Operation Flashpoint: Dragon Rising

La guerra vera arriva anche su console.

C’era una volta, tanto tempo fa, un genere di sparatutto in prima persona un po’ diverso rispetto all’offerta standard dei vari Unreal, Quake e soci. Nel 2001 infatti, la scena PC poteva veramente contare su almeno un paio di prodotti realmente definibili come tactical shooter.

Degli FPS diversi, dove non esisteva “camperare” ma si faceva il cecchino, dove “fraggare” non era possibile perché con una pallottola ben piazzata, il gioco finiva. Sparatutto che facevano della strategia e della riflessione elementi imprescindibili di gameplay.

Ghost Recon e Operation Flashpoint: questo il dinamico duo che animava le serata degli appassionati di simulazioni belliche di tutto il mondo, a ritmi decisamente più soft della concorrenza PC, ma con uno spessore ben diverso per quel che riguardava la pianificazione delle tattiche, l’approccio di squadra e le scelte in game.

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Il sistema di checkpoint è funzionale alla struttura delle missioni ma ogni tanto sarete costretti a ripetere lunghe sessioni di gioco per non aver centrato il punto giusto per attivare l'apposito script...

Del primo, non vi è ormai più traccia: Ghost Recon si è ormai trasformato in uno shooter come tanti, fagocitato dai gusti del mass market e indirizzato verso un destino di sequel tutti uguali e meno “magici” di una volta. Del secondo invece, finalmente, celebriamo il ritorno per mano di Codemasters, publisher che ha rilevato l’IP dalle mani di Bohemia Interactive, portando in home lo sviluppo con risultati decisamente apprezzabili.

Intendiamoci: il Flashpoint di una volta non esiste comunque più, dovendo fare i conti con un mercato ben diverso da quello di un tempo e proponendosi in versione multiformato, proprio per soddisfare palati ben diversi tra loro per background. Certo è che a differenza del cugino Ubisoft, il prodotto Codie è rimasto molto più vicino alle sue origini simulative, offrendo finalmente una valida alternativa ai classici FPS e portando per la prima volta su console i concetti di cui sopra legati all’idea di strategia e tattica.

Flashpoint è dunque un gioco “difficile”, nel senso che se è un’alternativa a Call of Duty o ad Halo che andate cercando, fareste bene a chiudere subito la recensione che state leggendo e a puntare su altro. Flashpoint sarà un gioco sensazionale per alcuni, una fetecchia per altri, senza mezze misure. Strisciare con la faccia nell’erba per 15 minuti per non farsi scoprire risulterà un immenso piacere per chi, all’epoca, preferiva situazioni verosimili ad arene colme di bot zompettanti, laser, esplosioni e compagnia cantando. Per altri ovviamente, rimanere immobili e realizzare che correre allo scoperto come dei pazzi porterà solo una morte ingloriosa, potrebbe risultare sicuramente frustrante.

È tutto qui a livello macro: questione di approccio, di ritmo. Se è la guerra ciò che volete, non avrete difficoltà a passare oltre qualche difetto strutturale che mina questo rientro in scena di un brand storico: 11 le missioni da portare a termine per completare la campagna principale, che vi vedrà impegnati nei panni di un soldato americano al comando di un piccolo nucleo operativo, contro l’esercito cinese.

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