezzare adeguatamente.

Come da tradizione Crystal Bearers è fondamentalmente un action-RPG, ma a differenza dei suoi predecessori la componente ruolistica è purtroppo ridotta al minimo.

Il solo elemento che potrebbe ricordare vagamente un gioco di ruolo è infatti la possibilità di acquistare nuovi equipaggiamenti, perciò scordatevi qualsivoglia evoluzione o progressione del vostro alterego nel corso dell’avventura.

Sebbene sia innegabile come questo contribuisca a rendere l’esperienza più dinamica e immediata (oltre che più accessibile per chi, di GdR, capisce poco e niente), è altrettanto vero che la maggior parte degli appassionati del genere potrebbe rimanere profondamente delusa dalla scarsa profondità di gioco.

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Sebbene il combat system non brilli di certo per profondità, i nemici più abili o potenti richiederanno comunque una discreta padronanza delle abilità telecinetiche di Layle per essere eliminati.

Se a questo aggiungiamo poi un grado di difficoltà tutt’altro che elevato e un livello di sfida alla portata di chiunque, ciò che ne deriva è un’avventura semplice e fin troppo accessibile, del tutto incapace di garantire veri e propri stimoli ai giocatori più esperti o esigenti.

Il gameplay propone un mix tra diversi generi ma, come detto, nessuno di essi si rivela in grado di mettere i giocatori davvero alla prova: vi sono le sporadiche fasi in stile platform, quelle incentrate sull’esplorazione alla ricerca di qualche tesoro e ovviamente quelle di combattimento.

Come prevedibile le abilità telecinetiche di Layle hanno un ruolo fondamentale nell’economia di gioco, rivelandosi imprescindibili nella maggior parte delle situazioni, specie durante i combattimenti. La semplice pressione di un tasto, abbinata al movimento del remote permette infatti di afferrare e, successivamente, muovere o scagliare qualsiasi oggetto o nemico (se di piccole dimensioni).

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