Intervista ad Andrea Persegati

Il Presidente di AESVI sul presente e il futuro dell'industria italiana dei videogiochi.

AESVI (Associazione Editori Software Videoludico Italiana) è l'associazione di categoria delle principali aziende produttrici di videogiochi, di software di intrattenimento e di hardware.

La sua storia così che non sembra è ormai decennale, essendo stata fondata nel 2001 per iniziativa di un gruppo di publisher presenti sul territorio italiano con lo scopo di rappresentare, promuovere e tutelare gli interessi del settore presso le istituzioni. Dagli inizi a oggi il numero dei membri è cresciuto costantemente (Sony, Nintendo e Microsoft entrarono solo nel 2003, ad esempio) e oggi AESVI conta attualmente 27 associati.

A livello internazionale AESVI aderisce dal 2002 all'Associazione di categoria europea ISFE (Interactive Software Federation of Europe) con sede a Bruxelles e dal 2005 è membro del Board of Directors della medesima. Dal 2010 è socio aggregato di Confindustria Cultura Italia, la Federazione Italiana dell'Industria Culturale.

A seguito della prima edizione della Games Week di Milano e del Games Forum di Roma, che ha visto la partecipazione di importanti cariche della politica italiana, abbiamo deciso di fare il punto della situazione col l'Ing. Andrea Persegati, eletto Presidente di AESVI nel settembre 2011 per il biennio 2011-2013

La sua esperienza lavorativa inizia nel 1984 ma è nel 2001 che si avvicina al mondo dei videogiochi, dando il via alla start-up italiana di Nintendo, della quale è a capo da un decennio in qualità di Direttore Generale. Vediamo insieme a lui lo stato di salute attuale dell'industria videoludica italiana e quali sono le sfide l'attendono.

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Un'immagine dell'Ing. Andrea Persegati, Presidente di AESVI per il biennio 2011-2013.

Eurogamer: Partiamo dal Games Forum. È un evento che ha visto la partecipazione delle cariche istituzionali italiane, solitamente distanti dal mondo dei videogame. Quali sono le aspettative di AESVI da parte della politica nostrana?

"La politica italiana non è stata finora consapevole che i videogiochi possano essere anche un'opportunità di business e di lavoro a livello nazionale."

Andrea Persegati: Per noi il Games Forum è stato un evento importante perché finora la politica nostrana non si è mai accorta che il mercato videoludico potesse essere innanzitutto qualcosa che non fa male, laddove in passato i videogiochi erano spesso additati come la causa di qualsiasi sciagura avvenisse al mondo.

In secondo luogo, la politica italiana non è stata finora consapevole che i videogiochi possano essere anche un'opportunità di business e di lavoro a livello nazionale, e l'evento del Games Forum si è concentrato proprio su questo punto.

Eurogamer: Quanto è responsabile AESVI di questo nuovo orientamento a livello istituzionale e quanto invece è il frutto del cambiamento dei tempi?

Andrea Persegati: Credo sia un insieme delle due cose. I videogiochi sono diventati un fenomeno di massa, per cui volenti o nolenti i politici se lo sono trovati in casa, ma dall'altra parte tutto il lavoro che abbiamo svolto negli ultimi otto anni a livello di lobbying, di presentazione del nostro settore e di caratterizzazione del prodotto, hanno portato i loro frutti.

Eurogamer: Questo punto merita un approfondimento: come si è mossa AESVI a livello istituzionale? O, in altre parole, in cosa è consistito il vostro lavoro di "lobbying"?

Andrea Persegati: Il termine "lobby" viene spesso usato in un'accezione negativa ma non lo è necessariamente. I politici, o meglio sarebbe chiamarli i "decisori pubblici", sono persone che devono compiere delle scelte su un'enormità di materie, molte delle quali a loro sconosciute.

Quindi, per far sì che non prendano decisioni che noi riteniamo essere sbagliate o contro l'interesse dei nostri consumatori, facciamo ciò che fanno tutte le altre industrie, ovvero ci accreditiamo e presentiamo chi siamo, cosa facciamo e perché lo facciamo.

