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FlOwer

Panta Rei.

Premessa: se pensate che i videogame debbano rimanere solo e soltanto meri passatempo in cui investire ore e ore del vostro tempo in modalità "encefalo in standby" (magari sparando come se non ci fosse un domani nei panni di un nerboruto zarrone sotto steroidi e con qualche bella cicatrice al posto giusto), forse l'oggetto di questa recensione potrebbe non fare per voi. Anzi, sicuramente non farà per voi.

Se invece amate le sperimentazioni un po' fini a se stesse, i videogame meno canonici e l'arte in generale (se insomma anche nella vostra ludoteca fa bella mostra di sé una copia di Electroplankton, possibilmente in versione jappo con cover traslucida e cartonata), continuate pure a leggere.

Vi avverto sin da subito però: presto vi ritroverete con un nuovo feticcio da idolatrare dinnanzi agli sguardi perplessi dei vostri amici ‘pessari’, (che penseranno che stavolta vi siete veramente rincoglioniti) e con 4.99 Euro in meno.

Signore e signori, ecco a voi flOwer: non un videogioco ma un'esperienza folgorante, capace di trascendere le classificazioni di genere e di categoria per proporre nuovi orizzonti di gaming fondati più sul sentire che sul vedere e sul giocare in senso tradizionale.

Per comprendere a fondo flOwer è comunque necessario fare un passo indietro e approfondire la figura del suo geniale creatore, Jenova Chen. Chen (cinese di nascita, statunitense di adozione) è salito alla ribalta nel 2006 con la sua tesi di laurea, flOw, divenuta nel giro di qualche mese un cult assoluto sulla scena indie.

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L'impatto visivo è sconcertante, con animazioni incredibili e colori dalla stupefacente teatralità.

Quella sorta di ammaliante screen saver interattivo nascondeva infatti dietro alla sua apparente semplicità un non so che di impalpabile eppure dannatamente poetico ed evocativo, e a Sony è bastata quella sognante passeggiata negli abissi per convincersi a mettere immediatamente sotto contratto il talentuoso game designer dalla non comune sensibilità.

È nata così ThatGameCompany, studio fondato su un'interpretazione deliberatamente romantica e artistica del medium, ovvero probabilmente l'unica software house in grado di concepire e produrre qualcosa come flOwer.

I legami con le fluttuanti dinamiche del suo predecessore spiriturale sono evidenti a partire dal brillante titolo: flOwer è sì il fiore nella lingua di Shakespeare ma è anche in parte flow-er, comparativo di maggioranza di quello che era il "flusso" originale, per una sorta di continuità empatica impossibile da non notare provando i due non-game.

Negli impalpabili panni del vento allora dovrete creare movimento e animare paesaggi divenuti tristemente sterili con la vostra linfa vitale costituita da petali raccolti volando nei pressi di fiori colorati.

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Se esistessero più giochi come flOwer il mondo sarebbe indubbiamente un posto migliore.

So che letto così può sembrare una roba un po' emo (e forse lo è pure, ma pazienza!), eppure credetemi, pad alla mano le sensazioni sono incredibili e senza precedenti, enfatizzate anche e soprattutto dal comparto tecnico a dir poco monumentale e dai sublimi controlli (perché mai come in questo caso i sensori del Sixaxis hanno trovato un senso nella loro impeccabile naturalezza e sobrietà).

Vi ritroverete a volare leggiadri e puri per prati in fiore che rimandano a una sorta di trasposizione postmoderna e virtuale di certe tele impressioniste, in uno strabiliante delirio sinestesico di musica e colore talmente carico di sentimento e lirismo da farvi rischiare più volte la sindrome di Stendhal.

flOwer finirà così per risultare un'esperienza tout court che prescinde da parametri standard quali gameplay e longevità, presentandosi piuttosto come una sorta di occasionale locus amoenus digitale in cui correre liberi una tantum, quando il mood è quello giusto.

È evidente che un prodotto simile non viaggi sugli stessi binari di Call of Duty e Gears of War, tuttavia sarebbe assolutamente ingiusto e persino "sbagliato" sottovalutare la portata comunicativa ed empatica di un esperimento di questo genere: nella sua atipica particolarità flOwer risulta infatti uno dei pochissimi videogame realmente capaci di muovere, di emozionare. Lasciatevi cullare dal vento e perdetevi negli onirici arabeschi di petali multicolore, sarà un brivido che non dimenticherete certo facilmente.

9 / 10

FlOwer Marco Mottura Panta Rei. 2009-12-18T17:00:00+01:00 9 10

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