L.A. Noire

Rockstar crea il gioco che mancava…

L.A. Noire è finalmente disponibile. Qualora foste interessati a completare il gioco al 100%, vi invitiamo a consultare la nostra soluzione completa di L.A. Noire!

Mentre tornavo al mio albergo dopo avere assistito all'anteprima londinese di L.A. Noire, ho realizzato che alla fine, nella vita, davvero non si può mai dire di avere visto tutto.

Ciò vale soprattutto in un mondo come quello dei videogiochi, che sebbene abbia ormai raggiunto da tempo la propria maturità, è ancora capace di estrarre dalla manica degli assi quale quello di cui mi accingo a parlarvi.

Il discorso, infatti, è piuttosto semplice: sebbene a prima vista L.A. Noire possa sembrare un Mafia ambientato a Los Angeles con una spruzzatina di James Ellroy a dargli quel non so che di letterario, in realtà siamo di fronte a un titolo piuttosto innovativo.

Ciò significa, quindi, che ci si prospetta uno di quegli eventi che ormai accadono una volta ogni chissà quanti anni, ovvero la nascita qualcosa che ancora mancava.

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Muovendo gli stick analogici si potranno muovere le prove con le proprie mani alla ricerca di ulteriori dettagli.

Prima di essere tacciato di facili entusiasmi, però, credo sia il caso di fare delle precisazioni: non sto parlando di un fenomeno rivoluzionario e dirompente quale l'avvento di Wolfenstein di id Software o di Dune II dei Westwood Studios, ma è innegabile che lo sviluppatore Team Bondi (Rockstar in questo caso si limita a fare da publisher) darà vita a una corrente inedita nel nostro panorama, ribattezzata per l'occasione "Detective Thriller".

L.A. Noire è infatti un free roaming investigativo che ci porterà in giro per Los Angeles negli anni immediatamente successivi la conclusione della Seconda Guerra Mondiale. Nei panni dell'investigatore Cole Phelps, un veterano militare con tanto di decorazioni al merito, dovremo scalare i ranghi all'interno del dipartimento di polizia (il famoso LAPD) investigando su una serie di crimini ispirati a fatti realmente avvenuti.

Si tratta di un periodo molto particolare nella storia della metropoli americana, in cui la città entra nell'età dorata di Hollywood ma convive ancora con gli spettri del conflitto appena conclusosi. Come viene mirabilmente riassunto in una battuta del detective che ci affiancherà, è difficile uccidere persone al fronte e poi tornare a casa e sentire la moglie che alza la voce senza mettere mano alla pistola.

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L'espressività facciale ottenibile con la tecnologia MotionScan ha dell'incredibile.

I casi sui quali ci troveremo a investigare saranno allora omicidi all'inizio slegati tra loro, apparentemente frutto di reduci che non sono riusciti a ritornare alla normalità. Eppure, successivamente scopriremo che in realtà c'è una trama portante che unisce la quarantina di missioni che ci troveremo ad affrontare, che porterà il buon Phelps a confrontarsi con eventi che vanno ben oltre il suo controllo e che mostreranno il lato oscuro capitale californiana post-bellica.

L'idea, anche a livello narrativo, appare interessante: L.A. Noire non solo è un thriller investigativo come non se ne sono mai visti, ma è strutturato come fosse una lunga stagione televisiva suddivisa in più puntate della durata di un'oretta ciascuna, da affrontare con la massima calma possibile.

Già, perché contrariamente a quanto si potrebbe pensare, inseguimenti in auto, sparatorie e scazzottate non sono l'elemento portante del gioco, che invece si impernia sull'analisi degli indizi e sugli interrogatori.

Questi ultimi si appoggiano sulla tecnologia MotionScan, brevettata dallo stesso TeamBondi, che permette una completa scansione facciale degli oltre 400 attori in carne e ossa che sono stati impiegati nella realizzazione del gioco. Pertanto, ognuno dei personaggi che appariranno a video è andato incontro a due "passate" di motion-capture: la prima per le movenze corporee, la seconda solamente per il volto.

La loro incredibile espressività, che sfiora in alcuni casi il fotorealismo, sarà la chiave grazie alla quale capire se chi ci sta di fronte ci sta mentendo o raccontando la verità. Inizialmente non sarà facile riuscire a deciderlo ma già dopo un'oretta si affina una sorta di sesto senso che tornerà particolarmente utile.

Il trucco, ve lo anticipo, sta negli occhi del nostro interlocutore: chi mente tenderà a distogliere lo sguardo, chi invece è onesto non avrà problemi a guardarci in faccia. Intendiamoci, la distinzione non è così netta come si potrebbe pensare e presenta tutte le sfumature del caso. Ed è proprio in questa zona d'ombra che si vedranno le nostre capacità di investigatori.

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Riguardo l'autore

Stefano Silvestri

Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it

Il suo passato è costellato di tutto ciò che è stato giocabile negli ultimi 30 anni. Dal ’95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.

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