Tales of Monkey Island: Launch of the Screaming Narwhal

Rhum, maledizioni e pirati.

Per chi agli inizi degli anni '90 ha vissuto l'età d'oro delle avventure grafiche, avere un posto nel proprio cuore per la serie di Monkey Island è quasi cosa dovuta. Il fascino del retrò, capace di imprimere nella memoria attimi di vita videoludica ammantati nel loro miglior vestito, è un qualcosa che i giocatori di quella generazione si portano nella propria anima con un certo orgoglio.

Il difficile arriva quando si decide di rispolverare la macchina del tempo e ci si accorge con sgomento che alla prova pratica quel gioco non sembrava allora così pixelloso, che quell'enigma sembrava molto più arduo e che in generale il proprio gioco preferito è invecchiato male, affondato dalla propria carta d'identità e da un'evoluzione tecnologica che vile si è insinuata profondamente nei nostri parametri di riferimento.

Solo gli “immortali” sono in grado di resistere all'avanzare degli anni e le avventure di Guybrush Threepwood, “il temibile pirata”, grazie ad una magica alchimia che il tempo non è stato in grado di scalfire, imperano ancora a testa alta nei nostri PC, capaci di affascinare vecchie e nuove generazioni di videogiocatori che si imbattano in questa epopea piratesca

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Il mio regno per una birra di radice...

Riassumere quello che è stato e che fu non è facile: vi basti sapere che dopo i primi due episodi entrati nella leggenda (nei quali il timone era saldamente nelle mani di sua maestà Ron Gilbert), una terza puntata più che accettabile (sminuita unicamente dal confronto con i due pesi massimi) e una quarta che non mi sento di commentare, si sono succedute nel tempo numerosi voci di corridoio circa un eventuale proseguimento della serie, puntualmente smentite per la tristezza dei numerosi fan.

Questo fino al 7 luglio, quando a sorpresa Telltale ha risvegliato il mito.

Sgombriamo subito il campo da qualsiasi dubbio: sì, Guybrush è tornato. E sì, è di nuovo lui in tutto il suo tragicomico splendore. Se in verità l'inizio sembra spingere subito l'acceleratore nella direzione corretta, richiamando fin dalla prima schermata sensazioni ormai sopite per gli avventurieri incalliti (“sei pronto all'avventura?”), non si può fare finta che, terminata la sequenza introduttiva e aver scoperto che il nostro pirata viene mosso sullo schermo utilizzando la tastiera (in maniera similare all'ultima grande avventura Lucas, Grim Fandango), il gioco sia in grado di far sudar fretto ogni amante dell'avventura dura e pura, cresciuto con il binomio sacro “punta e clicca”: in parole povere la classica doccia fredda.

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