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Montreal è una delle capitali mondiali dello sviluppo grazie alle agevolazioni governative. Un modello replicabile anche in Italia?

Nella fattispecie: i videogiochi fanno bene, fanno male, c'è il PEGI? Divulghiamo insomma il nostro settore, di modo che se un domani vengono varate delle leggi che ci riguardano, i politici agiscano a ragion veduta.

"I politici sono persone che devono compiere delle scelte su un'enormità di materie, molte delle quali a loro sconosciute."

Eurogamer: Sono in molti coloro che guardano al modello canadese, fatto di sgravi fiscali e agevolazioni per i publisher, come a una strada virtuosa da perseguire anche nel proprio territorio. È un discorso, a suo avviso, che potrebbe mai essere discusso col governo italiano?

Andrea Persegati: Non so dire se sia un discorso che potremo mai affrontare, posso però rispondere che se anche ci dessero un centesimo, sarebbe molto di più di quello che ci hanno dato finora. Non importa che si tratti di modello canadese, inglese, svizzero o austroungarico: l'importante è che si faccia qualcosa per aiutare lo sviluppo italiano.

Eurogamer: A questo punto cosa possiamo attenderci dalla politica?

Andrea Persegati: Io credo che le risorse ci siano. Non saranno ingenti visti i tempi che corrono, ma ritengo che il Ministero dello Sviluppo faccia molto per l'industria locale. Certo, non per quella videoludica, ma semplicemente perché finora non è stata mai considerata come tale. Il potere attingere ai fondi assegnati a livello nazionale, anche da settori limitrofi al nostro come musica e cinema, ci sarebbe senz'altro di grande aiuto.

Eurogamer: Altrettanto importante per il settore è stato l'organizzare un evento come Games Week, che finalmente ha portato i videogiochi al grande pubblico col primo evento ufficiale organizzato dall'industry italiana. Qual è il bilancio di AESVI e cosa possiamo attenderci dalle prossime edizioni?

Andrea Persegati: L'industria italiana ha fortemente voluto questo evento ed è pertanto molto soddisfatta dei risultati che abbiamo conseguito in termini di partecipazione e di copertura mediatica. Siamo poi felici da un lato di avere assistito a una partecipazione eterogenea, visto che non c'erano solo i videogiocatori all'evento ma anche molte famiglie, e dall'altro di essere riusciti ad aggregare tutte le componenti che gravitano attorno al mondo dei videogiochi (penso ad esempio ai cosplayer), organizzando una serie di eventi e di gare che hanno soddisfatto a tutto tondo gli appassionati.

"L'industria italiana ha fortemente voluto Games Week ed è molto soddisfatta dei risultati conseguiti in termini di partecipazione e di copertura mediatica."

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Un'immagine della Games Week: la prima edizione ha favorevolmente impressionato con oltre 30.000 partecipanti.

Eurogamer: In termini di affluenza numerica, quanti sono stati i partecipanti alla Games Week?

Andrea Persegati: Il valore è superiore alle trentamila presenze.

Eurogamer: Uno degli eventi europei cui la Games Week è stata accostata è la Gamescom di Colonia. Sebbene si tratti di una manifestazione ormai avviata e rodata, la partecipazione alla fiera tedesca è stata quest'anno di oltre 250.000 partecipanti. Premesso che il mercato tedesco è maggiore rispetto a quello italiano, quali passi intende intraprendere AESVI in futuro per avvicinarsi alla fiera tedesca?

Andrea Persegati: Non dobbiamo dimenticare che quella di quest'anno è stato la prima edizione di Games Week, anzi, sarebbe forse meglio chiamarla un numero zero. Quello italiano è un mercato che per quanto riguarda i videogiochi è esploso tardi rispetto alle altre nazioni, pertanto credo che ciò di cui abbiamo bisogno sia solamente il tempo.

Eurogamer: Quindi è unicamente una questione di reiterare la stessa formula e aspettare che il pubblico cresca?

Andrea Persegati: Certo, la formula andrà reiterata e perfezionata, si dovrà lavorare di fino ma la formula crediamo che sia quella giusta.

