Dead Space 2

Più arcade o meno arcade? Questo è il dilemma…

Il gioco è finalmente uscito. Qualora foste interessati a completarlo al 100%, vi invitiamo a consultare la nostra soluzione completa di Dead Space 2!

Uno dei titoli che mi hanno colpito maggiormente in questi mesi è stato Dead Space 2. Non tanto per delle sue peculiarità tecniche o di design, quanto perché ogni volta che ho assistito a una presentazione di questo gioco, che si trattasse dell'E3 di Los Angeles o della gamescom di Colonia, i miei colleghi della stampa sono sempre usciti dalla saletta complimentandosi con gli sviluppatori e, in alcuni casi, regalando loro anche calorose pacche sulle spalle.

Non succede spesso di assistere a uno spettacolo del genere, il quale diventa anche più curioso se si pensa che in fin dei conti DS2 incarna perfettamente quell'espressione tutta anglosassone che abbiamo sentito molte volte, ovvero "more of the same". Il che, sia chiaro, di per sé non è un peccato: se una cosa è piaciuta, perché non volerne di più?

C'è però una nube oscura che alcuni fan della serie hanno intravisto all'orizzonte: ora che Isaac Clarke parla, che lo si vede in faccia e che i mostri da affrontare sono di più è più numerosi, non sarà mica che EA sta snaturando il gioco dandogli una direzione troppo action?

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Dopo avere assistito a una demo di un paio d'ore circa, mi sento di rassicurare i più timorosi: Dead Space 2 mantiene intatto lo spirito dell'originale, e il fatto che il suo protagonista avrà una fisionomia ben definita, non necessariamente è un male. In questo modo risulterà più facile appassionarsi alle sue vicissitudini. Peraltro, sappiamo tutti come gira il mondo: qualsiasi videogioco ha bisogno di un protagonista carismatico e capace di distinguersi dalla massa. Non staremmo aspettando da una vita il Duca se non fosse così...

Senza quindi temere il peggio, possiamo pensare all'evoluzione di Isaac Clarke come a quella che ha caratterizzato l'affascinante Ripley (interpretata da Sigurney Weaver) nella transizione dal primo al secondo Alien, ovvero una protagonista capace di trasformarsi da vittima designata in fuga per l'astronave Nostromo a spietata cacciatrice della Regina Madre degli Alien sul pianeta LV-426.

Al di là di queste dietrologie di marketing, comunque, resta il fatto che una volta sconfitto il gigantesco mostro finale del primo episodio, il nostro agguerrito ingegnere si imbarcherà in un viaggio nello spazio che durerà la bellezza di tre anni. Questo lungo periodo porterà con sé gravi ripercussioni: colpito da una patologia che potremmo definire demenza spaziale, una volta arrivato a destinazione sarà infatti ossessionato dalle visioni di quanto accaduto nel primo episodio.

Questo accadrà non solo per gli abomini coi quali ha dovuto combattere (cose da lasciare sotto shock anche i più coraggiosi fanti dello spazio, figuriamoci un ingegnere di bordo), quanto perché il Marchio, l'obelisco visto nel primo episodio e che si crede essere di fabbricazione aliena, ha lasciato dei segni indelebili nel suo subconscio.

Si capisce allora che ancora una volta la trama ruoterà attorno al misterioso artefatto capace di trasformare i morti in disgustose creature degne del migliore film degli orrori. Il Governo della Terra vuole infatti riportarlo sul nostro pianeta così da isolare il virus che genera i Necromorfi e per farlo dovrà scendere a patti con la Chiesa di Unitology che lo venera e lo adora.

L'azione del gioco, stando almeno a quanto mi è stato possibile vedere, si svolgerà su una colonia spaziale di nome The Sprawl, una specie di piccola città costruita nello spazio e che potremmo assimilare a un qualcosa che sta a metà strada tra la stazione di Deep Space 9 di Star Trek e la Cittadella di Mass Effect.

Un insediamento quindi delle dimensioni rilevanti, al cui interno possono vivere decine di migliaia di persone, e pertanto capace di regalare situazioni inedite per gli appassionati del videogioco originale.

Il quale, contrariamente a quanto si crede, non è l'unica declinazione dell'universo di DS, che in realtà è ben più ricco di quanto non si creda. Gli appassionati infatti ben sanno che il primo videogame si colloca temporalmente dopo il fumetto (Dead Space) e il film d'animazione (Dead Space: Downfall).

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Riguardo l'autore

Stefano Silvestri

Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it

Il suo passato è costellato di tutto ciò che è stato giocabile negli ultimi 30 anni. Dal ’95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.

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