The Legend of Spyro: L'Alba del Drago

E il tramonto di una saga.

Rieccoci alle prese con l’allegro e saltellante Spyro. In seguito ai risultati deludenti di A New Beginning e The Eternal Night, il draghetto ha cercato di voltare pagina e di rivivere i fasti risalenti alla fine degli anni ‘90, prima che Insomniac Games abbandonasse a sé stesso il suo personaggio per dedicarsi al nascente Ratchet & Clank. Stiamo parlano dell’esordio di questa saga nell’attuale generazione e del tentativo, da parte di Estranges Libellules, d’introdurre una nuova gamma di mosse e una veste grafica adattata ai nuovi standard.

Questo è il primo episodio nel quale Spyro ha l’occasione di spiegare le proprie ali, cresciute rispetto al passato, e poter letteralmente volare attraverso gli scenari, anche per lunghi tratti. Sono finiti i tempi delle sgroppate di pochi metri prima di ritornare inesorabilmente a terra e come novità non c’è male. Quando nelle prime fasi di gioco si emerge da alcune caverne sorvolando una estesa vallata, sarà difficile resistere al richiamo del cielo e all’immersione tra i fiori e gli insetti che popolano tutto l’ambiente circostante. Non stiamo certo parlando di vette epiche, ma per alcuni momenti bisogna riconoscere come il titolo sembri dimostrarsi in grado di stimolare l’attenzione del giocatore e fornire un colpo d’occhio più che discreto. L’atteggiamento prevenuto per un momento vacilla, dà la sensazione di potersi incrinare, ma è solo un’illusione.

Il parco di mosse e combo è vasto e consente di prendersi gioco dei nemici in molti modi, ma a ben vedere tutto ciò appare poco costruttivo. Una menzione particolare va fatta per le prese che si eseguono premendo rapidamente il tasto B e agevoleranno il protagonista, o in alternativa la sua compagna di avventure Cinerea, nell’afferrare un bersaglio ed eliminarlo con una potente e veloce rotazione. Tutto ciò peraltro viene sovente vanificato da alcuni evidenti cali nel framerate, dovuti probabilmente all’enorme quantità di nemici che ci si trova ad affrontare in contemporanea. Spesso capiterà di incontrare fino a sette o otto creature per volta, tutte dotate di appariscenti mosse d’attacco.

Questo si traduce in sessioni di gioco a tratti eccessivamente confuse, che rendono vani gli sforzi profusi dagli sviluppatori per la messa a punto di un sistema di combattimento articolato. Il sistema di attacchi elementali salva solo in parte la situazione, conferendo competenze distinte ai due personaggi. Mentre Spyro conosce il Fuoco, la Terra, l’Elettricità e il Ghiaccio, la sua alleata padroneggia il Vento, il Veleno, l’Ombra e la Paura.

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A più riprese si incontreranno grandi boss come questo, un gigante lavico al quale Spyro non sta certamente simpatico

Relativamente ai difetti tecnici è importante rimarcare altri problemi alquanto evidenti che incrinano l’esperienza di gioco nel suo complesso, come ad esempio i frequenti effetti di pop up di cui soffrono le textures e una telecamera che procura non pochi grattacapi, come da tradizione per la saga in questi ultimi anni. Nei punti in cui essa viene lasciata alla libera gestione del giocatore, soprattutto nelle aree aperte, il problema non si pone, le cose peggiorano drasticamente in quei settori nei quali la visuale cambia per conto proprio, ponendo il player in una condizione sfavorevole rispetto ai nemici che si stanno preparando ad attaccare e ampliando il senso di frustrazione.

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