Eurogamer: Ero presente alla conferenza indetta dal Movimento Contro la Disinformazione sui Videogiochi e ho apprezzato il suo veloce intervento nel quale AESVI si è assunta la responsabilità per non avere tutelato a sufficienza il nostro medium presso alcuni organi di informazione (penso al TG1 e al servizio su Breivnik e la strage di Oslo). A cosa è stata dovuta questa inerzia e come intendete muovervi in futuro?

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Lo scandaloso servizio del TG1 sulla strage di Oslo ha portato alla nascita del Movimento Contro la Disinformazione sui Videogiochi. AESVI spiega la sua posizione.

"In futuro basterà alzare un po' più la voce e fare presente a livello ufficiale che quello che è stato detto non è corretto."

Andrea Persegati: In realtà non è che noi siamo sempre stati zitti, anzi, spesso abbiamo puntato il dito quando le informazioni non erano presentate nel mondo corretto. Altre volte però non abbiamo reagito come avremmo potuto e credo che in futuro basterà alzare un po' più la voce e fare presente a livello ufficiale che quello che è stato detto non è corretto.

Va anche detto però che spesso la nostra risposta non viene riportata, per cui se qualcuno se ne viene fuori dicendo la che la strage di Oslo era dovuta al fatto che Breivnik era un videogiocatore e non un malato di mente, e noi mandiamo una nostra lettera, non dico che questa finisca nel cestino ma poco ci manca.

Il problema comunque va risolto alla fonte, ovvero evitando che il primo che passa e che non ha niente da fare se ne esca con dei servizi sui videogiochi che coi videogiochi non hanno nulla a che fare.

Eurogamer: Da una rapida ricerca su Wikipedia, mentre preparavo questa intervista, leggevo che l'Italia ha 60 milioni di abitanti, la Francia 65 e gli UK 62. Noi abbiamo Milestone, la Francia ha Ubisoft, terzo publisher al mondo, e gli UK invece hanno decine tra sviluppatori e publisher di prim'ordine. Quali sono a suo avviso le cause storiche di questo divario?

Andrea Persegati: Credo sia una diversa propensione all'acquisto della tecnologia. L'Italia è il primo mercato europeo per gli smartphone, e i vestiti ne sono un altro esempio. Siamo fortemente condizionati da tutto quello che è immagine e moda, i mercati anglosassoni invece vivono la tecnologia in modo più intenso rispetto al nostro e quasi la fagocitano, dato questo avvallato dall'analisi di quanti televisori e iPod vengono venduti.

Insomma, è un discorso questo che non vincolerei alla popolazione in termini numerici, ma alla sua propensione all'acquisto.

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Milestone è l'unico sviluppatore italiano in grado di competere coi big esteri. Quali sono le cause del divario accumulato negli anni rispetto a Francia e Inghilterra?

"Credo che in Italia non ci sia stata lungimiranza da parte degli sviluppatori locali, cui si è aggiunto il mancato supporto istituzionale."

Eurogamer: Questo è valido sotto il punto di vista dei consumi, ma per quanto riguarda lo sviluppo? Il nostro ritardo storico ne è una diretta conseguenza o a suo avviso ci sono altre ragioni?

Andrea Persegati: Credo che non ci sia stata lungimiranza da parte degli sviluppatori locali e, mancando in Italia la cultura videoludica, a questo si è aggiunto il mancato supporto istituzionale. L'industria a livello mondiale è partita a passo lento, poi però c'è stato un momento in cui sono stati necessari investimenti più grossi, richiedendo sviluppi mastodontici che ci hanno visto restare indietro e perdere in competitività. Ora però l'asticella si sta abbassando grazie all'avvento delle piattaforme mobile, che richiedono capitali inferiori per lo sviluppo.

Eurogamer: Come si colloca il mercato italiano dei videogiochi a livello europeo? Negli ultimi anni ho letto cifre che lo vedevano oscillare in posizioni diverse.

Andrea Persegati: Al momento credo che siamo quarti o quinti. Alcuni publisher vendono meglio in Italia, altri in Spagna, ma a mio avviso nei prossimi anni, anche se di poco, il nostro mercato sarà superiore a quello spagnolo.

