Duke Nukem Forever

Il Duca è passato a Milano: ecco com’è andata!

Quanti anni hai?

La questione con Duke Nukem Forever sta tutta in questa domanda. Dalla risposta dipende quanto ci si aspetta da questo gioco, quanto lo si attende e quanto si è disposti a perdonargli pur di rivedere sullo schermo il Duca imbracciare con le sue grosse mani una grossa arma per sparare grossi proiettili a qualche grosso alieno, farlo saltare in aria in una poltiglia di sangue e ridacchiare hehehe... what a mess...

Quindici, venti? Lascia perdere, consiglio spassionato. Non troverai in questo gioco niente che tu non abbia già visto realizzato con una grafica migliore e, di sicuro, con nemici dotati di un aspetto e un'intelligenza artificiale più credibili di questa.

Venticinque, trenta? In questo caso dipende da come sei venuto su e giocando con cosa. Se generalmente gli FPS non sono mai stati il tuo pane, a maggior ragione questo gioco non farà per te e faticherai a capire per quale diavolo di motivo tutti sembrino così eccitati all'idea che Duke Nukem possa tornare dal limbo nel quale è stato sepolto per 14 anni.

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Duke è l'uomo più famoso del pianeta e ha fatto tutto con successo, tranne una cosa: essere puntuale col suo videogioco!

Se hai superato la barriera dei trenta, beh, bello, questo potrebbe essere il tuo giorno fortunato. Non è un caso che alla presentazione avvenuta a Milano venerdì scorso fossero presenti diverse vecchie glorie del giornalismo videoludico, un allegro pienone di veterani armati di sorriso e pronti ad ascoltare le parole di Randy Pitchford, presidente di Gearbox, per poi mettere le mani sulla versione giocabile di Duke Nukem Forever e godersi un party "d'altri tempi".

La storia dello sviluppo infinito è inutile ripeterla, la conoscete già. Basti dire che il buon Randy ha avuto il coraggio di ammettere che "quando abbiamo acquisito il gioco e abbiamo dato un'occhiata all'engine e a tutto quello che c'era dentro, è stato come trovarsi a cavalcare in groppa al mostro di Loch Ness".

È stato lui stesso, rivolgendosi alla platea, ad affermare che "tutti quelli qui che come me hanno avuto la fortuna di andare a vedere il primo Guerre Stellari quando uscì al cinema, impazziranno per questo gioco: il Duca è tornato davvero!". Ecco, chi tra noi ha superato i 40 può pensare che almeno un buon motivo per esserne felici esiste...

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Se c'è una cosa che proprio non sembra mancare è l'azione. Si esplora e si risolvono un po' di enigmi, ma prima di tutto si spara!

L'entusiasmo genuino di Randy Pitchford ha lasciato il posto a un applauso scrosciante quando, finalmente, sui due grandi schermi venivano mostrate le immagini del Duca in azione. Abbiamo così potuto vedere in anteprima una decina di minuti di livelli piuttosto avanti nel gioco, con il nostro eroe impegnato ad abbattere una grossa (sì, qui è tutto molto grosso) nave aliena a colpi di lanciarazzi.

L'azione proseguiva nel Duke Burger infestato dagli alieni. Il Duca si trovava di fronte a una porta chiusa con la necessità di togliere la corrente a tutta la baracca prima di potere avanzare, ma ecco una di quelle piattaforme aliene in grado di ridurre chiunque alle dimensioni di un action figure. In quelle fattezze è più facile infilarsi in un pertugio, arrivare dall'altra parte e far saltare in aria il quadro comandi.

Naturalmente quando si è alti 20 centimetri, i topi che bazzicano il locale diventano un nemico di un certo spessore, specie se sono in branco. Niente di meglio che una sventagliata di proiettili per liberarsene, ma qualche morso ci scappa. Randy ci mostra orgogliosamente la barra dell'energia del Duca calare. Non è la solita "salute". No, si chiama "Ego". Capite? Quando lo feriscono, il Duca non si indebolisce ma ne esce con l'ego ridimensionato! Applausi.

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Riguardo l'autore

Mike Ortolani

Mike Ortolani

Redattore

Dopo un passato di musicista, incontra il buon Silvestri che lo coinvolge con Eurogamer. Mike ne è entusiasta, ma nel suo animo è ancora abbastanza sicuro di essere un musicista.

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