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20 anni di PlayStation - editoriale

La rivoluzione dei videogiochi cominciava esattamente oggi, 20 anni fa.

Oggi, 3 dicembre 2014, la PlayStation compie 20 anni. Esattamente due decadi fa, in Giappone, piombava sul mercato dei videogiochi quel meteorite che presto avremmo scoperto destinato a stravolgerlo completamente, portando all'estinzione di vecchi dinosauri del settore (sorry, SEGA) e alla creazione di nuove esperienze, nuove opportunità e addirittura di una nuova "immagine" per il mondo dei videogame.

Quelli che all'epoca venivano ancora definiti dal resto dei media, con malcelato intento riduttivo, "giochini elettronici", oggi rappresentano invece un'industria multimiliardaria da far invidia non solo a Hollywood, ma anche a Madonna e soci. Che la si ami o meno, è inutile negare che la "Play", come è nota qui da noi, sia stata la prima artefice di gran parte di questa rivoluzione.

Il sottoscritto, all'epoca del lancio (e quindi ancora da imberbe adolescente), difficilmente poteva ascriversi tra i sostenitori della nuova macchina delle meraviglie di Sony. Nel 1994 il Super Nintendo era ancora l'autorità massima nel campo dei videogiochi e aveva appena sfornato due dei suoi massimi capolavori: l'impressionante Donkey Kong Country e quel Super Metroid ancora oggi presente in molte top 10 personali. Nulla, ai miei occhi, avrebbe potuto scalzare Miyamoto e soci dalla posizione di leader assoluti del settore, e il fantomatico Ultra 64 sarebbe presto arrivato sul mercato a ribadire questo concetto.

Anche se in pochi se ne ricordano, la prima versione del joypad PlayStation era priva di stick analogici, che furono inseriti per la prima volta nel controller del N64 e successivamente copiati dal 'Dual Shock'.

Come tutti sappiamo, la storia andò molto diversamente. La prima PlayStation non solo finì per vendere oltre 100 milioni di unità in tutto il mondo (una cifra impensabile per un hardware domestico: prima d'allora il record spettava al NES con i suoi circa 60 milioni), ma diventò sinonimo stesso di videogiochi, così come lo "Scottex" per i rotoli di carta asciugante o il "Rimmel" per il trucco da occhi.

Se in USA, negli anni '80 e primi '90, l'espressione idiomatica più comune per invitare un amico a giocare ai videogame era "let's play Nintendo", in pochi anni un'azienda outsider totale, fino ad allora nota principalmente per il Walkman e i televisori Trinitron, riuscì a scardinare i cuori dei gamer e a sfondare le porte del mercato, entrando anche nelle case di chi, prima d'allora, mai si sarebbe sognato di impugnare quell'oggetto dalla forma curiosa che i ragazzini nerd chiamavano "joypad".

È stata una trasformazione culturale che forse risulterà difficile da comprendere a chi non l'ha vissuta in prima persona, quindi perdonatemi se tento di spiegarla con un aneddoto personale. L'anno successivo al lancio italiano, per Natale, la sorella del mio amico (quella grande, con la macchina, che da sempre sfotteva noi ragazzini che "ci rimbambivamo con i giochini elettronici") chiese e ottenne per regalo una PlayStation con Tomb Raider.

Un evento del tutto imprevedibile per chi, come me, era abituato a distinguere il mondo in due categorie ben definite: giocatori e non giocatori. Come se vostra zia, improvvisamente, venisse a chiedervi gli Mp3 di quel disco dei Cannibal Corpse che ascoltate tanto, per metterli di sottofondo durante le sue sessioni di pilates.

Come dimenticare l'inquietante spot TV della 'ragazza con gli occhi larghi'? Parte del successo di PlayStation si deve anche ad una comunicazione innovativa e, per i tempi, shockante.

Chi o cosa abbia creato il punto di contatto tra la sorella non gamer del mio amico e la nuova console Sony lo ignoro a tutt'oggi, ma ho dei sospetti: la PlayStation fu infatti la prima console ad essere venduta nelle catene di elettronica (prima erano confinate ai negozi specializzati o, al massimo, di giocattoli), oltre che la prima a fare pubblicità in TV al di fuori della fascia "kids", inserzioni cartellonistiche stradali destinate ad un pubblico maturo e persino sponsorizzazioni in importanti eventi sportivi, come la Champions League.

Per chi, come me e tanti altri adolescenti di allora, veniva dal mondo di Jerry Calà e del suo "òcio però, sono Giochi Preziosi!" nella pubblicità del Mega Drive, l'impressione era che i videogame fossero improvvisamente diventati una cosa "seria". E, come la storia ci ha insegnato in seguito, non si trattava affatto di un'impressione sbagliata.

La rivoluzione galoppava forte anche grazie ad un formato nuovo per il mondo dei videogame: quel CD che, con i suoi 700 Megabyte di spazio disponibile, sembrava talmente gigantesco da non sapere bene cosa farsene (le cartucce più spaziose per lo SNES contenevano 128 Mbit/16 Mbyte: meno di un quarantesimo dei dati). In un mondo in cui la grafica 3D era ancora agli albori e le texture rudimentali, come riempire tanto ben di Dio?

Una buona idea venne a Psygnosis, storico studio di sviluppo da poco acquistato da Sony, che nel suo Wipeout inserì una colonna sonora su licenza, tra le prime della storia, con brani in qualità, per l'appunto, "CD", scritti dall'élite della musica dance underground britannica. Il successo fu clamoroso, tanto da far comparire un prototipo del gioco nel film cult "Hackers", con una giovanissima Angelina Jolie impegnata alla cloche di comando.