Eurogamer: Ecco, parliamo della Spagna: è un mercato inferiore al nostro di 13 milioni di abitanti eppure riesce a pareggiare i nostri consumi…

"L'Italia è la prima nazione al mondo come numero di download illegali."

Andrea Persegati: È una domanda che mi pongo spesso anche io ma alla quale non è facile dare una risposta.

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In Italia la pirateria supera in senso assoluto anche Cina, Russia e USA. Un triste primato che compromette il nostro mercato.

Eurogamer: La risposta può essere forse la piaga storica, a livello italiano, della pirateria?

Andrea Persegati: Beh, in questo purtroppo siamo i primi al mondo come numero di download illegali.

Eurogamer: Siamo primi anche rispetto a nazioni come Cina e Russia?

Andrea Persegati: L'Italia è la prima nazione al mondo per la pirateria a livello non relativo ma assoluto. Ci sono alcuni titoli che monitoro in quanto di casa mia (Nintendo, ndR) dove il rapporto di pirateria è di 6 a 1, quindi un solo titolo venduto ogni sei scaricati. Questo vale non solo per i videogiochi ma anche per il cinema e la musica, sia chiaro.

Eurogamer: Per cui, tornando alla domanda originaria, quali sono i rapporti relativi alla pirateria nelle altre nazioni europee?

Andrea Persegati: In Spagna il livello di pirateria è anch'esso alto ma inferiore al nostro, poi viene la Francia, mentre negli UK invece è quasi inesistente, così come anche in Germania. Giusto per dare un'idea del fenomeno, ci sono più download illegali in Italia che in tutti gli Stati Uniti.

Eurogamer: A questo punto per l'Italia qual è la strada più veloce da intraprendere: allargare il bacino dei consumatori o combattere la pirateria sfruttando meglio quello già esistente?

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l'Ing. Andrea Persegati è anche Direttore Generale di Nintendo Italia.

"La lotta alla pirateria deve spiegare ai consumatori perché sia sbagliato e punire realmente chi lo fa."

Andrea Persegati: Credo che si debba lavorare su entrambi i fronti e che la lotta alla pirateria debba da una parte spiegare ai consumatori perché sia sbagliato piratare, dall'altro vedere l'approvazione di leggi che puniscano realmente chi lo fa.

Faccio l'esempio dell'autostrada Milano - Bologna: i limiti di velocità sono sempre esistiti e non sono mai stati rispettati. Da quando però hanno messo il tutor è difficile vedere qualcuno che vada oltre i 130. È perché i cittadini sono diventati più prudenti o perché sanno che se sgarrano si beccano una mazzata dalla Polizia? La risposta va da sé…

Eurogamer: Lei stato Presidente di AESVI una prima volta, quindi c'è stata la parentesi di Gaetano Ruvolo, e ora è tornato nuovamente Presidente. Come ha trovato AESVI al giorno del suo secondo insediamento rispetto a come l'aveva lasciata, e come crede che la troverà il suo successore?

Andrea Persegati: L'ho trovata molto simile a come l'avevo lasciata, perché AESVI è un'associazione che a prescindere dal presidente in carica al momento, è estremamente coesa, focalizzata a conseguire i migliori risultati per l'intero settore. In altre parole, se da un lato al di fuori dell'associazione conduciamo le nostre battaglie anche duramente, una volta all'interno c'è un grandissimo spirito che riduce notevolmente l'impronta della persona che rappresenta istituzionalmente la società. Quindi, ricapitolando, essendo tutti padri congiuntamente di quelle che sono le strategie dell'associazione, non ho avvertito particolari cambiamenti.

Guardando al futuro, il nostro obiettivo nei prossimi anni sarà quello di far crescere il nostro settore, lottare duramente contro la pirateria e continuare a fare cultura.

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Riguardo l'autore

Stefano Silvestri

Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it  |  Agonista

Il suo passato è costellato di tutto ciò che è stato giocabile negli ultimi 30 anni. Dal ’95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.

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