Medal of Honor

Valutiamo il gioco a sei mesi dalla sua uscita.

Dopo lungo tempo, la saga di Medal of Honor è tornata sulla cresta dell'onda grazie alla volontà di Electronic Arts di proporre un brand capace di togliere a Call of Duty il monopolio degli sparatutto online.

Per fare questo, Electronic Arts ha ingaggiato Danger Close e DICE per assaltare gli scaffali prenatalizi e riuscire a portare via quote di mercato al nemico di sempre, Activision con il suo Call of Duty.

Col senno di poi la missione non si può dire sia riuscita visto che, a fronte di vendite più che discrete un po' per tutte le piattaforme (un milione e mezzo di copie annunciate da EA poco prima di Natale), appare chiaro a sei mesi dal lancio che lo scettro degli sparatutto giocati online è rimasto in mano ai due Call of Duty attualmente attivi online, ovvero Black Ops e Modern Warfare 2 e, in misura minore, a Battlefield Bad Company 2.

A fronte di un singleplayer breve ma di buona fattura, abbiamo un multiplayer che nelle intenzioni di DICE avrebbe dovuto tenere incollati al monitor i fan del vecchio MoH, nuove leve stufe della frenesia di COD o degli spazi aperti di Battlefield.

2
Gli unlock delle armi sono realistici ma troppo pochi per un gioco di questa portata.
3
Occhi aperti e radar sempre attivo. Peccato che quando si respawna...

Purtroppo non è stato così e sul fronte della community attualmente giocante la situazione non è delle migliori: su console, con un po' di pazienza, è possibile trovare qualche sessione di gioco attiva, anche se a volte con latenze importanti e spesso non per tutte le modalità a disposizione.

Su PC invece le lobby sono più deserte delle vie di Kabul quando un convoglio americano esce in pattuglia, e non è possibile pianificare in modo serio sessioni che permettano di far crescere il proprio alter ego virtuale.

Questo è stato essenzialmente l'effetto combinato di due situazioni ben distinte. La prima riguarda la mancanza di abbondanti contenuti multiplayer, che non è passata inosservata agli occhi degli appassionati. La concorrenza è presente da oltre un anno sul mercato con almeno venti mappe, una quindicina di modalità e settanta livelli da macinare per sbloccare ogni genere di perk e accessorio.

Con questi presupposti diventa molto difficile pensare di poter essere competitivi con solo quindici livelli, tre classi non personalizzabili, pochi accessori per le armi sbloccabili e l'impossibilità di combinare mappe e modalità allo stesso modo di quanto accade con i dirimpettai.

EA alle critiche ha eccepito la volontà di voler puntare a un setup maggiormente realistico sia sotto il profilo del gameplay sia sotto quello degli equipaggiamenti effettivamente utilizzati attualmente nelle zone calde dell'Afghanistan, senza scadere nel pacchiano di alcuni loadout di Call of Duty.

Il messaggio però è stato recepito come un'effettiva povertà di contenuti e questo non ha giovato in prima battuta alle vendite del gioco tra il folto gruppo di quelli che lo avrebbero acquistato più per le sue caratteristiche multiplayer che non per il divertimento offerto ai guerrafondai solitari.

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Matteo Lorenzetti

Matteo Lorenzetti

Redattore

Dopo dieci anni di The Games Machine, approda finalmente alla redazione di Eurogamer.it. Onnivoro per quanto riguarda i generi, predilige sparatutto, giochi di guida ed RTS.

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