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Aliens: Colonial Marines

Escono - ancora - dalle fottute pareti.

Non capita tutti i giorni di trovarsi rinchiusi in una stanza di pochi metri quadri e scoprire che l'eccitatissimo giovanotto che siede al tuo fianco è Randy Pitchford. Quello stesso ragazzo che, con un sorriso beffardo stampato sulle labbra, si presenta alla ristretta platea di giornalisti svelando un'ancestrale e insuperabile fobia per gli alieni: niente male per uno che ha seguito lo sviluppo di titoli come Half Life, l'atteso Duke Nukem Forever e, non ultimo, un certo Aliens: Colonial Marines.

I mostriciattoli affamati partoriti dalla mente di Ridley Scott invadono dunque i padiglioni della kermesse losangelina dopo una delicata gestazione pluriannuale tra le mura di casa Gearbox. L'obiettivo prefissato da Pitchford e dal team di sviluppo è uno di quelli che non lascia scampo: "Aliens: Colonial Marines è il vero seguito di Aliens". Una critica diretta alla sceneggiatura del terzo episodio cinematografico della saga? Niente di tutto questo, stando alle parole del CEO di Gearbox.

"In Alien 3 abbiamo a che fare con un unico alieno incavolato che da la caccia ad un gruppo di sopravvissuti inizialmente incapaci di combattere. Dall'altro lato, Aliens narra la battaglia tra un gruppo di militari ben addestrati, che vomitano tonnellate di piombo contro centinaia di demoni spaziali inferociti". E stando a quanto visto nel corso della presentazione, la lotta estenuante contro una minaccia insormontabile rappresenta l'innegabile denominatore comune tra la citata pellicola e lo sparatutto in prima persona targato 20th Century Fox.

Una di quelle tipiche situazioni che difficilmente potrai raccontare al pub con gli amici.

I primi minuti della demo, caratterizzati da una matrice prettamente esplorativa e da un ritmo tutto sommato contenuto, introducono al pubblico un primo gruppo di Colonial Marines (una squadra speciale armata di tutto punto e capace di sopravvivere anche alle peggiori catastrofi - alieni permettendo) che si muove cautamente tra le macerie di Hadley's Hope - teatro degli avvenimenti del secondo capitolo su celluloide.

Davvero ottima l'atmosfera ricreata dagli sviluppatori, opprimente e capace di rievocare quelle sensazioni angoscianti tanto care ai cinefili grazie ad un impianto sonoro sopra le righe e ad un gioco di luci e oscurità che insinua un pericoloso senso di precarietà nei movimenti del nostro alter ego.

Come sceneggiatura insegna, la situazione è destinata a precipitare rapidamente: gli scricchiolii che si odono in lontananza diventano più intensi, lasciando spazio ad un terribile ruggito. Gli alieni appaiono per la prima volta dinnanzi ai nostri occhi, riempiendo l'intero schermo nell'arco di pochi secondi e costringendo i soldati ad un'estenuante difesa frontale: la differenza numerica è però schiacciante, e agli umani non resta altro se non la fuga.

Quello che si dipana sullo schermo è un climax ascendente di angoscia e disperazione, impreziosito da sequenze cinematiche estremamente spettacolari. Le fila nemiche annoverano un inedito ed enorme xenomorfo chiamato Crusher, che mostra tutta la propria forza con devastanti cariche frontali.

La lotta per la sopravvivenza continua.

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Alberto Destro

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Eterno Peter Pan intrappolato nel corpo di un trentenne, ha barattato la propria ombra per tastiera e controller. Il tutto per la gioia dell'adorata moglie, che si chiede cos'ha fatto per meritarsi un tale nerd.

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