Age of Empires Online

La strategia va in rete.

Essere prevenuti é una brutta cosa. All'appuntamento con Microsoft per lo Spring Showcase, oltre a un paio di giochi molto interessanti ce n'era uno che la maggioranza dei presenti ha bellamente ignorato.

Nonostante i PR abbiano fatto del loro meglio per eliminare i dubbi degli addetti ai lavori e indirizzarli alla postazione di gioco che (caldamente) consigliavano, la maggior dei giornalisti si è precipitata noncurante in direzione di Arkahm City o Gears of War 3.

Solo una postazione di gioco rimaneva quasi deserta: onestamente, con i due titoli sopracitati nelle vicinanze, dedicarsi a qualcosa di potenzialmente "noioso" può sembrare ai più una perdita di tempo che altro, ma Age of Empire Online ha riservato sorprese inaspettate, e si é rivelato davvero gradevole.

Ok, è facile capire perché nessuno si sia interessato sin da subito ad AoE Online: il nuovo look ha fatto storcere il naso a molti. I vecchi AoE offrivano una cura particolare nei dettagli delle unità, nonostante all'epoca (soprattutto del primo e indimenticabile AoE) la qualità grafica non potesse raggiungere per limiti tecnologici quella di un Total War odierno.

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La grafica sarà ancora una volta curata e dettagliata, anche se lo stile non convincerà tutti i puristi della serie.

La nuova veste grafica può sembrare invece troppo colorata e "casual": le città sono "coccolose", le unità "carine", i colori sgargianti e gli avatar hanno il classico look da MMO per Facebook. Paura, eh? Siamo d'accordo con voi: sono tutti dettagli che ricordano Farmville. Ed é proprio questo lo spartiacque: scendere a compromessi con queste nuove (e poco gradite nel caso di molti) feature oppure no.

Da un punto di vista prettamente qualitativo, il mondo offerto da AoE è ricco di dettagli: entrambi i popoli presenti nella versione dimostrativa, i Greci e gli Egiziani, sono graficamente diversi e si possono riconoscere al primo colpo d´occhio sulla mappa, grazie ad alcuni simpatici accorgimenti. AoE 3 aveva tutto un altro appeal al primo sguardo mentre questo nuovo capitolo pare un mix bilanciato tra The Settler e il primo Civilization.

Il secondo punto che gioca a sfavore di AoE Online sta in tre parole: free-to-play. Tre paroline sempre pericolose, perché raramente vere, e anche in questo caso si parla di una mezza verità: sì, potrete controllare una popolazione e portare a termine un po' di missioni. Però, a un certo punto, raggiungerete il limite per la vostra civiltà, il che significa niente nuove unità o edifici.

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Un esempio delle città che sarà possibile edificare con un pizzico di abilità.

Durante la vostre partite dovrete pensare bene a quale kit per la vostra popolazione comprare. Allo stadio attuale di sviluppo non è ancora chiaro quanto costeranno ma si vocifera qualcosa tra i 400 e i 1000 punti. Con questi punti si ha la possibilità di "sbloccare" nuove unità, nuovi edifici... finché non si raggiunge il limite successivo, e a quel punto spetterà a voi la decisione: continuare a comprare oppure godersi il gioco allo stadio in cui siete arrivati?

Le missioni sono giocabili in tre modalità: single player, coop e PvP, ma le campagne più belle, gli oggetti epici, le unità particolarmente forti e altre amenità possono solamente essere comprate. Si può giocare anche senza sborsare un euro ma é un po' "limitante", se mi concedete il termine. Chi vuole cominciare a giocare a questo titolo deve quindi partire sin da subito con l'idea di sborsare un paio di euro.

Dalle informazioni al momento disponibili, dopo l'acquisto di una nuova civiltà si impiegherà qualche tempo prima di arrivare al suo limite. Per questo motivo si può essere piuttosto soddisfatti del free-to-play offerto da AoE online: però... quasi tutte le cose belle non sono gratis, e anche in questo caso è vero. Maledizione a te, Open Source, non tentare di controbattere... lasciamo queste diatribe ai nostri lettori, e continuiamo con l'anteprima.

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Riguardo l'autore

Simone Barillà

Simone Barillà

Staff Writer

Simone Barillá è un genovese DOC. Tifoso del Genoa, divide la sua vita tra famiglia, lavoro, videogiochi e antipatia per i ciclisti.

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