È uno dei fatti più noti e paradossali dell'intera storia dei videogame: la PlayStation, inizialmente, doveva essere soltanto un lettore CD per il Super Nintendo. Poi qualcosa è andato storto e...

Nel confronto con un altro classico connubio tra cinema e videogiochi, "Il Piccolo Grande Mago Dei Videogames", c'è la rappresentazione plastica del cambio d'immagine subito dai videogiochi tra il 1989 e il 1995: nel primo dei due film, il protagonista è un ragazzino emarginato sociale, che attraversa gli Stati Uniti per realizzare il suo sogno e partecipare ad un torneo di Super Mario Bros. 3; nel secondo i gamer sono dipinti come una banda di pirati informatici belli, "cool" e intraprendenti.

I successivi anni di PlayStation sono stati una marcia trionfale, costellata di tanti capolavori da rendere impossibile il compito di citarli tutti: Final Fantasy VII, Resident Evil, Silent Hill, Metal Gear Solid, Tony Hawk, Symphony of the Night, Gran Turismo, Tekken, Soul Reaver... forse nessun'altra console nella storia ha avuto l'onore di ospitare così tanti capitoli d'esordio di serie fenomenali, oppure il punto di svolta radicale di serie già note e affermate (come per FF e Castlevania).

Nel frattempo, le due aziende che fino a pochi mesi prima dominavano totalmente il mercato, SEGA e Nintendo, stentavano a tenere il passo della PlayStation, colte completamente alla sprovvista da questa nuova e agguerrita rivale. Mario e, soprattutto, Sonic non erano più le star assolute di un mondo che ormai parlava la lingua e indossava gli shorts di Lara Croft, i capelli a punta di Cloud Strife o la fascia di Solid Snake.

La situazione diventa ancora più paradossale (e amara per Nintendo) se si considera che inizialmente "la PlayStation" doveva essere... semplicemente un lettore CD aggiuntivo per SNES. L'accordo fu cancellato in corso d'opera, si dice per contrasti sul tema della divisione dei proventi: se solo i vertici di Nintendo avessero potuto immaginare come sarebbe andata a finire, probabilmente avrebbero accettato quel 10% in meno...

La pirateria ha aiutato la prima PlayStation ad affermarsi? Oppure ha danneggiato i guadagni di Sony? Non lo sapremo mai, e probabilmente continueremo a parlarne per sempre.

Ma la prima PlayStation non è la macchina dei record soltanto positivi: passerà probabilmente alla storia come la console più piratata di tutti i tempi. Specialmente in Italia, la fantomatica "modifica" che consentiva di far girare giochi copiati (disponibili praticamente ad ogni angolo di strada) era tanto semplice ed immediata che trovare hardware originali ed intonsi nelle case degli italiani era un'eventualità davvero rara.

Chi ha superato i 30 come me ricorderà, probabilmente, le pubblicità sulle riviste specializzate recanti il prezzo della PS1 "già modificata" all'origine. Quanto tale diffusione capillare dei giochi pirata abbia contribuito al successo sconfinato della console, o ne abbia piuttosto intaccato i margini di guadagno, era all'epoca e resta tuttora uno degli argomenti più dibattuti in assoluto dalla comunità dei gamer.

Tra gli altri record negativi c'era anche quello dell'instabilità hardware, probabilmente battuto soltanto dal primo modello di Xbox 360 (i cui circuiti erano resistenti come un panetto di burro nel microonde). La fragilità della PS1 stava invece nel lettore ottico del CD: avere giochi che "non caricano" è sempre più un lontano ricordo (specialmente nell'era dei download digitali), ma all'epoca era più che comune auscultare il vano CD della propria PlayStation in cerca di rumori che rivelassero cosa stava accadendo al suo magico interno e se saremmo finalmente riusciti a vedere quella maledetta schermata iniziale o no.

Curiosamente, parte dei problemi sembravano risolversi posizionando la macchina sottosopra, come una tartaruga capovolta. È così, con il fondo della console orgogliosamente esposto al pubblico ludibrio, che si sono consumati alcuni dei momenti più emozionanti della mia carriera di giocatore.

Poche console possono contare un catalogo paragonabile a quello della prima PlayStation. Buona parte dei capolavori che giochiamo ancora oggi sono nati proprio qui.

È incredibile che da allora siano già passati 20 anni. Eppure, a guardarsi indietro oggi, il mondo dei videogiochi sembra essere progredito di un secolo. Non è, chiaramente, tutto merito di Sony: negli anni successivi, Nintendo ha continuato a produrre straordinarie innovazioni di gameplay e di controlli, scatenando il vero e proprio fenomeno del Wii, mentre Microsoft ha lanciato e cavalcato temi di grande importanza come quello del gioco online su console e degli store digitali.

Ma è con la prima "Play" che è cominciata quella rivoluzione culturale che ha trasformato i videogame, da semplici "giochini elettronici", a vera e grande forma di intrattenimento per le masse. È per questo che, nonostante tu abbia infranto all'epoca i miei sogni di cocciuto e orgoglioso nintendaro, ti auguro buon compleanno, PlayStation! Te lo meriti tutto.

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Luca Signorini

Contributor

Luca gioca e scrive da quando ha scoperto le meraviglie del pollice opponibile. È giornalista ma soprattutto appassionato; non gli toccate Metroid, Stallone, i Black Sabbath e la carbonara e sarete suoi amici per sempre.

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